Alessandria città universitaria è valore assoluto. Alluvione 32 anni dopo: c’è ancora tanto da fare. No alle stufe a legna: così la transizione ecologica la pagano i poveri! [Le pagelle di GZL]

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di Graziella Zaccone Languzzi

1) Alessandria, il privilegio di essere una città universitaria: una lungimirante intuizione che fu il risultato di una forte sinergia politica e territoriale sviluppatasi a partire dagli anni ’80, quindi un grazie a chi ormai anni fa guardò al futuro. Università, un patrimonio da riconoscere, custodire e far crescere nel segno della gratitudine verso chi seppe guardare lontano. In questo periodo in casa si parla di Università! Mia nipote si è iscritta al 1° anno di Biologia. Mai come ora capisco l’importanza di averla a due passi da casa. Da nonna “chioccia” sono davvero grata a chi, tanto tempo fa, ha deciso che Alessandria diventasse una città universitaria. Il 23 ottobre si è tenuto un Convegno che ha delineato il ruolo dell’Università nello sviluppo della città, le opportunità legate alla ricerca e alla sanità, la rigenerazione urbana e i servizi per gli studenti. Ci sono opportunità che con il passare del tempo rischiano di diventare abitudini, ma se ci fermassimo un momento a riflettere, ci accorgeremmo che alcune di esse rappresentano un patrimonio prezioso, capace di cambiare il volto di una città e di influenzarne il futuro. La presenza dell’Università ad Alessandria è una di queste, perché la storia di una città non è fatta soltanto di monumenti e date, ma anche delle opportunità che una generazione riesce a lasciare a quella successiva. Avere l’università sul proprio territorio non significa soltanto offrire ai giovani la possibilità di studiare senza allontanarsi dai propri affetti, significa portare conoscenza, ricerca, idee nuove, vitalità e speranza. Per Alessandria questa presenza è un valore che merita di essere riconosciuto con orgoglio. L’università può contribuire a rendere la città più attrattiva, moderna e dinamica, offrendo ai giovani motivi per restare e ad altri la possibilità di sceglierla come luogo in cui formarsi, vivere e magari costruire il proprio futuro. Quindi mi viene spontaneo rivolgere un pensiero riconoscente a chi, tanto tempo fa, intuì l’importanza di dotare Alessandria di questa opportunità. A chi seppe guardare oltre il presente, comprendendo che investire nell’istruzione e nella formazione significava investire nella crescita della città e delle generazioni future, forse oggi non sempre ci soffermiamo abbastanza sul valore di quella scelta, ma ogni studente che entra in un’aula, ogni ricerca che apre nuove prospettive, ogni giovane che trova qui una strada per il proprio domani ci ricorda quanto quella visione sia stata importante. Per questo Alessandria deve continuare a investire nella propria vocazione universitaria migliorando i servizi, gli spazi, l’accoglienza e le opportunità per chi sceglie di studiare qui, il futuro non si eredita già compiuto, si prepara con le scelte di oggi, proprio come qualcuno seppe fare ieri. E a chi in un tempo ormai lontano, volle regalare ad Alessandria questa possibilità, va il mio grazie. Un grazie che non appartiene soltanto alla memoria, ma anche al presente e al futuro, perché ogni opportunità preziosa, se riconosciuta e coltivata, può continuare a dare frutti per molti anni ancora e riconoscerlo è un atto di consapevolezza, valorizzarlo è una responsabilità collettiva.
Voto: 10

2) 32 anni dopo l’ alluvione di Alessandria la città attende ancora risposte e la memoria non basta, servono fatti e parto da qui: programmazione, prevenzione e manutenzione non possono restare solo parole. In occasione del ricorrente anniversario dell’alluvione che colpì Alessandria e gran parte del Piemonte, sono solita analizzare le diverse implicazioni di quel tragico evento per riflettere sulle conseguenze di quel disastro. Quest’anno la lettura di un articolo mi spinge a focalizzare l’attenzione su tre concetti fondamentali: “programmazione”, “prevenzione” e “manutenzione”. Lo spunto me l’hanno offerto l’Ordine degli agronomi e forestali in merito al maltempo con la frase: “Usciamo da logica emergenza, servono programmazione e prevenzione”. Il disastro fu enorme, oltre ai danni l’acqua si prese tante vite umane e di animali. In mezzo alla devastazione, emerse anche il volto più generoso: volontari, soccorritori e semplici cittadini si rimboccarono le maniche spalando fango e offrendo aiuto a chi aveva perso tutto. Una solidarietà che diventò parte integrante della storia di Alessandria e che contribuì a costruire una nuova consapevolezza sull’importanza della Protezione Civile e della prevenzione. Oggi cosa chiedono agronomi e forestali? Programmazione, prevenzione a cui io aggiungo manutenzione, parole di alto valore se venissero applicate concretamente, ma da cittadina ben informata, si fatica a farlo fare anche dopo 32 anni per Alessandria, ma anche per Casale Monferrato (alluvione 2000). Prendo atto che ora finalmente questa voce in più è una presa di posizione che merita attenzione. L’Ordine interprovinciale dei dottori agronomi e dei dottori forestali del Piemonte ha deciso di intervenire dopo le recenti ondate di maltempo per richiamare la necessità di una gestione più attenta e continuativa del territorio e il messaggio è chiaro fin dal titolo “Usciamo dalla logica dell’emergenza, servono programmazione e prevenzione”. L’Ordine sottolinea come allagamenti, fiumi in piena e frane non possano essere considerati soltanto emergenze da affrontare quando si verificano, ma debbano essere interpretati come segnali che richiedono una gestione preventiva del territorio. Le recenti allerte meteorologiche, le criticità registrate nell’Alessandrino e l’innalzamento dei livelli dei fiumi confermano quanto sia indispensabile mantenere alta l’attenzione. Il presidente dell’Ordine, Giorgio Uliana, richiama un principio fondamentale: prevenire significa conoscere e gestire il territorio, programmando gli interventi sulla base delle caratteristiche dei bacini idrografici, della fragilità dei versanti, dell’uso del suolo e della capacità delle aree di assorbire e trattenere l’acqua. Significa anche investire nella manutenzione, nella pianificazione e nella cura delle aree rurali e forestali, mettendo in relazione ambiente, attività agricole e selvicoltura in aggiunta a insediamenti urbani. Il dott. Uliana sottolinea inoltre che non possiamo impedire che piova, ma possiamo lavorare per ridurre la vulnerabilità dei territori e afferma che per riuscirci sono necessari programmazione, investimenti e professionalità adeguate, capaci di integrare competenze e conoscenze diverse, superando la logica degli interventi dettati soltanto dall’emergenza. Lo ritengo un richiamo importante che arriva da un Ordine professionale le cui competenze possono contribuire alla prevenzione del dissesto, alla gestione sostenibile del suolo e delle risorse idriche e alla pianificazione degli interventi. Eppure, leggendo queste parole, una domanda mi sorge spontanea: ma non è esattamente ciò che il C.AL.CA. (Comitato Alluvionati del Casalese) chiede da anni? Programmazione, prevenzione, manutenzione. Tre parole che il Comitato di cittadini conosce bene, non perché le ha scoperte oggi, ma perché da decenni ne chiede l’applicazione concreta. Per questo l’intervento dell’Ordine degli Agronomi e Forestali rappresenta un’occasione importante: finalmente anche una realtà professionale richiama pubblicamente l’attenzione sulla necessità di superare una gestione legata prevalentemente all’emergenza e di affrontare i problemi del territorio con una visione organica e di lungo periodo. Naturalmente, diversamente dal C.AL.CA. che si batte per tutti: territorio, cittadini, imprese di ogni tipo, l’Ordine interviene sulla base delle proprie competenze professionali, ma i principi che richiama riguardano tutti, la sicurezza delle comunità non può dipendere esclusivamente dalla capacità di reagire quando il pericolo è imminente ma deve fondarsi su una strategia preventiva, su responsabilità chiare, su interventi programmati e su una manutenzione costante. Dalle parole ai fatti: è questo il passaggio che attendiamo, ma il punto è sempre lo stesso: che cosa accadrà dopo questo appello? Quante volte il C.AL.CA. ha sentito parlare di finanziamenti, progetti e interventi? Quante volte, dopo un evento calamitoso, sono tornati a promettere maggiore sicurezza, salvo poi ritrovarsi ad attendere risorse, autorizzazioni, procedure e cantieri? La burocrazia non può trasformarsi in un alibi permanente, né gli annunci possono sostituire le opere necessarie, servono trasparenza sullo stato degli interventi, tempi verificabili, responsabilità definite e controlli sulla loro effettiva realizzazione e una volta eseguite le opere, occorre garantirne la manutenzione nel tempo. Non basta intervenire su un argine se poi non se ne verifica periodicamente la funzionalità. Non basta predisporre un piano se non viene accompagnato da risorse, competenze e azioni concrete. Non basta parlare di prevenzione quando l’attenzione si concentra quasi esclusivamente sui soccorsi e sulla gestione dell’emergenza. In questo quadro le professionalità degli agronomi e dei forestali possono rappresentare un contributo prezioso e lo stesso vale per il Comitato di cittadini, che da anni raccoglie segnalazioni, mantenendo viva l’attenzione chiedendo alle istituzioni di assumersi le proprie responsabilità. Il C.AL.CA. non dovrebbe essere considerato una voce scomoda da ascoltare occasionalmente, ma una risorsa da coinvolgere nella costruzione di politiche territoriali più efficaci. La memoria degli anniversari di alluvioni da sola, non mette in sicurezza un territorio, per questo l’appello dell’Ordine degli Agronomi e Forestali merita di essere ascoltato e nel frattempo il C.AL.CA. continuerà a chiedere ciò che chiede da anni: prevenzione, manutenzione e opere concrete per la sicurezza dei territori e delle persone, non per inseguire un’emergenza dopo l’altra, ma per fare in modo che le comunità non siano costrette a vivere nella paura che la prossima pioggia intensa possa trasformarsi in una nuova tragedia. Ora c’è una voce in più che richiama questi principi. Ci auguriamo che possa contribuire a rafforzare una richiesta che non appartiene a un singolo Comitato o a una categoria professionale, ma riguarda l’interesse collettivo. Vedremo se questo appello riuscirà a ottenere qualcosa di più di un documento, di un annuncio o di una promessa.
Voto: 7

3) Bruxelles comanda, le Regioni obbediscono e cittadini pagano: anche scaldarsi è diventato un problema? La notizia: “Riscaldamento a legna con stufa e camino vietato in Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna”. È vergognoso decidere sulla pelle delle famiglie senza valutare seriamente le conseguenze di certe restrizioni. La transizione ecologica non può diventare una condanna per chi ha pochi soldi! Sono profondamente indignata davanti a questa mentalità burocratica che sembra aver perso ogni contatto con la realtà. L’Unione Europea stabilisce gli obiettivi, alcune Regioni si affrettano ad applicare le restrizioni e come sempre, a pagarne le conseguenze sono i cittadini! Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna introducono limitazioni all’utilizzo di determinate stufe e camini a legna, ma qualcuno si è davvero chiesto come faranno le famiglie a sostenere i costi per adeguarsi? Qualcuno ha pensato agli anziani, ai pensionati, a chi vive nei piccoli comuni, nelle case di campagna o in montagna, dove la legna rappresenta una risorsa importante per riscaldarsi? È facile imporre regole seduti dietro una scrivania riscaldati a metano, gas, calore mantenuto economicamente dai cittadini visto che i costi della politica li paghiamo noi, ma questi signori non considerano che è molto meno facile è affrontare l’inverno quando ogni euro conta! Non nego l’importanza della tutela ambientale, ma mi rifiuto di accettare che venga perseguita ignorando le situazioni e le difficoltà economiche delle persone. Prima di imporre divieti e minacciare sanzioni, bisognerebbe garantire alternative realmente accessibili, contributi adeguati e tempi ragionevoli. La mia rabbia è rivolta anche alle Regioni, che non possono limitarsi a recepire disposizioni e moltiplicare obblighi senza valutare le diverse realtà territoriali. Amministrare significa trovare soluzioni, non scaricare problemi e responsabilità sulle famiglie. E Bruxelles non può diventare l’alibi per qualsiasi decisione: gli amministratori italiani devono avere il coraggio di discutere, contestare e chiedere modifiche quando le politiche rischiano di penalizzare ingiustamente i cittadini e la transizione ecologica non può trasformarsi in una tassa sulla povertà. Chi ha denaro può cambiare impianto; chi non ne ha rischia di trovarsi intrappolato tra divieti, spese insostenibili e possibili multe. Mi chiedo: ma queste istituzioni si rendono conto della vita reale delle persone? Hanno mai provato a vivere con una pensione modesta, a pagare bollette sempre più pesanti e a fare i conti con spese che non si possono sostenere? Laddove è possibile scaldarsi con una stufa a legna, laddove vi è una casa con un caminetto e laddove attorno alla casa vi è un boschetto, perché non cercare di utilizzare ciò che la natura ci regala e risparmiare pesanti bollette di gas o elettriche ? Ci sono famiglie che ci cucinano pure con le stufe a legna … ma l’Europa è miope e prigioniera del suo stesso fondamentalismo green. E i paesi membri? Assopiti, se non ipnotizzati, pronti a mandare giù qualsiasi assurdità imposta da Bruxelles Quindi dico basta con le decisioni calate dall’alto e con questa obbedienza burocratica priva di buon senso! L’ambiente va tutelato, ma anche la dignità delle persone. Nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra rispettare una restrizione e riuscire a riscaldare la propria casa. Bruxelles detti pure gli obiettivi, le Regioni adottino pure le misure necessarie, ma qualcuno si assuma finalmente la responsabilità di pensare ai cittadini! Le istituzioni esistono per servire le persone, non per complicare loro la vita, e chi governa non deve dimenticarlo: dietro ogni norma ci sono famiglie vere, problemi veri e persone che non possono vivere di promesse e comunicati stampa.
Voto: 2


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