Accogliere senza sottrarre [Il Flessibile]

di Dario B. Caruso

 

L’insegnante entra in classe, siede sulla cattedra e con voce stentorea annuncia “oggi non ho voglia di fare un caxxo” tra l’esultanza dei presenti i quali vengono poi premiati con voti alti, data la solidarietà e l’unità di intenti col docente.

La strategia è chiara.

Solo che è diluita nel tempo.

A dire il vero non è più da considerarsi strategia, piuttosto si è tramutata in consuetudine.

Da molti anni ci dicono che la scuola deve essere al passo coi tempi. Quindi se i tempi cambiano, cambia anche la scuola.

Ricordo quando le ore di educazione fisica erano fatica e sudore, quando in palestra imparavi a correre, a saltare in alto e in lungo, a riconoscere la destra dalla sinistra, a fare le capriole.

Ricordo quando la musica e l’arte erano educazione musicale ed artistica, almeno nel nome avevi l’idea di imparare ad apprezzare il bello dell’ingegno umano. Con l’educazione, appunto.

Ricordo che la tecnologia era applicazioni tecniche, usavamo quei dannati e benedetti pennini a china che macchiavano il foglio appena squadrato e dovevi ricominciare daccapo tutto il lavoro, anche alle 11 di sera.

Ricordo quando le gite di tre quattro giorni ci mettevano alla prova ma si ritornava a casa con un bagaglio incommensurabile, di conoscenze e di esperienze.

Ricordo gli esami di quinta elementare, il primo vero traguardo per il quale ti sentivi fiero di te stesso di fronte al mondo.

Ricordo che se qualcuno aveva un problema, questo non era un problema di uno ma era un problema di tutti.

Ricordo queste e mille altre cose.

Le cose cambiano.

Sarebbe un buon segno, se non fosse che non sempre migliorano.

Oggi nella scuola l’accoglienza è pelosa, serva dei numeri per formare poi – ma guardate un po’ – classi pollaio.

E la sottrazione continua anche nelle cose più sostanziali, il tempo lo spazio le parole i contenuti la forma la pulizia la gentilezza il rispetto mi viene da sottrarre anche le virgole e i punti

Lentamente ci hanno tolto molto e, di questo passo, arriveremo al tutto.

Non basta la volontà delle persone perbene, la resistenza è giusta e doverosa ma sappiate che non paga.

Non paga essere puntuali, non paga fare e chiedere sacrifici, non paga lavorare con passione. Ciò che conta è la procedura, che sia corretta e ineccepibile.

I bambini e i ragazzi sono già avvezzi a questo: vanno a scuola per procedura, non per passione.

La passione, loro, la esercitano giustamente e inevitabilmente fuori dagli spazi scolastici, con gli amici e con altre attività per le quali si sentono accolti nel modo giusto e senza privazioni culturali.

L’istinto animale che hanno dentro – laddove non sia ancora anestetizzato dal progresso – è ancora vivo; percepiscono chiaramente da che parte sta la vera accoglienza e hanno sete di contenuti, emozioni, ascolto, esami e risultati.

Saint Exupéry faceva dire all’aviatore (il vero protagonista de Il Piccolo Principe) “I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta”.

Questo libro del 1943 ha venduto milioni di copie.

Evidentemente lo hanno letto in pochi.