Nuovo tricolore sulle Poste Centrali: grazie Tony Frisina! Anche a me piacerebbe festeggiare l’anniversario a San Francesco: posso? [Le pagelle di GZL]

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di Graziella Zaccone Languzzi

1) Palazzo delle Poste Centrali di Alessandria: il Tricolore torna a sventolare grazie a Tony Frisina che ha alzato gli occhi e ha segnalato la bandiera italiana esposta a brandelli. Qualcuno ha raccolto la segnalazione e le Poste hanno risposto. La bandiera sfilacciata è andata in pensione, al suo posto un Tricolore nuovo di zecca e per una volta, la storia finisce con un sorriso. Ve lo ricordate il nostro Tricolore in versione “frange al vento”, quello che svettava sul Palazzo delle Poste Centrali di Alessandria fino a due settimane fa e sembrava aver attraversato più guerre, intemperie e stagioni di quante ne raccontino i libri di storia? Ebbene, l’Italia è tornata a sventolare in tutta la sua dignità! La bandiera malconcia, ridotta ormai a una specie di installazione artistica involontaria, ha finalmente ceduto il posto a un Tricolore nuovo, con i suoi colori vivi e brillanti, come si conviene a uno dei simboli più importanti della nostra Repubblica.

A darci la bella notizia è Tony Frisina, che dopo aver documentato lo stato pietoso del vessillo è tornato a guardare in alto e ha trovato una sorpresa decisamente piacevole. Insomma, il conto alla rovescia è terminato e questa volta non è stato il vento a portarsi via gli ultimi brandelli della vecchia bandiera, ma è arrivata una bandiera nuova! Qualche giorno fa su Facebook avevamo scherzato sul verde che resisteva, sul bianco diventato grigiastro e sul rosso che sembrava aver rassegnato le dimissioni. Avevamo perfino ipotizzato che, al posto del Tricolore tradizionale, fosse stata scelta una nuova forma d’arte contemporanea: “Italia, presente… più o meno”. Una battuta naturalmente, ma dietro l’ironia c’era una domanda molto semplice: possibile che nessuno si sia accorto di una bandiera ridotta in quelle condizioni? Se n’è accorto Tony Frisina, che ha fotografato, segnalato e condiviso su Facebook. La notizia è circolata e, nel giro di un paio di giorni, il vecchio vessillo ha lasciato il posto a quello nuovo, la bandiera è stata sostituita e il decoro è stato ripristinato: è giusto riconoscere la tempestività della risposta, e ringraziare chi si è attivato per risolvere la questione. Lo stesso Tony, nel suo aggiornamento su Facebook, ha voluto rivolgere un doveroso ringraziamento a chi ha raccolto la segnalazione, alla direzione e al personale dell’Ufficio Postale di Alessandria, per la prontezza dimostrata. E io mi ci associo volentieri. La vicenda ci lascia una piccola lezione di vita cittadina perché non sempre per cambiare le cose servono grandi manifestazioni o riunioni convocate con urgenza, a volte basta guardare in alto e basta una fotografia, un cittadino attento e qualcuno disposto ad ascoltare. Certo, sarebbe stato meglio non arrivare al punto di vedere il Tricolore ridotto a brandelli, ma è altrettanto giusto riconoscere che una volta accesa l’attenzione sul problema, la risposta è arrivata rapidamente. E il mosaico di Severini? Naturalmente, davanti al Palazzo delle Poste Centrali, resta anche un’altra questione che merita attenzione: il mosaico di Gino Severini, opera di grande valore storico e artistico, che da tempo richiama l’interesse di Tony Frisina che ha a cuore la memoria della città. E mi chiedo: chi ne ha il compito? Quel mosaico pare il figlio di nessuno e anche in questo caso Tony Frisina si è sempre impegnato per la sua tutela, come si legge in questo articolo del 2016, “La mia battaglia per salvare il mosaico d’autore delle Poste di Alessandria”. Desidero concludere questa mia pagella raccontando chi è Tony Frisina che non è certo uno sconosciuto, ma le “pagelle” ormai volano nel web oltre i confini alessandrini, giusto raccontarlo in breve. Tony è uno storico locale, scrittore, collezionista e divulgatore alessandrino, molto conosciuto per la sua enorme raccolta di cartoline e fotografie d’epoca. Da decenni racconta la storia di Alessandria attraverso immagini, toponomastica e memoria cittadina; collabora anche con La Stampa con la rubrica dedicata a com’era la città. In poche parole, è uno dei principali “custodi della memoria” di Alessandria. E allora caro Tony, Alessandria ha ancora molto da raccontare e tu hai il raro talento di saperla ascoltare. Quanto alla mia pagella, il voto è facile: dieci in memoria, dieci in passione e dieci in amicizia.
Voto: 10

2) Una lettera al sindaco per i miei sessant’anni di matrimonio, perché dopo aver letto della cena privata da 10mila euro più Iva mi sorge spontanea una domanda: il complesso di San Francesco è un patrimonio restituito alla città o una location per ricevimenti? La mia lettera: “Caro sindaco Abonante, mi permetta una domanda semplice semplice, senza interpellanze, senza polemiche e soprattutto senza voler disturbare troppo, fra poco avrò un anniversario importante da festeggiare: sessant’anni di matrimonio. Un traguardo che mi consenta, meriterebbe una cornice altrettanto importante. Così leggendo la notizia della cena privata organizzata, pare per un matrimonio internazionale, nel complesso di San Francesco, mi è venuta un’idea: potrei prenotare anch’io il monumento per un bel pranzo con parenti e amici? Naturalmente sono disposta a pagare il dovuto. Ho letto che per una cena privata il corrispettivo sarebbe di 10mila euro più Iva. Non sono proprio spiccioli lo riconosco, ma per sessant’anni insieme si può anche fare qualche sacrificio. Magari rinuncio al secondo viaggio di nozze, riduco il numero degli invitati e anche io posso garantire qualche presenza fuori regione per pubblicizzare tale bellezza storica. Prometto: niente spettacoli rumorosi, ma una dolce sinfonia al pianoforte per evitare traumi alle antiche pitture. A festa conclusa pulizia e ripristino degli spazi …come da copione. L’importante insomma, è festeggiare in una location prestigiosa! A questo punto però, mi sorgono alcuni dubbi, e qui caro sindaco, confesso che l’entusiasmo comincia a lasciare spazio alla curiosità. Il complesso di San Francesco è stato restituito alla città… giusto? Un luogo storico, un patrimonio da valorizzare, uno spazio che dovrebbe diventare un punto di riferimento culturale per Alessandria. Almeno così me lo ero immaginato. E allora mi chiedo: se un cittadino vuole organizzare un’iniziativa culturale, un’associazione desidera programmare un evento o un gruppo di alessandrini vuole proporre qualcosa alla comunità, quali sono le regole? Bisogna attendere un regolamento, presentare una domanda, aspettare le autorizzazioni? Al contrario, per una cena privata, sembrerebbe che la strada possa essere più rapida, o almeno questa è l’impressione che emerge dalle notizie circolate e dalle contestazioni sollevate dai consiglieri di opposizione. Sia chiaro: non ho nulla contro le cene, i ricevimenti o gli eventi privati. Un monumento storico può certamente vivere anche attraverso iniziative diverse da una mostra o da una conferenza, e se queste iniziative contribuiscono davvero alla sua manutenzione e alla sua valorizzazione, ben vengano. Ma c’è una differenza non proprio trascurabile tra valorizzare un bene pubblico e dare l’impressione che quel bene diventi disponibile soprattutto per chi può permettersi di pagare una cifra importante. Il punto insomma, non è soltanto quanto si incassa. È capire chi può accedere, a quali condizioni e secondo quali regole, perché mentre qualcuno si prepara a una cena da diecimila euro, altri cittadini hanno visto cancellare visite già programmate e alcune associazioni, secondo quanto riferito dall’opposizione, sarebbero ancora in attesa di poter organizzare le proprie iniziative. E allora la domanda diventa inevitabile: San Francesco è davvero la casa culturale degli alessandrini oppure rischia di diventare una bella sala ricevimenti con un passato conventuale? C’è poi un altro aspetto sul quale sarebbe opportuno fare chiarezza. Si legge nella cronologia degli eventi che i lavori preparatori sarebbero iniziati prima della decisione della giunta, sono stati chiesti chiarimenti sulle autorizzazioni, sulla sicurezza e sulle modalità di utilizzo del complesso, l’ho letto in questo articolo: “Alessandria: San Francesco, opposizioni all’attacco. Sala ricevimenti? Abonante mostri gli atti”. Sono questioni che meritano risposte documentate, non battute da bar perché, quando si parla di un monumento pubblico, le procedure non sono un dettaglio burocratico, sono una garanzia per tutti. E dunque caro sindaco, torno alla mia richiesta iniziale: per i miei sessant’anni di matrimonio potrei avere anch’io la possibilità di prenotare San Francesco? Prometto di non trasformare il convento in una discoteca, di rispettare le pareti storiche e di non spostare neppure una sedia senza autorizzazione. Battute a parte, la questione è seria, un bene pubblico deve essere valorizzato, certo, ma deve esserlo attraverso regole chiare, trasparenti e uguali per tutti. Se esiste una procedura per concedere gli spazi a eventi privati, sarebbe giusto conoscerla. Se ci sono condizioni economiche e tecniche da rispettare, sarebbe giusto renderle pubbliche. E se le visite dei cittadini sono state sacrificate per consentire lo svolgimento dell’evento, sarebbe giusto spiegare perché. Perché San Francesco non appartiene a chi organizza una cena, né a chi firma una delibera, né a chi amministra temporaneamente la città, San Francesco appartiene agli alessandrini e se per festeggiare sessant’anni di matrimonio, dovrò presentare una domanda, aspettare mesi e sperare nella buona sorte, lo accetterò purché valga per tutti. Da cittadina però, oggi vorrei almeno sapere a chi sono state aperte le porte di quel monumento che dovrebbe essere la casa di tutti. Con deferente ironia, GZL”.
Voto: 4



3) Fondi per la non autosufficienza, è scontro in Piemonte: i Consorzi rischiano di pagare il conto. Le risorse del Fondo nazionale sono state programmate, ma resta il nodo dei trasferimenti effettivi agli enti gestori. Al centro della polemica, le anticipazioni bancarie e il rischio che i costi finanziari ricadano sui servizi socio-assistenziali. In Piemonte si accende il confronto sui tempi di trasferimento delle risorse del Fondo nazionale per le non autosufficienze (FNA). Al centro della vicenda ci sono i 46 enti che gestiscono i servizi socio-assistenziali per conto dei Comuni, tra cui numerosi consorzi pubblici, a fare un esempio il CISSACA. Sono realtà che garantiscono interventi fondamentali per le persone anziane, le persone con disabilità e le loro famiglie. Per questi enti, la disponibilità effettiva delle risorse non è una questione puramente amministrativa: dalla liquidità dipende anche la possibilità di assicurare la continuità dei servizi. A sollevare la questione è stata la consigliera regionale del Partito Democratico Monica Canalis, che contesta alla Giunta Cirio la gestione dei tempi di erogazione dei fondi. Secondo Canalis, la Regione starebbe trasferendo sugli enti gestori il peso dell’attesa, consentendo loro di ricorrere ad anticipazioni bancarie per disporre delle somme necessarie a sostenere le spese. La consigliera ha criticato in particolare la posizione del vicepresidente regionale Maurizio Marrone, accusandolo di chiedere ai consorzi di rivolgersi alle banche per anticipare risorse non ancora materialmente disponibili e definendo gli enti gestori una sorta di «bancomat» della Regione e del Governo, si legge qui. La posizione della Regione va letta anche alla luce della comunicazione inviata dal vicepresidente Marrone ai presidenti degli enti gestori delle funzioni socio-assistenziali e degli Ambiti territoriali sociali (ATS). Per ricostruire con precisione la vicenda, occorre distinguere quanto viene contestato dalla consigliera da quanto è effettivamente previsto nella comunicazione regionale. Qui il comunicato di Marrone (FdL) ai Presidenti degli Enti Gestori delle funzioni socio assistenziali/ATS. A questo punto sono andata a curiosare nel web e ho trovato che il Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027 è stato approvato dal Governo nell’aprile 2026 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 giugno 2026, qui il testo. Le risorse previste dal Governo per il triennio ammontano complessivamente a oltre 3 miliardi di euro: 982.255.000 euro per il 2025; 934.570.000 euro per il 2026; 1.108.470.000 euro per il 2027. L’approvazione del Piano, tuttavia, non significa che tutte le risorse siano immediatamente disponibili nelle casse degli enti gestori. Tra la programmazione nazionale e l’effettiva disponibilità del denaro possono esserci ulteriori passaggi amministrativi, necessari per definire le assegnazioni e procedere ai trasferimenti. La Regione Piemonte ha approvato in agosto il proprio programma e definito il riparto delle risorse tra gli ambiti territoriali, ma la quantificazione delle somme spettanti non coincide necessariamente con il loro trasferimento effettivo agli enti ed è proprio in questo intervallo che si inserisce la polemica sulle anticipazioni di cassa. Nel suo comunicato, la consigliera Canalis sostiene che il Piemonte sia l’unica Regione a non aver anticipato le risorse del Fondo, mentre altre amministrazioni avrebbero già provveduto a garantire la liquidità necessaria agli enti. Nelle verifiche che ho effettuato ho trovato riferimenti a iniziative di anticipazione in Veneto, Lazio e Puglia, mentre Marche, Lombardia ed Emilia-Romagna avrebbero utilizzato risorse regionali per assicurare continuità agli interventi. Dalla comunicazione attribuita a Marrone emerge una questione centrale: il Piemonte, anziché anticipare direttamente le risorse agli enti gestori, avrebbe quantificato le quote del FNA spettanti agli ATS e indicato la possibilità di ricorrere ad anticipazioni di cassa attraverso la banca o il tesoriere. Se questa ricostruzione corrisponde al contenuto della comunicazione, la differenza rispetto a un trasferimento diretto è sostanziale, gli enti potrebbero disporre temporaneamente della liquidità necessaria a sostenere le spese, ma attraverso un finanziamento bancario e chi sosterrà gli eventuali interessi e gli altri costi delle anticipazioni? Nella comunicazione che ho esaminato non risulta esplicitato se la Regione si impegni a rimborsare gli interessi bancari e questo aspetto andrebbe chiarito formalmente, perché l’eventuale costo finanziario potrebbe gravare sui bilanci degli enti gestori, riducendo le risorse disponibili per le attività socio-assistenziali. La vicenda non si esaurisce nello scontro politico tra maggioranza e opposizione, dietro le procedure di assegnazione e i trasferimenti delle risorse ci sono servizi destinati a persone che spesso non possono permettersi interruzioni nell’assistenza e il problema non è soltanto sapere se i fondi siano stati stanziati o se le quote spettanti agli enti siano state quantificate, occorre capire quando quelle risorse diventeranno effettivamente disponibili e a quali condizioni gli enti potranno sostenere le spese nel frattempo. La domanda resta aperta: quanto a lungo i consorzi potranno anticipare i costi dei servizi senza che i trasferimenti pubblici arrivino nelle loro casse? E, soprattutto, chi pagherà il costo finanziario di questa attesa?
Voto: 3


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