Il Teatro Finzi di piazza Vittorio Veneto bombardato nel 1944 [ Lisòndria tra Tani e Burmia]

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Deleghi smentiai-j, Ispetùr fantasma e 'l Bursalén an serca d'ün gestur, e nujatér...spiciuma![ Lissòndria tra Tani e Burmia] CorriereAldi Piero Archenti

 

Molti anni sono trascorsi da che il giornalista Piero Angiolini il 16 Maggio 1953 scriveva l’articolo che vi sottopongo oggi riguardo il Teatro Finzi. Ovviamente, da quel tempo ad oggi molte cose sono cambiate in fatto di spettacoli teatrali e cinematografici nella nostra città. Infatti, se all’epoca di Angiolini il teatro viveva ancora periodi felici oggi, sessantasei anni dopo, siamo riusciti a mettere fuori gioco il Teatro Comunale ormai pressoché abbandonato al suo destino.
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Un’unica sala è ancora attiva seppure fra mille problematiche, il “Cinema Teatro Alessandrino”, inaugurato nel 1966 in via Verdi dal suo fondatore Giuseppe Pasquale e successivamente passato al figlio Paolo con il Kristalli di piazza Ceriana al Cristo. E così, uno dopo l’altro…via il Galleria di galleria Guerci, via il cinema Dante, via il Moderno di piazzetta Marconi, via il Ferrovieri, via tutte le arene estive, via…
In realtà fu l’avvento della televisione prima e di Facebook successivamente il vero motivo che ha decretato la fine di un’epoca.
Tornando al teatro Finzi le cronache dell’epoca dicono che fu messo fuori gioco prima dall’incendio del palco e di parte della sala nel 1922, ma fu un bombardamento del 1944 a decretarne la fine definitiva.
Quella del Finzi è la storia di un teatro, dai molti nomi e dalla vita assai breve. Sul finire del secolo scorso Alessandria stava assai male in fatto di teatri, quasi come oggi avviene. E’ vero che in quel tempo vantava due ritrovi come il Municipale ed il Gra di Trotti; ma il primo era chiuso ed il secondo, ormai vecchio, più non rispondeva alle esigenze nuove, proprio come ora si dice per il Marini.
Ed accadde che la notte del 10 maggio 1902 il Gra andava in fiamme, sicché praticamente la città restò allora senza teatro. D’estate si apriva qualche arena (Talenti, Fava, Patrone) e lo stesso Marini, col nome di Verdi era ancora un teatrino in legno in piazza Savona. La costruzione attuale, in muratura, risale al 1917 per iniziativa del cav. Luigi Lavagetto e fu opera di un modesto geometra di nome Barzizza.
Allora il cinema era appena agli inizi e solo dopo qualche prova in un baraccone da fiera (Boscher) e un tentativo sfortunato di Bono e Montù in corso Umberto, si ebbero le prime sale stabili di cui ecco nell’ordine i nomi: Stella in via Piacenza, Parigino in piazza Garibaldi, Centrale in via Alessandro III ed il Moderno in via Bergamo.
Modesti locali e poveri spettacoli del primo film muto, quando ancora nessuno poteva pensare al sorgere di una nuova arte tanto importante.
Subito dopo l’incendio del Gra, i fratelli Finzi intraprendevano in proprio la costruzione di un teatro, su terreno di piazza Gamberina, a fianco di una vecchia caserma che allora ospitava uno squadrone di bianchi Lancieri. Progettista il Barzizza, impresario Stradella; costruito in ferro, ghisa e buona muratura, comprendeva una platea spaziosa, una comoda prima galleriaa, un ordine di palchi ed un ben capace loggione. Non era certo un teatro elegante, né perfetta l’acustica; si diceva fosse fuori mano e disturbato dal frequente suono dei segnali di tromba del vicino quartiere.
Comunque Alessandria aveva un teatro e lo stesso suo carattere un pò popolare, in contrasto con la severità aristocratica del settecento Municipale a palchi, gli attirava la simpatia del pubblico. Venne inaugurato il 31 ottobre 1903 con Lohengrin: purtroppo per ragioni anche finanziarie non ebbe allora fortuna, anzi rimase subito chiuso per qualche tempo. Dopo opportune modificazioni e tra queste il nuovo titolo di Verdi, il teatro si riapriva nel novembre 1906 con Aida; durò sino al 1913 e molti furono gli spettacoli di prosa e musica taluno anche di pregio.
D’estate sentiva però la concorrenza dell’Arena Virginia Marini ai giardini e dopo il 1909, anche del Municipale completamente rinnovato. Da ricordare in quell’anno (novembre e dicembre) che per la rivaltà di due industrie similari, Alessandria ebbe contemporaneamente, spettacoli d’eccezione, Africana e Lohengrin al Municipale e al Verdi, Amica e Cavalleria dirette dall’autore! Non vanno dimenticate, all’uno o all’altro teatro certi pienoni con Gea della Garisenda, con Fregoli famoso e col nostro…Primo Cuttica, grande macchiettista militare.
Ahimè! Venne la grande guerra ed il Verdi fu requisito dall’Autorità militare con tutte le conseguenze delle requisizioni! Alla ripresa nel 1920 aveva mutato nome e proprietario, si chiamò infatti “Teatro del Popolo”. Già nel 1918 si parlava in Alessandria di una costruenda Casa del Popolo ed un Comitato si occupava del problema; auspice il Comune si provvide infine all’acquisto del teatro Verdi appena…smobilitato!
Terza inaugurazione l’11 marzo 1920 ancora con Lohengrin (qualcuno disse che quell’opera …portava scalogna); il Finzi ebbe davvero carattere prettamente popolare al punto che con criterio nuovissimo fu unificato l’ordine dei posti con esclusione anche della prenotazione.
Furono ancora grandi spettacoli, Toscanini (1 novembre 1920) con la sua famosa orchestra (prima viola il nostro Scarpa) Hubermann, Vasa Prihoda e altri ancora; né mancava il ballo, famoso quello dei Cappellai detto “Veglione Rosso”.
Ma era destino che quel teatro dovesse durare poco; la notte del 3 agosto 1922 il palcoscenico era dolosamente incendiato ed anche la Sala seriamente danneggiata. Proprio su quella stessa piazza intitolata alla Vittoria, nell’estate del 1920 con atto sacrilego veniva bruciato un Crocifisso in legno tolto ad una antica cappelletta sita al fianco del teatro ed ora demolita. Ricordi tremendi di una deprecabile ed insana intolleranza, di tempi ormai lontani.
Grazie a Tony Frisina per le foto della sua collezione.

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