Giovani Musulmani alessandrini: “l’Islam è religione di pace e fratellanza”

Musulmani Al 1di Giovanni Prati

 

“La comunità islamica di Alessandria condanna categoricamente quanto successo in Francia il 7 gennaio 2015. Ci addolora molto sentire che questi atti vengono perpetrati in nome dell’Islam e del Profeta, e nel nome di Dio. Proprio il nostro Profeta ci ha insegnato che bisogna sempre respingere il male con il bene. La nostra solidarietà va al popolo francese e alle famiglie delle vittime”.

Con queste parole si apre la dichiarazione ufficiale dei Giovani Musulmani d’Italia alessandrini, per mezzo della loro responsabile Hajar Chadli. Una dichiarazione che a poco a poco si trasforma in un’intervista, e poi in un dibattito cui partecipano attivamente tutte le giovani ragazze musulmane che ci hanno accolto in una grande sala alla Casa di Quartiere, luogo di incontro per tutte le etnie e le culture che vivono la nostra città. I Giovani Musulmani hanno le idee ben chiare e le tesi appropriate per difenderle: netta condanna di ogni tipo di terrorismo ma nessuna rinuncia alla propria identità islamica perché “l’Islam è una religione di pace, solidarietà e fratellanza.” Perché essere italiani e musulmani non è più un tabù.

 

Di che cosa si occupa l’associazione dei “Giovani Musulmani d’Italia”?
Facciamo molte cose. Innanzitutto bisogna capire i nostri obiettivi per capire che cosa facciamo. Il primo è evitare una ghettizzazione degli stranieri che vengono in Italia e che, essendo appena arrivati, tendono a isolarsi convinti di mantenere la propria identità culturale. Quindi il GMI si occupa di aiutare queste persone a essere più liberi, a conoscere più persone e a reputare il paese ospitante al pari della propria patria d’origine. Nonostante noi non abbiamo la cittadinanza, il GMI ci insegna a sentirci al 100% italiani, visto che qui siamo cresciuti e abbiamo studiato e qui intendiamo rimanere. Inoltre il GMI, come associazione per i musulmani, riunisce i giovani e li aiuta a dialogare e confrontarsi con i problemi quotidiani della seconda generazione dei giovani musulmani. Insegniamo ovviamente che cosa è davvero l’Islam, una religione di pace, di solidarietà, di fratellanza, quali sono i veri precetti dell’Islam, eliminiamo gli stereotipi, si insegna al giovane musulmano che è contemporaneamente musulmano e italiano. Musulmano e italiano sono aggettivi che si possono sposare assieme.

Quindi siete un’associazione che media tra la società italiana e coloro che arrivano e possono trovarsi sbandati, isolati e in crisi d’identità?
Sì, certamente.

Che cosa vuol dire oggi essere musulmani in Italia, o musulmani italiani?
E’ un po’ una missione, non è una cosa di tutti i giorni perché non ti trovi nel tuo paese d’origine e devi mantenere le tue radici e la tua fede nonostante la società non sia quella in cui sei abituato a vivere. Bisogna riuscire a creare un ponte tra l’essere italiano e il mantenere le nostre origini.

Che cosa spinge giovani musulmani di seconda generazione ad abbracciare l’IslamMusulmani Al 2 radicale e a portare il terrorismo e la guerra in Europa, Europa in cui sono nati e cresciuti e in cui i loro genitori hanno trovato rifugio?
Viviamo ormai in un mondo che ha abbattuto i valori morali per dare spazio ai valori capitali ed economici. Questo è un problema cui non è prestata attenzione. È un problema anche giovanile in cui le vittime sono i giovani stessi. È un problema di giovani e d’identità culturale. Quando questi ragazzi sono abbandonati nasce un processo d’identificazione complesso: quando un giovane si trova in un paese ospitante cerca in esso la propria identità culturale, ma quando questo paese lo isola o discrimina, la reazione può essere quella di allontanarsi o di cominciare a nutrire un senso di odio.

La colpa è del paese? Le colpe del paese possono giustificare atti così gravi?
Ovviamente è anche responsabilità del giovane. Quando vieni in Italia sei legato alla tua patria e sei portato a isolarti. Però quando il paese cerca di venirti incontro, allora anche tu devi andare nella stessa direzione del paese. Il rifiuto da parte del paese può probabilmente portare a sentimenti di odio e rifiuto ma non giustifica certi atti.

Voi quanto vi sentite attaccati ai valori universali europei come la laicità dello Stato, la libertà di stampa e di espressione? Li sentite vostri? Vi identificate?
Certamente li sentiamo nostri. Però a volte vediamo che la questione religiosa e della libertà di culto è usata a proprio piacimento, non è rispettata. Ci sono articoli della Costituzione italiana (articolo 8, ndr) che garantiscono la libertà di culto ma non possiamo avere moschee. Io mi riconosco in parte, non in maniera totale perché spesso non vengono rispettati.

Charliehebdo 1Parliamo di satira. Abbiamo sentito moltissimi musulmani condannare gli attacchi terroristici ma non si riconoscono in un giornale come Charlie Hebdo che prende in giro la loro fede. Per un europeo la satira è la forma più estrema di libertà, perché si beffa del potere, dell’ordine costituito e di chi pretende di avere la verità assoluta come le religioni abramitiche (Cristianesimo, Islam ed Ebraismo). Perché è vista come un’offesa?
Perché la satira cessa là dove comincia il rispetto.

Dipende cosa s’intende per rispetto. Se uno prende in giro la tua religione con parole e immagini forti non vuol dire che neghi la tua identità o la tua cultura. Giusto?
Beh, ma per molti non è così. Io ho visto le foto e i disegni che sono stati fatti e per me è sembrata un’istigazione all’odio. I musulmani sono persone delicate da trattare. Per noi l’insulto a Dio e al Profeta è la cosa peggiore che esista. Già a scuola ci dobbiamo sorbire persone che bestemmiano e questo dà fastidio. E se vogliono stare con me (una delle intervistate, ndr) in classe non lo dicono o lo dicono quando non ci sono. Bisogna pensare alla reazione che possiamo avere.

Non pensate che definire i musulmani come persone ‘delicate’ possa portare l’opinione pubblica a pensare che i musulmani non accettino l’integrazione, non accettino la satira e la libertà?
Ma non è che noi siamo difficili da trattare, come ci sono persone con la mentalità chiusa nel mondo ci sono anche nell’Islam. Noi pensiamo solo a non ferire la sensibilità di nessuno e così vogliamo che la nostra non sia ferita.

Ma la satira prende in giro ogni religione e ogni classe sociale….Charlie 2
Si, ma forse lo viviamo come un attacco perché per l’Islam la prima cosa è il rispetto. Quindi ciò che per molti è uno scherzo forse noi non riusciamo a vederlo come tale. È difficile capire questo discorso.

Però anche nei paesi arabi moltissimi vignettisti e scrittori che hanno trattato l’Islam sono stati uccisi o messi al bando. Nella cultura islamica c’è uno spazio per aprirsi a forme di libertà come la satira?
Personalmente riteniamo che nella vita ci debbano essere cose sacre come la famiglia e non possiamo ridurre tutto a un gioco. La satira può essere usata per scopi politici o sociali, ma diamo alla religione e alla famiglia un valore così alto che non possiamo ridurre a scherzo.

Fare satira però non significa disprezzare la religione, o la famiglia…
Sì, capiamo bene che a questo punto ci deve essere uno sforzo da parte nostra a tollerare anche gli aspetti più estremi della satira.

Non è che mettete sullo stesso piano discriminazione e satira?
Di fatto sono due piani che dovremmo scindere. Certo le immagini del giornale satirico parigino hanno dato molto fastidio.

Charlie 3Ma è proprio compito della satira dare fastidio…
Certo. Verissimo. Infatti i terroristi di Parigi hanno agito malissimo e nessun musulmano deve comportarsi così. Dovremmo imparare a vedere certe cose e lasciarle perdere e andare avanti, senza darle un peso così grosso. Hai ragione, è solo satira. Si ride, o la si prende male ma poi si va avanti, chiudi il giornale e non ci pensi più.

Ci sono differenze tra noi e la Francia?
La Francia ha un lungo passato coloniale in paesi islamici, e un peso delle comunità islamiche decisamente maggiore.

Come vi immaginate, dopo questi attacchi terroristici, il futuro delle comunità islamiche in Italia e in Europa?
Per noi questo è un banco di prova per dimostrare la nostra forza e la nostra capacità di resistere a tutto ciò che succederà. Perché da oggi le prime vittime saranno i milioni di musulmani che abitano in Europa. Sarà il momento in cui dimostreremo all’Occidente che cosa sia davvero la religione islamica, che l’Islam afferma che bisogna respingere il male con il bene. Ciò che è successo a Parigi ha distrutto il palazzo che la comunità islamica sta cercando di costruire. Però dobbiamo tentare di ricostruirlo e in maniera migliore. Dobbiamo vedere quale siano i problemi di fondo e partire da quei problemi per ripartire e trovare una soluzione. È un problema che richiede molti anni, decenni forse. Certo è che l’Islam non è quello che hanno fatto vedere quei terroristi criminali, l’Islam è solidarietà, pace e pazienza. La pazienza e la resistenza sono qualità del musulmano. Il nostro Profeta Muhammad su di lui la pace e la benedizione è stato più volte picchiato e umiliato ma non ha mai preteso la difesa perché aveva pazienza e credeva in un futuro migliore. Ecco nonostante questo non sia un periodo storico a nostro favore, crediamo in un futuro migliore. Crediamo non in una comunità islamica, ma in una comunità europea molto più unita e serena, dove quando passeremo per strada non ci vergogneremo di definirci musulmani. Speriamo in un futuro migliore.

E a chi vi dice che il vostro fine è islamizzare la società europea cosa rispondete?
Che non ha capito nulla. Sappiano solo come è il vero Islam. Perché una persona che non sa cosa è l’Islam e vede queste cose è normale che pensi male; ma se conoscono l’Islam capiscono come siamo davvero. Prima di dire che vogliamo islamizzare la società, conoscano l’Islam. Il problema di oggi è che si parla tanto di Islam e musulmani ma non si parla con essi. Vogliamo risolverlo il problema? Se parli d’Islam parla con me, conoscimi. Ci sono politici che si riempiono la bocca d’Islam ma non hanno mai parlato con un musulmano.