“Esauri-T”, nuovo studio dell’ospedale di Alessandria per capire il perché dei tamponi positivi che durano per molto tempo [Centosessantacaratteri]

di Enrico Sozzetti

 

È uno dei quesiti aperti da mesi. E per il quale una risposta non c’è ancora. Perché molti pazienti senza sintomi (asintomatici) o con sintomi lievi (paucisintomatici) hanno mantenuto un tampone positivo per periodi molto lunghi (anche fino a due mesi)? Lo studio del coronavirus sta facendo passi in avanti, ma sono ancora molti i fronti in cui le domande rimangono ancora tali. La questione non è solo scientifica. Chi vive il dramma di un tampone sempre positivo, benché stia bene, è infatti costretto a una clausura prolungata che stravolgerà ulteriormente la vita. Per cercare di capire cosa avviene a livello cellulare, l’ospedale di Alessandria ha deciso di avviare uno studio affidato alla struttura delle Malattie infettive di Guido Chichino, messo a punto insieme alla Struttura Mesotelioma di Federica Grosso e il Laboratorio Analisi e coordinato dalla Infrastruttura Ricerca Formazione e Innovazione (il responsabile è Antonio Maconi) con il supporto del Rotary Club di Alessandria e della Fondazione Solidal onlus (il presidente è Maconi).

Lo studio esplorativo è di tipo osservazionale prospettico, monocentrico, non profit e coinvolgerà una decina di pazienti. Il progetto si chiama “Esauri-T” perché punta in particolare a studiare i linfociti T. «“Esauri-T” si basa su specifici presupposti relativi a ricerche recenti sulle malattie infettive e sulle risposte immunologiche, oltre che sui tumori. Di fronte a una malattia acuta – spiega Guido Chichino – noi rispondiamo attraverso il nostro sistema immunitario e soprattutto con i linfociti T (fondamentali della risposta immunitaria specifica). Normalmente quando cessa lo stimolo antigenico, tutto quanto viene prodotto per rispondere all’attacco viene eliminato. Invece – prosegue il responsabile delle Malattie infettive – le infezioni croniche possono portare alla disregolazione cellulare. Vorremmo andare a vedere se il meccanismo può essere lo stesso che si attiva in quelle persone che mantengono il tampone positivo, superando ampiamente la quarantena classica dei quindici giorni». In sostanza, l’ipotesi è che il coronavirus sia capace di paralizzare le cellule del sistema immunitario, cristallizzando una situazione che va avanti nel tempo. Ecco perché «lo scopo – aggiunge Federica Grosso – è studiare i meccanismi che covid19 usa per ‘esaurire’ i linfociti T».