Il Napoleon vola [Il Superstite 228]

Arona Danilo nuovadi Danilo Arona

Gli anni trascorsero. Il rutilante, per me indimenticabile, decennio dei Sessanta lasciava lo spazio a quello successivo, più cupo e persino sanguinoso. Nei quattro anni dal ’66 al ’70, mentre io andavo in giro a suonare con i Privilege e ancora non lo frequentavo, il Whisky a Go Go del Napoleon era stato ridotto a uno straccio dal furore festaiolo degli avventori.

Per nulla intimoriti, i Lentoni Bros ne inaugurarono il 10 ottobre del ’70 una nuova versione, più audace e avveniristica: pista circolare, divani ad arco piazzati attorno, luci psichedeliche e “muro del pianto” per gli eterni “a braghe” che colà si piazzavano a osservare fanciulle, tanto in fiore che un po’ più in là con gli anni – il Napoleon era transgenerazionale… E pure il Jazz Club perché i tempi sembravano maturi per far transitare in Alessandria dei mostri sacri che non trovavano spazio altrove. Così, in pochissimo tempo, al locale di Giorgio e Luciano – quest’ultimo ormai affettuosamente soprannominato da tutti Yoghi – giunsero calibri come Art Farmer, Glauco Masetti, Slide Hampton, Kenny Clarke, Joe Venuti, Angel Pocho Gatti, Hengel Gualdi, Enrico Rava, Basso – Valdambrini – Pilot, Franco Cerri, Vittorio Paltrinieri, Tullio De Piscopo, Dodo Goya, Franco D’Andrea, Mario Rusca e altri ancora.

E pure il cabaret: Cochi e Renato, allora ai primordi, e i Gatti di Vicolo Miracoli. Insomma, una stagione così ghiotta e spettacolare che neppure la crisi energetica mondiale riuscì a scalfire.

Già, la crisi del ’73, un incubo a occhi aperti. Parliamone. La miccia si accese in ottobre quando, quasi di colpo, s’interruppe il flusso dell’approvvigionamento di petrolio proveniente dalle nazioni appartenenti all’OPEC (l’organizzazione dei paesi esportatori) verso le nazioni importatrici. L’esercito egiziano aveva attaccato Israele attraverso la penisola del Sinai di concerto con quello siriano che aveva sfondato sulle alture del Golan. Israele però reagì tanto su entrambi i fronti da respingere il duplice attacco e giungendo a minacciare Il Cairo. Dopo una ventina di giorni si proclamò il “cessate il fuoco”, ma la conseguenza pratica venne dalla decisione dei paesi arabi, che raddoppiarono il prezzo del petrolio e diminuirono del 25% le esportazioni, per ammonire l’Occidente a non appoggiare Israele. Questo processo portò a un innalzamento vertiginoso, e speculativo, del prezzo della materia prima, che in molti casi aumentò del triplo rispetto alle tariffe precedenti. I paesi europei, i più colpiti dal rincaro, vararono provvedimenti per diminuire il consumo di petrolio e per evitare gli sprechi.

In Italia il governo democristiano, presieduto da Mariano Rumor s’inventò la “austerity”, mettendo in campo cambiamenti radicali del costume quali il divieto di circolare in auto la domenica (in un primo tempo per tutti, poi il decreto fu rivisto col sistema delle targhe alterne pari e dispari), la fine anticipata alle 23 dei programmi televisivi e chiusura alla stessa ora di cinema, bar e locali pubblici, drastica riduzione dell’illuminazione stradale e commerciale. Rivista con il senno del poi e degli anni trascorsi, l’austerity è stata un’operazione ai limiti del grottesco sulla quale potrebbero pesare legittimi sospetti di “controllo” statale sulla vita privata dei cittadini, e alla quale gli italiani risposero facendo l’unica cosa fattibile al buio e incrementando per un po’ l’indice demografico.

Tornando al Napoleon, la crisi energetica venne combattuta dai Lentoni Bros coNapoleon3n l’istituzione del mitico pulmino domenicale che, guidato da Luciano, percorreva più e più volte al giorno la tratta Spinetta-Alessandria e viceversa per portare al tempio del ballo e del salamino di Mandrogne tutti quelli rimasti ai piedi per colpa dell’OPEC. Fu certo un periodo surreale e stressante che per fortuna non durò molto. E, quando le cose tornarono alla normalità, il Whisky a Go Go trovò il suo dee-jay “che spaccava” nell’esimio Andreone Provera, un vero e proprio genio discotecaro che metteva insieme rock e disco-dance con gusto e originalità. Centinaia di ragazzi accorsero a Spinetta, soltanto attratti dalla diversità della proposta musicale e dall’applicazione del teorema “mucchio fa mucchio”. E, fino al 1984, fu un crescendo, con un sacco di belle serate, alcune decisamente in anticipo sui tempi. Credo che risalga al 1980 la prima festa di Halloween organizzata da queste parti (non oso dire in Italia…), cui partecipò nei panni della Donna Pantera una graziosa ragazza bionda, proveniente da Roma, che si faceva chiamare Wendy. Lo scoprimmo dopo qualche tempo perché Wendy divenne celebre con il suo vero nome: lei era Maria Teresa Ruta.

Napoleon4Purtroppo tutto finisce. Il Whisky a Go Go chiuse a gennaio del 1984. L’anno prima, in febbraio, a Torino si era verificata la tragedia del cinema Statuto, un incendio che aveva provocato la morte per asfissia di 64 persone, quasi tutte giovani. Un luttuoso evento che tra le sue conseguenze portò a una drastica e nazionale revisione delle normative in materia di sicurezza pubblica. Il Whisky a Go Go, ancora definito come tale in tempi di Flashdance, presentava forse qualche particolare non aggiornato e idoneo, pur avendo i Lentoni provveduto a eliminare ogni materiale ignifugo quali tendoni e drappeggi e avendo dotata la sala di una porta in ferro con maniglione antipanico. Ciò non bastò perché, dietro l’onda emotiva dei morti torinesi, le commissioni di vigilanza si muovevano con il pugno di ferro e, se un gradino sbordava di 2 millimetri oltre il dovuto, si chiudeva. Così accadde.

Cinque anni dopo, nella mestizia generale dei suoi tanti fan, chiuse anche il ristorante. Forse i lavori da fare, data la vastità dell’edificio, erano troppi e la proprietà non si mise mai d’accordo con i gestori. Forse, naturalmente, perché a me non compete di dilungarmi su fatti che non conosco. In ogni caso oggi, al posto del Napoleon, svetta l’Hotel Marengo che, chissà, forse ne ha inglobato il Genius Loci.

Però non è finita (storie così non finiscono mai…). Luciano Lentoni, mentre Giorgio si dedicava a un’altra attività fuori dall’ambito dell’intrattenimento, aprì ad Alessandria, in via Urbano Rattazzi, Il Cortile, che proponeva la cucina territoriale che era stata di casa per anni a Spinetta. Fu com’era prevedibile un grande successo perché la carica umana e la simpatia di Luciano ne avevano fatto un personaggio indimenticabile. La gente accorse perché anni e anni di Whisky a Go Go avevano creato legioni di fan. E al Cortile si mangiava benissimo, immersi in un’atmosfera “molto” Napoleon – ogni volta che entravo, venivo mandato simpaticamente a quel paese, data la grande confidenza che Yoghi mi concedeva. Storie così possono essere solo intaccate dalla malasorte. Ovvero, l’alluvione del ’94 e una turpe malattia che si portò via Luciano. All’amico Giorgio non restò che tornare in scena, da prim’attore qual è sempre stato, ovvero riprendere in man le briglie del locale, magari con un “nuovo” nome.

Confesso di essermi inorgoglito, forse più del dovuto, un po’ di anni fa quando Giorgio miNapoleon11 chiamò al telefono e mi chiese con il suo solito stile che va al sodo senza preamboli: «Dì, ma come lo chiameresti tu il ristorante? C’è già un altro Cortile in città che vende abbigliamento…»
Io non ebbi il minimo dubbio.
«Lo chiami Napoleon, Giorgio. Tu sei il Napoleon. E poi che bel messaggio… Tornano quegli anni.»
Per carità, Giorgio ce l’aveva già in testa e ne era totalmente convinto. Voleva solo una conferma da parte di un amico di cui si fida.
Così tornò il Napoleon, ad Alessandria, in via Rattazzi. A Giorgio si sono affiancate le figlie Nina e Nora che io trent’anni fa inseguivo per le scale al Napoleon di Spinetta, tentando vanamente di spaventarle facendo il verso alla creatura di Frankenstein. Ed è storia di oggi, che continua con (meritato) successo.

Ma a quel Napoleon là, quello di Spinetta Marengo, quello di tanti episodi incredibili che vi racconterò prossimamente (mica è finita…), quello dove ho visto per la prima volta Fabiana che ballava con Yoghi chiedendomi chi fosse quella visione (Fabiana, non Luciano), a quel luogo che resta per me e per tanti altri ancora, soprattutto, un indelebile luogo della mente, dedico per la seconda volta le parole del grande Omar Khayyam:

Il dito avanza scrivendo e, dopo avere scritto, passa oltre e tu, con tutta la tua devozione e la tua intelligenza, non potrai cancellare neppure mezza riga, né con tutte le tue lacrime potrai sbiadirne una sola parola.

 

Nelle foto, dall’alto in basso:

– La famiglia Lentoni al completo, con Giorgio e Luciano praticamente imberbi

– Giorgio Lentoni con il pittore Morando

– Giorgio Lentoni… oggi