Il senso dello stupore [Il Flessibile]

caruso_copertinadi Dario Caruso.

Arriva un momento in cui ci si trova davanti a un fatto compiuto, a un vicolo cieco, a una promessa da mantenere.
Per quanto mi riguarda il momento è giunto.
Un paio di volte, rimandando per codardia, non mi addentrai nelle parole per cercare di spiegare la morte del termine stupore dal nostro bagaglio emotivo.
Stavolta ci provo.
Senza la presunzione di riuscirci.

Giovedì, 5 maggio 1949
Ore 6

Mio fratello maggiore mi sveglia.
Ma è presto. Mi giro sul cuscino verso il muro e continuo a dormire.
“Avanti, alzati! E’ morto Bacigalupo!”
Mio papà sarebbe ritornato da lì a poco dopo aver portato il pesce appena pescato al mercato, mia mamma stava preparando colazione e aveva la radio accesa.
La sera prima l’aereo del grande Torino si era schiantato sulla collina di Superga.
Con loro Valerio Bacigalupo, un eroe per tutti noi del vivaio del Vado F.C., un amico per tutta la gente del posto, un campione per il mondo sportivo, un ragazzo per una madre.
Bevevo la tazza di latte (“con poco zucchero, perché lo zucchero costa…”) con l’occhio lucido di pianto e stupore.
Lo stupore di chi aveva un mito nel cuore e il destino in un batter di ciglia glielo ha portato via.

stupore_flessibileVenerdì, 19 dicembre 1969
Ore 18
Col naso appiccicato alla vetrina, guardavo quei giochi da favola.
Almeno ci provavo, poiché il vetro si appannava.
Mi sembrava di intravedere un trenino elettrico e una scatola di costruzioni, mia sorella a fianco scrutava le bambole.
“Andiamo, dobbiamo fare ancora un paio di commissioni…” sollecita la mamma.
Sicuramente ci toccava passare in farmacia per i nonni, era una tappa fissa.
Ma non era meglio restare lì, appesi alla vetrina, a sperare che Babbo Natale leggesse il pensiero oltreché la letterina?
Mah…
Lascio con riluttanza la mia postazione con gli occhi lucidi di speranza e stupore.
Lo stupore di chi non sapeva potessero esistere giochi così belli.

Martedì, 11 settembre 2001
Ore 15 circa

Sto provando per un concerto che si terrà sabato.
Squilla il cellulare.
“Ciao… accendi subito la tivù!”
Le immagini mostrano un aereo che si schianta contro un grattacielo.
I commenti sono concitati, tutte le reti nazionali all’unisono parlano di attentato e di terroristi islamici.
Dopo qualche tempo – credo un paio d’ore – ritorno sul mio strumento e provo per il concerto che si terrà sabato.
Suono con gli occhi lucidi di paura e stupore.
Lo stupore di chi è così lontano eppure così vicino.

Ho narrato tre momenti eclatanti della storia, il primo preso a prestito dalle parole di mio padre.
La mia impressione è che il senso dello stupore stia lentamente evaporando dal codice genetico dell’uomo moderno.
Spero di sbagliare.
Lo stupore è il motore della conoscenza.
Chi non si stupisce più di nulla è un uomo morto.