Alessandria e il latte 2020: svolta logistica e commerciale per intercettare nuovi consumatori. Ma sempre nel nome della qualità [Centosessantacaratteri]

di Enrico Sozzetti

 

Se industria deve essere, che industria sia. Sempre nel rispetto della qualità e delle garanzie nei confronti dei consumatori, certo. Ma con l’introduzione massiccia della tecnologia nella gestione logistica e commerciale e con una innovazione dei prodotti necessaria per uscire dalla stagnazione del mercato. La Centrale del latte di Alessandria e Asti è al punto di non ritorno perché o si cambia adesso o mai più.

La presentazione del nuovo direttore, Pietro Cerlesi, milanese, classe 1959, presente in azienda da luglio e insediato ufficialmente a ottobre (è subentrato a Franco Butti, in azienda dal 1995, che è andato in pensione) ha coinciso con il tratteggio di quella che dovrà essere la Centrale 2020. Fatti salvi i principi di fondo che hanno contraddistinto l’attività della Centrale del latte dal 1933, quando è nata, fino a oggi, non si può più ignorare il cambiamento del mercato, dei gusti dei consumatori, il cambiamento della rete distributiva, la presenza dei colossi multinazionali. «In queste prime settimane di collaborazione – afferma Gian Paolo Coscia, presidente della Centrale del latte di Alessandria – abbiamo già toccato con mano come l’entusiasmo e la consolidata esperienza nella nostra filiera da parte del nuovo direttore rappresentino la migliore garanzia nell’affrontare rischi e opportunità di un mercato in costante evoluzione».

La forza del marchio, la valorizzazione della filiera produttiva locale, «e il continuo lavoro degli allevatori nel sostenere e rispettare gli impegnativi capitolati di qualità della materia prima», contribuiscono a mantenere la quota di mercato della Centrale sul latte fresco, «vero core business dell’azienda». Ma è altrettanto fondamentale «produrre o commercializzare sempre più prodotti con particolari caratteristiche di servizio e/o con specifiche valenze nutrizionali, di filiera produttiva e di sostenibilità ambientale. Penso in particolare ai latti microfiltrati, normali e senza lattosio, alla gamma biologica e a nuovi prodotti in grado di intercettare le richieste di un pubblico sempre più esigente e attento a salute e benessere» dice Cerlesi. Le prime riflessioni parlano già chiaro: la Centrale, che ogni anno raccoglie, lavora e vende quasi 15 milioni di litri di latte fresco e panna (circa 40.000 litri al giorno), ha quattrocento referenze (prodotti) che «andranno rivisitate» e ridotte di numero. I 4.000 punti vendita serviti dall’azienda sono raggiunti da oltre cinquanta venditori. «La parte logistica, distributiva e commerciale è da rivedere. Per esempio, i venditori escono con il prodotto in parte ordinato e in parte no. Si impiega più tempo per ogni consegna e questo incide sulla efficienza globale della distribuzione. L’uso di palmari consente di aggiornare continuamente in tempo reale la distribuzione e la vendita, migliorando l’organizzazione, ma su questo fronte la logistica è ancora da perfezionare».

L’ampliamento della gamma dei prodotti punta anche sul latte a conservazione media più lunga (15-20 giorni) che è «un settore che cresce insieme a quello del senza lattosio». Per il potenziamento della gamma verranno inizialmente usate linee di produzione esterne, poi in base ai risultati si valuterà l’investimento su linee interne. Nei giorni scorsi è stata avviata un’analisi di mercato su pack innovativi derivanti da fonti rinnovabili che impegnerà la Centrale nella ricerca di soluzioni sostenibili, sia dal punto di vista ambientale, sia economico. «Nel frattempo – precisano i vertici dell’azienda – la Centrale ha già ottenuto una sensibile riduzione delle emissioni atmosferiche dello stabilimento e il miglioramento dei parametri relativi alla depurazione, grazie a una serie di interventi tecnologici, mentre nei prossimi mesi verranno installati dispositivi per la riduzione delle emissioni sonore».

Sul fronte commerciale, Pietro Cerlesi punta in modo particolare anche sui mercati con marchi terzi (come avviene già in alcune aree come il Torinese) e poi alla grande distribuzione e alla rete dei discount. Le condizioni economiche sono ovviamente diverse rispetto ai punti vendita tradizionali, infatti la presenza dei prodotti della Centrale del latte comporta un investimento, per la presenza sugli scaffali, che si traduce in “premi di fine anno” che incidono sul fatturato: su 26 milioni pesano per circa 1,5 milioni su un terzo del fatturato stesso. Ma l’aumento della presenza nei supermercati, sia con il proprio marchio, sia con quello di terzi, in quelli dei bar e della ristorazione è imprescindibile per la crescita della Centrale.

Cerlesi è arrivato ad Alessandria da Italcanditi – Vitalfood, dove dirigeva lo stabilimento di Pedrengo in provincia di Bergamo. Dopo la laurea in Scienze Agrarie alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso è entrato alla Centrale del Latte di Milano per poi dirigere tra il 2007 e il 2008 lo stabilimento di Bologna del Gruppo Granarolo. Successivamente ha assunto la direzione operativa di Centrali Produttori Latte Lombardia e ricoperto dal 2012 al 2016 la direzione generale di Abit Piemonte (Gruppo TreValli Cooperlat).

La compagine societaria della Centrale del Latte di Alessandria e Asti è suddivisa fra gli allevatori riuniti nel Centro Cooperativo Raccolta Latte, l’azienda Pederbona e gli altri piccoli allevatori (66 per cento delle quote), il 18,50 per cento è della Piemonte Latte (cooperativa di Savigliano che riunisce 270 allevatori piemontesi), il 10,35 del Comune di Alessandria, il 3,08 di Frascheri Spa (di Bardineto in provincia di Savona), lo 0,83 della banca Bpm e lo 0,46% del Comune di Novi Ligure (dovrebbe però cedere le quote). Il prodotto arriva sul mercato di Savona con il marchio ‘Latte Mu’ e su quello di Viareggio con il marchio ‘Mi’latte’. La Centrale ha 54 dipendenti cui si aggiungono i distributori.