Una via di uscita per il Teatro di Alessandria ci sarebbe. E costerebbe anche poco [Centosessantacararatteri]

di Enrico Sozzetti

 

 

Non più tardi di alcuni giorni fa, il sindaco di Alessandria, Gianfranco Cuttica di Revigliasco, ha rilasciato questa dichiarazione in merito al Teatro comunale, dopo che avevano fatto parecchio discutere le sollecitazioni arrivate da Maurizio Sciaudone, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale. Il primo cittadino ha detto alla “Stampa” che il teatro «non è nostro, è di Aspal che è in liquidazione. E quindi non abbiamo il diritto di superficie». Quindi ha aggiunto: «Avevamo messo a bilancio quarantamila euro per idee di giovani architetti, per un volto nuovo al Teatro» ma il riequilibrio di bilancio e i tagli «hanno bloccato tutto». Verso la fine dell’articolo, a una precisa domanda, Cuttica di Revigliasco risponde così: ««Sul teatro aspettiamo di poter fare una variazione di bilancio per dare il via alla gara di idee. Ma se parliamo di spese di gestione sarà un problema».

Eppure sembra che basterebbe relativamente poco per sbloccare la situazione. Parola di Massimo Bianchi, liquidatore di Aspal. «Una soluzione praticabile esiste. Ho chiesto all’amministrazione municipale – dice, semplificando la spiegazione per chiarire come sarebbero sufficienti pochi passaggi – di pagare i debiti rimanenti relativi alle forniture (per esempio, riscaldamento) per un importo di circa 150.000 euro. Saldando questa partita rimarrebbe aperta solo quella relativa a debiti e crediti diretti tra azienda e Comune, però in questo caso la liquidazione è semplice e si può chiudere senza difficoltà. In questo modo rientrerebbe in possesso del diritto di superficie del Teatro. Non è escluso che si riesca a fare entro la fine dell’anno, ma non è detto».

In estrema sintesi, il diritto di superficie vale circa un milione di euro. Palazzo Rosso potrebbe versare solo i 150.000 euro delle forniture, mentre la successiva compensazione diretta sarebbe possibile senza sborsare altre somme. Conveniente? Alla luce di quanto affermato da Massimo Bianchi parrebbe di sì. Però subito dopo si apre la partita vera. Cosa fare del contenitore? Su quale modello di gestione puntare? Oggi le idee non sono chiare, ma esiste l’alibi della indisponibilità del bene, domani però la situazione sarebbe ben diversa. E senza alibi.

Infine c’è la questione dei dipendenti (tre persone, due a tempo indeterminato e uno part time; tecnicamente sono esuberi). Attualmente è in corso la verifica per accertare se possono essere assunti dal Gruppo Amag. Non è detto però che si possa concludere entro l’anno perché sarebbe ancora da chiarire la modalità: assunzione diretta o attraverso un concorso?