Piemonte Orientale, i primi 20 anni dell’ateneo con Alessandria che resta sullo sfondo, mentre Vercelli e Novara diventano due quartieri della stessa città [Centosessantacaratteri]

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10 a Enrico Sozzetti, zero agli anonimi del web! [Le pagelle di GZL] CorriereAldi Enrico Sozzetti

 
Era stata progettata una grande festa. Ed è stato così. Il Teatro civico di Vercelli ha ospitato la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2017/2018 e l’apertura dei festeggiamenti per il ventennale dell’Università del Piemonte Orientale mescolando momenti teatrali e musicali a quelli più strettamente istituzionali. Fra una voce narrante, interpretata anche dal punto di vista scenico da Luca Brancato (responsabile dei servizi legali dell’ateneo), il coro, ricostituito ex novo dopo alcuni anni di pausa, e l’orchestra che hanno proposto in prima esecuzione assoluta l’inno dell’Università del Piemonte Orientale composto proprio per l’occasione, l’attenta e meticolosa regia che ha scandito ogni momento della lunga mattinata, è andata in scena una rappresentazione, pur se in pillole, che ha riassunto i venti anni di vita della seconda università del Piemonte, nata il 30 luglio 1998 con la firma del decreto istitutivo da parte dell’allora ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, Luigi Berlinguer.

Piemonte Orientale, i primi 20 anni dell’ateneo con Alessandria che resta sullo sfondo, mentre Vercelli e Novara diventano due quartieri della stessa città [Centosessantacaratteri] CorriereAl 1

Quella di Vercelli è stata una cerimonia da rileggere con attenzione perché contiene diversi elementi destinati a pesare, in modi diversi, nel prossimo futuro. E lo stesso discorso, l’ultimo perché ormai a fine mandato, di Cesare Emanuel, Rettore dell’Upo, ha contenuti interessanti in questo senso. All’intervento del direttore generale, Andrea Turolla, che ha illustrato i dati sullo stato di salute dell’ateneo, e di Luisa Isabella, studentessa del quinto anno del corso di laurea in Medicina e chirurgia, che ha parlato come rappresentante degli studenti, è seguita una originale la prolusione a due voci, affidata ad Alessandro Barbero, ordinario di Storia medievale al Dipartimento di Studi Umanistici, e a Giorgio Bellomo, ordinario di Patologia clinica al Dipartimento di Scienze della Salute. Nel dialogo, agile e incisivo, hanno riproposto il dibattito tra ricerca scientifica e studi umanistici, illustrando come, nonostante le differenze di approccio e di metodo, l’incontro dei due mondi abbia portato in più occasioni a risultati notevoli. Prima di loro è intervenuta Valeria Fedeli, ministro dell’Istruzione, che leggendo la relazione ha avuto parole di elogio in particolare per la scelta della prolusione. Peccato che non fosse ancora avvenuta. In sala non è mancato un momento di gelo e di brusio, mentre Valeria Fedeli ha proseguito pacificamente la lettura dell’intervento.

Sarà utile una lettura approfondita di molti passaggi delle relazioni perché le sfumature sono state molteplici. Innanzitutto, però, va rilevato che della tripolarità relativamente equilibrata che ha scandito le gestioni dei Rettori precedenti, pur se già in presenza di segnali diversi rispetto alle attività delle tre sedi, con il discorso di Cesare Emanuel sono stati fissati paletti precisi che gettano qualche ombra in più su Alessandria. La città nella quale è stato tenuto, di fatto, a battesimo il progetto del secondo ateneo e in cui si sono mossi i principali protagonisti dell’epoca, è quasi scomparsa nella relazione del Rettore. L’asse è quasi tutto concentrato su Vercelli (sede del rettorato) e su Novara. Al punto che lo stesso Emanuel ha affermato: “Si registra in positivo l’interazione urbana che si è prodotta tra i poli di Vercelli e Novara, che per l’Upo formano idealmente due quartieri interdipendenti della stessa città”. Solo quando parla della necessità di cogliere “nuove e stimolanti opportunità” di coordinare l’offerta formativa, sviluppare temi di ricerca, beneficiare di reciproche competenze “non solo sull’asse che ci collega con la Lombardia” viene fatto riferimento “all’asse nord-sud che fa capo ad Alessandria. È nostro auspicio che anche qui prendano definitiva consistenza le basi per realizzare residenze per gli studenti fuori sede e sdoppiare il corso di laurea di Medicina e Chirurgia per servire il Piemonte Orientale”. Un auspicio che ha trovato parziale conferma nelle parole del ministro che guarda “con interesse” alla proposta e che farà “quanto necessario” (anche se il periodo attuale, in vista delle elezioni, vede di fatto tutto congelato), fatti salvi “i necessari passaggi con la Regione Piemonte e il ministero della Salute” ha aggiunto Valeria Fedeli. Al momento pratiche ufficiali non esistono. Anche perché se non c’è un aumento dei posti, sbloccando il numero chiuso, non è ben chiaro come si possa sdoppiare il corso e portare 40-50 studenti ad Alessandria. Senza contare poi che sarà necessario individuare circa sedici docenti in più (e relativi fondi) che per ora non ci sono.

Piemonte Orientale, i primi 20 anni dell’ateneo con Alessandria che resta sullo sfondo, mentre Vercelli e Novara diventano due quartieri della stessa città [Centosessantacaratteri] CorriereAl 2

Se Alessandria è rimasta sullo sfondo delle relazioni, è invece stata protagonista per i migliori laureati. Sono stati sette su quindici: Monica Bisio (laurea in biologia al Disit, Dipartimento del scienze e innovazione tecnologica), Alexia Bona (laurea in servizio sociale al Digspes, Dipartimento di giurisprudenza, scienze politiche, economiche e sociali), Giorgia Bovia (laurea in economia aziendale), Marta D’Onofrio (laurea in società e sviluppo locale al Digspes), Davide Mezzini (laurea in giurisprudenza al Digspes), Ivan Sandré (laurea in tecniche di radiologia per immagini e radioterapia), Alessio Stellini (laurea in scienze dei materiali – chimica al Disit). A Francesca Pittaluga del Disit è andato il settimo premio “Giuseppe Dellacasa”, mentre gli ‘Exploit 2017’ sono stati anch’essi tutti alessandrini con Alberto Martini del Digspes (vincitore del premio internazionale ‘Peter H. Rossi’ per le scienze statistiche e sociali, per la prima volta assegnato a uno studioso italiano) e Stefano Fenoglio del Disit (riconoscimento per la divulgazione nazionale sull’emergenza siccità in Italia). Un ‘Exploit’ che premia una attività non solo scientificamente di rilievo, ma che è stata anche capace di attrarre finanziamenti per tre milioni di euro.


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