L’ingenuità del fanciullo [Il Flessibile]

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di Dario B. Caruso

“Prof! Tanti auguri!”
I ragazzi si alzano e cantano per festeggiarmi.
Non so come abbiano fatto a sapere la mia data di nascita; la conoscono – oltre ai familiari – solamente gli amici più intimi.
L’ho pure cancellata dai social.
Accetto naturalmente di buon grado; del resto sono fanciulli di prima media e anche loro necessitano di sorrisi: hanno un piede (e la testa) ancora alla scuola primaria, stanno arrancando cercando di capire questo nuovo sistema di orari, si divincolano tra intrecci di insegnanti (alcuni con facce incarognite), entrate e uscite con nuove regole, zaini come zavorre di tredici chili e regole via via più stringenti.
“Suvvia, un sorriso!” sembrano chiedere e mi sembra il minimo.

Si avvicinano tre alunne, piccole piccole, e mi allungano un pacchettino artigianale.
“Questo è per te!” dice una di loro.
“Questo è per lei…!” corregge la seconda dando di gomito alla prima.
La terza tace; sta pensando “cheffiguraddimm……!!!!”, glielo leggo negli occhi.

La classe intera si alza, si riunisce intorno alla cattedra mentre apro con cura il pacchettino; sto al gioco e amplifico la sorpresa per gratificare i piccoli creando suspence.
Contenuto del pacchettino:
una gallina realizzata all’uncinetto
un portaocchiali nero sempre all’uncinetto
un cuoricino rosso in panno
una sagoma di carta raffigurante un flacone di shampoo per capelli e la scritta per capelli ricci effetto wow!
“Lo shampoo è da appendere in macchina” precisa la seconda fanciulla.
“Ah certamente – la rassicuro – grazie di cuore, ora tutti a posto!”

Ogni anno le classi prime sono composte da bambini sempre più fragili; è sorprendente e ogni anno cerchiamo di darci una spiegazione.
Di fronte ai cataclismi mondiali, ai preoccupanti cambiamenti climatici, agli instabili equilibri geopolitici, alle numerose famiglie in difficoltà economiche, il microcosmo scolastico rappresenta davvero poca cosa.
Eppure continuo a lasciarmi affascinare dall’ingenuità di questi fanciulli che è stata anche la nostra.
Non hanno le nostre figurine, i nostri fumetti, i nostri spazi pomeridiani, i nostri nonni, la nostra televisione, i nostri 45 giri.
Hanno però adulti che possono raccontare loro tutto ciò come fosse una grande favola per farli appassionare alla quotidianità della vita.
Per dare loro un futuro faticoso ma certo.

PS la foto di questo Flessibile ritrae un manufatto in miniatura di una fanciulla di terza media. Rappresenta un angelo seduto sulla poltrona che sta leggendo un buon libro; a fianco una sirena e a terra un boccale di birra. Per me è una rappresentazione della serenità geniale e tutt’altro che ingenua.


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