Alessandria, Università, negozi e sconti: un primo passo. Dopo vent’anni [Centosessantacaratteri]

di Enrico Sozzetti

 

A volte sono le piccole cose che fanno la differenza. Come la capacità di cogliere l’opportunità, di vedere oltre il proprio naso, di avere un po’ di intraprendenza e investire in idee ancora prima che con le risorse finanziarie. Tutte caratteristiche che Alessandria ha avuto, però ha anche perso nel tempo. E la vicenda dell’università è esemplare. Sono stati necessari vent’anni per capire che l’ateneo è un motore di sviluppo. Adesso qualcosa si muove, c’è più attenzione e ci sono le prime, timide, iniziative. Timide perché ci sono voluti appunto due decenni per capire che esistono ricadute economiche dirette e indirette, capaci di fare crescere il prodotto interno lordo legato alla presenza universitaria. È stata necessaria una recente iniziativa pubblica per fare parlare di due ricerche che nel corso del tempo (come chi scrive ha avuto modo di raccontare più e più volte) hanno scandagliato e analizzato fenomeno e ricadute, ma che sono state accolte dalla quasi totale indifferenza. Parliamo delle ricerche, curate dal professore Alberto Cassone dell’Università del Piemonte Orientale, che hanno messo nero su bianco i numeri del giro di affari all’interno di una ricerca sull’impatto economico dell’attività dell’ateneo, propedeutica anche alla realizzazione di un bilancio sociale.

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La prima ricerca risale al 1997, l’anno precedente l’istituzione dell’ateneo, ed era stata promossa dall’associazione ‘Amici di Scienze Politiche 2′ e affidata ad Alberto Cassone. L’analisi effettuata aveva valutato la ricaduta dell’università su Alessandria in una cifra compresa fra i 12 e i 14 miliardi di lire l’anno che seguendo una stima meno prudenziale poteva arrivare anche intorno ai 25 miliardi di lire. La seconda è arrivata dieci anni dopo e fra le cifre esaminate conteneva anche quella relativa alle spese degli studenti per vitto, alloggio, trasporti, valutati intorno a una media annua di 12.102.049 e con una ricaduta globale stimata (docenti, personale tecnico e amministrativo) che superava i 35 milioni di euro nella prospettiva più prudenziale.

Ciò che ha colpito in occasione delle presentazioni delle due ricerche, però, era stata la sostanziale indifferenza del territorio rispetto all’ateneo. Oggi, come detto, qualcosa sembra cambiare. Anche se alcune iniziative arrivano con un oggettivo ritardo. È il caso della firma (mercoledì mattina a Palazzo Rosso) della convenzione tra Comune e Università del Piemonte Orientale e del Protocollo di intesa tra Comune, Confcommercio e Confesercenti per “la predisposizione di agevolazioni e sconti a favore degli studenti universitari”. In pratica, sconti per gli studenti universitari nei singoli esercizi commerciali che aderiscono all’iniziativa. “L’offerta – si legge sulla convenzione fra il Comune di Alessandria e l’Università del Piemonte Orientale – sarà riservata agli studenti dell’Ateneo previa presentazione della smart card. Potranno accedere alle medesime offerte anche altre tipologie di studenti (iscritti a corsi singoli, studenti aderenti a programmi di mobilità internazionali, studenti iscritti a corsi di perfezionamento)”.

Iniziativa ovviamente positiva, un po’ meno il fatto che arrivi a distanza di anni e anni da intese analoghe come quelle (per esempio) di Novara. Anche perché un accordo simile poteva essere fatto se non venti, almeno dieci anni fa. E sarebbe stato un segnale, e un esempio, diverso per l’intero tessuto socioeconomico. Qualcuno potrebbe dire che il merito va ai protagonisti di oggi, più attenti e sensibili. In parte può essere vero. Ma sono molti anche quelli che c’erano dieci, come venti anni fa. E ancora prima.