Prospettiva o propaganda [Il Flessibile]

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di Dario B. Caruso

Le parole si assomigliano, partono magari dal medesimo prefisso per significare però intenti differenti.
Lo studio e la conoscenza assumono quindi una funzione dirimente per ciascuno di noi.

Quando mi trovo per la prima volta di fronte ad un gruppo classe, l’impatto che si ha reciprocamente condiziona il rapporto futuro.
Il mio scopo è quello di un educatore: devo disegnare una prospettiva di lavoro triennale che possa permettere a tutti – nessuno escluso – la possibilità di entrare nel mondo della musica e sviluppare le attitudini personali, con metodo, impegno e divertimento.
Al termine del triennio ogni studente potrà scegliere liberamente se approfondire il percorso musicale, continuare in modalità dilettantistica oppure liberarsi del supplizio.
È il compito di tutti gli insegnanti ma anche di chi deve gestire una squadra, un’azienda, un’associazione, un comune, una famiglia.
Dare una prospettiva affinché ogni singolo possa progettare una visione personale del proprio futuro.

Può accadere che di fronte al nuovo gruppo classe ci si lasci andare alla glorificazione di ciò che è stato fatto in precedenza, magari gonfiandolo e presentandolo in grassetto, promettendo fasti e obiettivi immediati, facili successi a portata di mano.
Un atteggiamento siffatto scatena l’entusiasmo poiché prelude ad un successo senza fatica assumendo così il carattere della propaganda.

Non dobbiamo ingannare gli studenti.
Sono giovani, si infiammano con facilità e rischiano la delusione nei confronti delle istituzioni, degli adulti e di loro stessi.
Dare a loro prospettiva o propaganda fa la differenza.


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