Slow Buddha [Lettere da Pechino]

Pechino 6 2di Marco Balestra

Quando venni a Pechino per la prima volta, nel 2009, pensai che era meglio girare la città il più possibile a piedi. “Niente metropolitana e niente taxi” mi dicevo.

Il mio raggio d’azione era di circa 7km, considerando piazza Tiananmen il fulcro centrale sul quale mi orientavo.

Questa mia scelta, pensavo, era l’occasione per cogliere il più possibile l’intangibile realtà che sottostava al turismo di massa, spolverando così luoghi non comuni che apparivano immacolati dall’onda turistica.

Quell’anno decisi di raggiungere un piccolo monastero situato a nord ovest dalla Città Proibita, il tempio Fayuan.

A cinque anni di distanza sento il bisogno di ritornare in quel luogo. La giornata è calda e il cielo è azzurro (acciaierie e aziende del carbone sono state chiuse per così limitare l’introduzione di agenti inquinanti nell’atmosfera durante l’APEC), non mi rimane altro che camminare.
Attraverso l’intera piazza principale lasciandomi alle spalle il centro politico nonché il cuore della città. Cammino tenendo tra le mani la cartina, perché questa zona è ricca di Hutòng e sarebbe facile perdersi.

Dopo circa un’ora e mezza raggiungo il tempio. Il biglietto costa 5 yuan, circa 50 centesimi.Pechino 6 1 Sono pronto a varcare la soglia.
La vita monacale è sempre stata di mio interesse, medito…
“Vivere lontano dal mondo e dalla vita mondana. Per quale ragione doversi rifugiare in un tempio? … Ascolta, l’autunno è arrivato, le foglie di Ginkgo Biloba si staccano dolcemente per cadere in terra. Guarda, oscillano sulla brezza dell’aria. Senza tumulto spirano nel celeste.”
Nel cortile del tempio c’è poca gente, solo cinesi. Mi dirigo verso la sala principale. Qui Siddarta Gautama il Buddha è imponente. L’altare è ricco di doni, frutta e incensi vengono sempre offerti come simbolo di riconoscenza e di auspicio.

Mentre sosto nella sala, un uomo si avvicina alla mia sinistra e inizia a spiegarmi il percorso che un novizio deve fare per raggiungere il più alto livello di illuminazione. “Ci sono sei livelli, che a loro volta sono suddivisi in altri…”.
Cinque anni fa, un monaco si avvicinò a me nell’identica posizione dell’uomo di oggi. Guardandomi e rivolgendomi qualche parola, che io non capii, mi porse un dolce e armoniosamente se ne andò.

Pechino 6 4Di certo non scorderò mai quel gesto, così rapido e sentito. Dopo circa mezz’ora, ringrazio l’uomo per avermi erudito riguardo il sentiero buddista, ammettendo inoltre le mie difficoltà di comprensione linguistica.
Ora dopo un meritato silenzio rientro nella vita frenetica e caotica nella speranza di aver purificato, almeno un po’, la mia mente.