Maffiotti: “Dal maltempo all’amianto, Arpa è in prima linea al servizio del territorio alessandrino”

Maffiotti AlbertoSolo pochi mesi fa, in estate, il progetto complessivo di riorganizzazione di Arpa Piemonte (che da quest’anno è maggiorenne, ossia è nata come Agenzia ben 18 anni fa)
creò sul nostro territorio non poca apprensione e mobilitazione, con dubbi anche sulla permanenza dei laboratori. Oggi, a che punto siamo di quella riorganizzazione?

Poi c’è la questione ‘emergenza idrogeologica’, con cui da due mesi a questa parte abbiamo imparato a convivere, e nella cui gestione Arpa sta svolgendo un ruolo essenziale, in termini di previsione costante e di monitoraggio: un’attività che vale la pena conoscere meglio.
Infine, ma certo non meno importante, l’inquinamento industriale, che in provincia di Alessandria ha tanti volti diversi: dal dramma Eternit/amianto, al polo chimico di Spinetta attualmente al centro anche di una complessa vicenda processuale. Ma anche tanti ‘focolai’ minori, che poi minori sono magari solo sulla carta, o perché non finiscono sulle prime pagine dei giornali.

Abbiamo incontrato Alberto Maffiotti, dal gennaio 2007 alla guida di Arpa Alessandria, per farci spiegare a che punto è la situazione sui diversi fronti, e come l’Agenzia Regionale per l’Ambiente si sta muovendo per affrontarli.

 

Direttore, partiamo dalla riorganizzazione Arpa Piemonte: nei giorni scorsiArpa laboratorio abbiamo letto che, dopo l’apprensione estiva, che vide anche la mobilitazione di forze politiche locali, la chiusura del vostro laboratorio di Alessandria è scongiurata. E’ così?
Posso confermare che, ad oggi, gli atti della direzione generale di Arpa e della regione parlano di una riorganizzazione dell’Agenzia attorno a 4 laboratori principali, tra cui Alessandria (oltre a Grugliasco, Cuneo, e un quarto su cui ancora non c’è stata la scelta definitiva: tra Vercelli o Novara). A queste quattro strutture continueranno ad affiancarsi nuclei specialistici, come il Centro Amianto (che oggi opera tra Casale Monferrato e Grugliasco) e il laboratorio radiazioni, che è ramificato sul territorio tra Alessandria, Ivrea e Vercelli. Complessivamente nei laboratori Arpa operano, e continueranno ad operare, circa 200 addetti ad elevata specializzazione, a fronte di un personale complessivo di circa 1.000 dipendenti dell’Agenzia.

La questione risorse scarse rimane sul tappeto?
Certamente il nostro bilancio regionale ha subìto dal 2010 in poi una costante riduzione: oggi il bilancio di Arpa Piemonte si aggira attorno ai 65 milioni di euro l’anno, di cui circa l’90% di stipendi. Siamo davvero all’osso, anche perché è evidente che le nostre attività di laboratorio hanno dei costi significativi, in termini di strumenti e di attrezzature che diventano obsolete nell’arco di un decennio. La riorganizzazione di cui abbiamo parlato va proprio nella direzione di ottimizzare ulteriormente le risorse, e di utilizzare tutti gli strumenti nel modo più intenso possibile.

Arpa PiemonteParliamo di Alessandria: dove recentemente tra l’altro c’è stato il pensionamento della dottoressa Giuseppina Pavese, ‘storica’ figura di riferimento e responsabile dei laboratori che in tanti hanno avuto modo di conoscere e apprezzare. L’avete sostituita?
Ad Alessandria, tra attività di laboratorio e controlli, operano complessivamente un centinaio di addetti, e siamo dopo la provincia di Torino una delle realtà di maggior peso. Con la riorganizzazione in corso diventeremo, come già peraltro previsto, riferimento di tutta la regione Piemonte per le analisi del suolo. La dottoressa Pavese ha dato certamente non solo ad Alessandria, ma a tutta Arpa Piemonte, e anche alle realtà che si occupavano di controlli ambientali prima di Arpa, un contributo essenziale. Ma in una struttura come la nostra ovviamente esistono sempre soluzioni vicarie: i nostri laboratori stanno lavorando a pieno regime, come sempre, con un dirigente responsabile pro tempore, in attesa che il ruolo venga ricoperto attraverso bando di selezione, con una soluzione che sarà comunque interna all’Agenzia.

Parliamo di maltempo dottor Maffiotti, e del ruolo dell’Arpa all’interno delAlluvione 1994 processo di monitoraggio. Non è che la possibilità che oggi abbiamo di prevedere tutto in anticipo sta generando un po’ di ‘allarmismo preventivo’, per cui ad ogni normale pioggia di stagione si lancia l’allerta, magari con un po’ di ‘scaricabarile’ tra le diverse autorità?
Facciamo un po’ di chiarezza: può essere senz’altro utile. Arpa Piemonte, grazie al suo Centro funzionale Meteorologico di Torino, ovviamente strettamente connesso alle realtà territoriali come la nostra, è oggi in grado, puntando su strumentazioni di rilevamento della situazione in tempo reale, di svolgere un’attività di previsione e monitoraggio impensabile fino a qualche anno fa. E questo non può che rappresentare un passo in avanti positivo. Così come è positivo che, grazie al nostro sito Internet, e ad un insieme di strumenti di comunicazione che ci consentono un contatto immediato con tutte le autorità e i comuni del territorio, possiamo avvisare in tempo utile i sindaci sull’evoluzione della situazione meteorologica. Lì però si ferma il nostro ruolo tecnico, e comincia quello decisionale e politico di altri enti e autorità.

Non è Arpa, insomma, che stabilisce che si devono chiudere preventivamente scuole, strade o ponti…
Assolutamente no, quella è prerogativa e responsabilità dei sindaci, e della Prefettura. Naturalmente noi non ci sottraiamo ad un confronto diretto con tutti, e nei periodi di emergenza siamo sempre a disposizione, senza badare a festivi o orari di sorta.

Pioggia battenteMa questo autunno che si va a concludere è stato davvero eccezionale sul fronte delle precipitazioni, nella nostra provincia?
Bisogna sempre intendersi sui termini, naturalmente. Eccezionale forse è troppo, ma certamente ci sono state situazioni anomale: in alcune aree in un solo giorno è caduta una quantità d’acqua pari ad un terzo della pioggia di un intero anno, e questo ha comportato il fatto che spesso il suolo (non scordiamoci che buona parte della provincia di Alessandria è collinare, e con un elevato rischio frane) ha fatto fatica ad assorbire l’enorme quantità di pioggia, mentre alcuni fiumi si sono ingrossati in tempi radissimi. Il livello della Bormida, per fare un esempio concreto, è passata da 1 a 9,5 metri in tre ore! In più è piovuto sul bagnato, per così dire: ossia questi fenomeni si sono ripetuti più volte in un arco di poche settimane, il che ha complicato non poco la situazione.

A queste anomalie atmosferiche va però sommato l’abbandono progressivo del territorio in termini di manutenzione…
Certo che sì: dalla maggiore urbanizzazione delle aree golenali, alla mancata pulizia dei rii al progressivo abbandono delle zone collinari, sono tutti elementi che concorrono a generare le condizioni che poi, di fronte a fenomeni piovosi di particolare intensità, generano queste emergenze. Che però, ripeto, oggi riusciamo a prevedere e governare molto meglio di vent’anni fa, grazie ai passi in avanti che sono stati fatti sul fronte tecnologico: e questo mi pare in assoluto un aspetto positivo da rimarcare. In tutto ciò, Arpa Piemonte ha un ruolo centrale e decisivo.

Altro settore importantissimo, dottor Maffiotti, è l’inquinamento di tipoPolo chimico Spinetta industriale: lì davvero l’alessandrino non si fa mancare nulla. Arpa continuerà ed intensificherà i suoi interventi?
Anche su quel versante noi ci siamo sempre stati, al meglio delle nostre possibilità e competenze, e naturalmente ogni volta che è stato richiesto il nostro intervento tecnico. In effetti ul territorio provinciale le criticità sono davvero tante. Tutti conoscono situazioni come l’Eternit, o il polo chimico di Spinetta. Però esistono tanti altri casi, spesso meno eclatanti ma ad alta nocività potenziale, soprattutto per la filiera alimentare. Distinguerei tra i casi di inquinamento causato da realtà industriali esistenti, in cui quindi è sempre e comunque possibile avere un riferimento con cui avviare percorsi correttivi e di bonifica, e gli altri, ancorati al passato (magari a periodi in cui ancora certe forme di inquinamento anche grave non erano ‘normate’ dalla legge), e a realtà industriali ormai dismesse. In questo caso, parlare di bonifica diventa ancora più complicato, perché non si capisce neppure quali sono gli interlocutori. Naturalmente invece non entriamo del filone delle responsabilità, che non è di competenza di Arpa: noi, vorrei fosse chiaro, siamo in grado di stabilire quali sono i livelli di inquinamento di terra, acqua e aria. Altra questione è stabilire le cause storiche, e le responsabilità.

Rifiuti amiantoCasale, con il dramma amianto, meriterebbe un capitolo esclusivo, e torneremo ad occuparcene. Ma qual è la situazione?
Lì oggi non si tratta più di circoscrivere la zona inquinata al perimetro di uno stabilimento: i prodotti dell’Eternit sono stati utilizzati, per decenni, nell’edilizia non solo di Casale e del Monferrato, ma di tutta la provincia e regione. E si tratta tutt’altro che di prodotti eterni: anzi, esposti alle intemperie per venti o trent’anni, oggi in molti casi sono soggetti a deterioramento, con dispersione di polveri nell’ambiente circostante. Stiamo lavorando ad un ambizioso progetto di ‘mappatura’ di tutto il territorio piemontese, fotografando da satellite tutte le coperture in amianto. Siamo arrivati ad individuarne circa 22 mila solo in provincia di Alessandria, un’enormità. E grazie ad una collaborazione coi Comuni si arriverà all’elenco completo delle strutture, e dei proprietari. A quel punto spetterà ai sindaci decidere come procedere, immagino con ordinanze specifiche che consentano di analizzare le singole strutture e il livello di deterioramento, e conseguentemente di ordinarne la rimozione. Si consideri che, ad oggi, in provincia di Alessandria siamo riusciti ad effettuare oltre 7 mila verifiche in un anno e mezzo. Nel giro di massimo tre anni vorremmo riuscire ad estendere i controlli a tutti i 22 mila manufatti, per avere una mappatura completa della situazione.

Un lavoro davvero straordinario. Poi però si pone il problema dello smaltimento: come fare?
Esiste una procedura specifica, che va affidata a ditte specializzate, che devono conferire i materiali in discariche apposite. Ad oggi ce n’è una attiva a Casale Monferrato, che andrà a rapido esaurimento, per cui occorre pensare ad altre simili strutture. Due cose ancora è giusto evidenziare: la prima è che il mesotelioma pleurico è malattia terribile, con incubazione anche di venti/trent’anni. E quindi, con questo numero di manufatti in Eternit diffusi un po’ ovunque, l’emergenza è tutt’altro che superata: tanto che i medici prevedono che il picco di malati ancora non sia stato raggiunto. Il secondo aspetto è però più tranquillizzante: l’amianto, adeguatamente trattato e smaltito correttamente diventa assolutamente inerte. Quindi siamo di fronte ad un problema di enorme entità, ma del tutto risolvibile.

 

Ettore Grassano