La copertina dello straordinario volume (Io), lui, gli altri & la musica, scritto ed edito dal magico Ugo Boccassi nel 2003 con l’ausilio dell’altrettanto irresistibile Franco Rangone, mi ritrae irriconoscibile in copertina in ottima e assortita compagnia: lo stesso Frank, Romolo Leone, i Viridanse e Roberto Rangone. Come potete constatare, io sembro Charlie Manson, calzo una costosissima maglia jacquard e imbraccio una ben più costosa chitarra Guild.
Se mi conoscete un po’, sapete che qui spesso facciamo la “storia” delle fotografie, soprattutto se sono d’epoca e questa la è. Risale al 2 ottobre del 1972 ed è stata scattata all’interno del Joker Club di Alessandria. E in questo caso vale la pena di fare un minimo di cronaca, per quel che può contribuire la memoria.
Il Joker – “quel” Joker che negli anni ha subito varie trasformazioni sino a diventare un night e cambiare spesso nome – si trovava in Galleria Universo, quel suggestivo varco urbano allora pieno di luci e di vetrine che collega via Dante con via Ghilini. Scrivo “allora” perché oggi non c’è più niente. Gli spazi commerciali sono desolatamente chiusi e ignoro se l’attuale versione del night funzioni o meno. Se ci passi di giorno, Galleria Universo, a differenza di Galleria Guerci viva e animata nonostante la perdita del cinema Galleria, ti appare come una spietata metafora della nostra città agonizzante. Attraversandola, avverti persino un abbassamento di temperatura.
Ma torniamo al passato, ben più divertente. Il Joker fu aperto nell’ottobre del 1970 ed era una discoteca con tanto di valentissimo dee-jay, ovvero Bob Accardo. L’inaugurazione avvenne di sabato pomeriggio e qui il ricordo non mi tradisce perché mezz’ora prima dell’apertura dei cancelli mi catapultai lì in compagnia dell’amico Beppe Goslino. Tappe e acconciature di rigore per l’epoca: caschetto phonato con obbligata copertura dei padiglioni auricolari, strettissima – fino a mozzarti il respiro – camicia dell’Alcìa con colletti volanti, pantalone di sartoria a zampa di mammut con stivaletto in finta pelle e sopra maxi-scotch di color blu. Se non ti presentavi così, eri fuori dai giochi e le banotte non ti cagavano di striscio.
Il posto era bello, sufficientemente oscuro e pure sotterraneo. Qui ne combinai qualcuna, nel senso buono delle parole: mi fidanzai un paio di volte, ci suonai con i Privilege (la foto a quello si riferisce) e il 20 ottobre del ’72 in compagnia di altri fuori di testa proponemmo la nostra versione di Alto Gradimento, in cui Filippo De Luca emulava Renzo Arbore e io facevo Scarpantibus perché capacissimo (lo sono tuttora) a imitare il verso dell’indimenticabile uccellaccio di Giorgio Bracardi. Quel pomeriggio, sempre un sabato, andrebbe ricordato anche per una coraggiosa e straordinaria jam session con cui rallegrammo il numeroso popolo intervenuto: sul podio, io, Giulio “Pluto” Traversa, Adriano e Marco Bonzano che nonostante lo stesso cognome non erano affatto parenti. Peccato non avere registrato nulla perché suonammo alla grandissima con quell’incoscienza tipica dei 20 anni che ti fa andare davanti al pubblico senza sapere bene che cosa farai. Ci si guardava, si decideva un tema e la tonalità, e si partiva. Nessuno aveva ancora inventato le basi. Eppure eravamo perfetti. E la gente, complice, applaudiva.
I Privilege purtroppo finirono a fine ’72 e io fui coinvolto nelle trame gotiche di un nuovo gruppo che si era autodefinito Il Pozzo e il Pendolo, non so quanto in mio onore, ma di sicuro richiamando un notissimo racconto di Edgar Allan Poe. Nel ’73 tornammo parecchie volte al Joker; facevamo pomeriggio e sera nei week-end, soluzione molto comoda per noi dato che iniziava a impazzare la crisi energetica con le domeniche a piedi. Però il clima sociale stava cambiando; la gente era cupa, il locale pure e noi non eravamo da meno perché proponevamo un rock duro e poco allegro. Erano anche gli anni di piombo e, per quanto in Alessandria vivessimo lontano dalla violenza metropolitana, l’umore ne risentiva. Quasi come una sorta di comprensibile e fisiologica reazione, irruppe la moda del ballo liscio con le grandi orchestre in stile romagnolo a farla da padrone. Cambiò proprio la proposta musicale e per i gruppi post-beat la vita divenne grama. Anche il Joker si adeguò: Gigi Pollice, i Ciao Ciao, Franco Rangone, i Paladini e il violino di Piergiorgio Farina trasformarono il Joker Club in una scoppiettante balera. Persino Paolo Paoli di martedì proponeva il torneo dei bar.
Andò avanti così per un po’ tra alti e bassi. Io avevo smesso di suonare, convinto – e mi sbagliavo- che quella storia fosse conclusa. Iniziai un’attività commerciale che nel ’75 supponevo essere provvisoria e che dopo 43 anni ancora resiste come Fort Alamo e il Joker dopo un po’ di tempo divenne New Joker. Si definiva discoteca night club e, insomma, s’intravedevano all’orizzonte una serie di trasformazioni in salsa erotica che ad Alessandria godevano di un nutrito seguito. Un piccante e fondamentale tassello di quella trasformazione fu posto nell’ottobre del 1981 quando in Galleria Universo arrivò Ilona Staller, al secolo Cicciolina.
Poi, per quel che ne so, è stato il nulla perché ho avuto altro da fare. Tutto scorre, come diceva Eraclito. Ma, tornando a Fort Alamo, da qualche parte odo suonare il Deguello del generale Santa Anna.




