
di Ettore Grassano
Vicenda Terme, crisi idrica e invasi, il futuro dell’Ospedale Galliano. Ma anche la vendemmia e l’agrivoltaico, senza perdere di vista l’importante scadenza elettorale del 2027. Mai come oggi Acqui Terme appare area al centro di tanti snodi strategici, sospesa tra grandi potenzialità di sviluppo, e un immobilismo che si traduce in perdita di opportunità. Marco Protopapa ricopre da diversi anni, prima come assessore all’agricoltura e oggi come consigliere regionale, un ruolo di primo piano nello ‘scacchiere’ politico del territorio alessandrino, e non ha mai smesso di ‘spendersi’, in particolare, per le questioni che coinvolgono la sua città. Sarà lui il candidato sindaco del centro destra nel 2027? E’ presto per dirlo, ma intanto gli chiediamo di aggiornarci sui principali temi che riguardano l’acquese, per capire qual è lo scenario che va a delinearsi per i prossimi anni.

Consigliere Protopapa, partiamo da un aggiornamento sulle Terme di Acqui: a che punto siamo?
Credo che sulle Terme sia arrivato il momento di passare definitivamente dalla discussione sul passato a una prospettiva di rilancio. La Regione ha messo a disposizione risorse importanti e credo che questo dimostri che non c’è la volontà di lasciare cadere una delle principali risorse della città e soprattutto un riferimento importante per l’offerta termale piemontese.
Il punto, però, è capire quale modello vogliamo costruire soprattutto dopo aver sospeso una convivenza con l’attuale proprietà che non ha voluto realmente investire e che ci ha portato ad un azzeramento dell’offerta e ospitalità delle strutture acquistate 10 anni fa.
Acqui ora, dovendo re-impostare il suo futuro non può pensare di riproporre semplicemente il termalismo di venti o trent’anni fa. Dobbiamo mettere insieme la componente sanitaria, il benessere, il turismo, la ricettività e tutto ciò che ruota intorno alla risorsa termale.
L’acqua termale è un patrimonio che non possiamo permetterci di non valorizzare. Ma per farlo servono un progetto chiaro, investimenti e una capacità di coinvolgere tutti gli operatori del territorio ovviamente con le strutture a disposizione che sono ad oggi inferiori rispetto alla potenzialità originaria.
Dopo aver riconosciuto la creazione di un Polo del termalismo sono state assegnate risorse al Comune di Acqui Terme (250.000 € per tre anni) per poter mantenere vivo il servizio sanitario delle cure e spero che presto siano avviati i lavori per assicurarle nel breve periodo mentre un altro investimento (100.000€) è stato dedicato per poter verificare la possibilità di far diventare parte attiva e diretta le strutture sanitarie esistenti ( Ospedale Monsignor Galiano o Distretto Sanitario di via Alessandria) anche in previsione della possibilità di creare un reparto di riabilitazione legato alle cure termali.
In questi anni le Terme, non necessariamente curative ma legate a relax e benessere, sono di gran moda. Come è possibile che Acqui si sia invece “impantanata”?
È proprio questo il paradosso. La domanda di benessere, turismo esperienziale e qualità della vita è cresciuta, mentre Acqui non è riuscita a sfruttare pienamente una risorsa che aveva già a disposizione.
Su questo penso che ci sia poco da dire: la proprietà attuale non ha ritenuto di investire e peggio ancora mantenere quello che già era a sua disposizione tra l’altro in parte costato molto come risorse pubbliche (vedi il Lago delle Sorgenti).
E’ così venuto a mancare il collegamento tra le Terme e il commercio, ristorazione, cultura, territorio ed enogastronomia realtà, fattori trainanti in molte altre città.
La bellezza della nostra città e la risorsa termale poteva fare la differenza, spero che si possa a breve recuperare tutto il tempo perduto.

Sanità: l’ospedale Galliano “transiterà” davvero dall’Asl al nuovo Irccs di Alessandria, e con quali conseguenze pratiche per gli utenti?
Su questo preferisco essere molto prudente, perché prima di parlare di conseguenze bisogna avere chiaro l’assetto definitivo.
Quello che per me deve essere un punto fermo è che qualsiasi riorganizzazione non può tradursi in una perdita di servizi per il territorio. Anzi, se ci sarà un nuovo modello organizzativo, dovrà servire a rafforzare l’integrazione con Alessandria e a migliorare le risposte ai cittadini: avere Alessandria come punto di riferimento ora che ha avuto questo importante riconoscimento vuol dire avere una struttura più vicina e sicuramente più attrattiva anche al personale sanitario e proiettata a migliorare i servizi grazie anche alla ricerca: Acqui deve inserirsi in tutto questo in un modo attivo.
Il Galliano per Acqui e per il suo territorio è un presidio essenziale. Dobbiamo guardare alla sanità non soltanto attraverso la struttura fisica dell’ospedale, ma soprattutto attraverso i servizi che vengono garantiti: specialistica, diagnostica, assistenza territoriale e collegamento con i centri di riferimento.
Come consigliere regionale continuerò a seguire la questione chiedendo chiarezza sui tempi e soprattutto sulle ricadute concrete per cittadini e operatori: alla preoccupazione che stanno sorgendo in questi ultimi tempi ho richiesto alle parti operative della struttura acquese di proporre ai vertici delle amministrazioni coinvolte soluzioni adeguate per migliorare il servizio, perché solo chi lavora dentro il sistema sa esattamente cosa serve: sono previsti diversi incontri di confronto sul tema.

Questione idrica: l’estate eccezionalmente calda e “lunga” ha riproposto in maniera drammatica la questione siccità, ma anche il tema degli acquedotti e degli invasi. Anche l’area di Acqui Terme gioca un ruolo importante..
Quella dell’acqua è una delle questioni sulle quali dobbiamo cambiare approccio. Questa estate ci conferma che la siccità non è più soltanto un’emergenza occasionale, ma una questione strutturale che richiede programmazione.
Lo abbiamo visto anche in questi giorni con il Bric Berton, dove siamo arrivati al paradosso di dover trasportare acqua per alimentare un invaso. È la dimostrazione concreta che non possiamo limitarci a intervenire quando l’acqua manca: dobbiamo aumentare la nostra capacità di conservarla quando c’è.
Per questo considero positivo che l’attuale Giunta regionale stia portando avanti una strategia sugli invasi diffusi che avevamo iniziato a costruire nella precedente legislatura, soprattutto dopo la crisi idrica del 2022-2023.
Avevamo lavorato sulla necessità di affiancare alle grandi opere una rete di piccoli e medi invasi, sul recupero – dove possibile – di cave dismesse e depressioni naturali e sul rafforzamento delle infrastrutture dei consorzi irrigui.
Ben venga quindi che questo percorso prosegua. Quando una scelta è nell’interesse del Piemonte, è giusto che abbia continuità, indipendentemente da chi l’ha iniziata. Oggi, però, dobbiamo fare un ulteriore salto di qualità e trasformare quelle basi in un vero Piano Piemonte per la sicurezza e l’accumulo idrico.
Il Bric Berton, in questo senso, è un esempio importante per il nostro territorio. Il progetto del secondo invaso va avanti e credo sia fondamentale arrivare rapidamente a una conclusione, naturalmente con tutte le verifiche tecniche e ambientali necessarie. Non riguarda soltanto Ponzone: riguarda la sicurezza idrica di un’area più ampia dell’Acquese e della Valle Erro.
Ma gli invasi da soli non bastano. Dobbiamo intervenire anche sugli acquedotti, riducendo le perdite e ammodernando le reti. Dobbiamo aumentare l’acqua che riusciamo ad accumulare e, contemporaneamente, evitare di perderla lungo il percorso utile per l’agricoltura, per gli incendi boschivi e per i momenti di crisi idrica.
La sfida, insomma, è passare dall’emergenza alla programmazione e credo che il Piemonte possa diventare un vero progetto pilota nazionale su questo tema ma non dovrà essere solo un attività gestita dal pubblico: spero che anche i privati, con i dovuti sostegni economici, si possano rendere direttamente attivi.

Lei segue da vicino anche l’agricoltura. Agrivoltaico: qual è la soluzione? Si può produrre energia senza consumare suolo agricolo e deturpare il paesaggio?
Io credo che sia possibile, ma servono regole precise. Non sono contrario alle energie rinnovabili e non penso che agricoltura ed energia debbano essere messe una contro l’altra.
Il problema è capire dove realizzare gli impianti, soprattutto quando si parla di terreni agricoli di particolare valore.
Su questo ho riformulato il mio emendamento alla legge sulle ulteriori aree idonee. Nel frattempo il quadro normativo e giurisprudenziale è diventato più chiaro, anche alla luce delle recenti pronunce della Corte costituzionale e del Consiglio di Stato.
La mia proposta non introduce un divieto generalizzato alle rinnovabili. Chiede di individuare con criteri oggettivi e verificabili quali siano le aree agricole di elevato valore, in modo che la Regione possa esercitare concretamente gli strumenti che la normativa nazionale già mette a disposizione.
Parliamo, per esempio, dei terreni legati alle produzioni DOP, IGP, DOC e DOCG, dei terreni di prima e seconda classe di capacità d’uso del suolo e delle superfici agricole biologiche.
Il principio è semplice: sì alla transizione energetica, ma senza sacrificare proprio i terreni agricoli più fertili e produttivi.
E credo che questo tema riguardi direttamente anche Acqui, con la vicenda dell’impianto previsto nell’area della Madonnalta dove in particolare è evidente una scelta progettuale che ha completamente ignorato il rispetto ambientale ed agricolo scegliendo un area all’ingresso di una città turistica. Non spetta a me sostituirmi agli enti che devono esprimere le valutazioni, ma credo sia doveroso che, alla luce delle novità intervenute, vengano verificati tutti gli strumenti disponibili per tutelare un’area ricca di valori , qualora ne ricorrano i presupposti.

La vendemmia quest’anno è cominciata dopo Ferragosto: che annata sarà per i nostri vini?
È ancora presto per dare un giudizio definitivo, ma le prime indicazioni ci permettono di guardare all’annata con attenzione e, per alcuni aspetti, con fiducia soprattutto rivolta ad alcuni vitigni.
L’anticipo della vendemmia è però un altro segnale evidente di quanto il clima stia cambiando. Caldo e siccità hanno modificato i tempi della maturazione e messo le colture sotto stress.
Per questo non dobbiamo limitarci a parlare della singola annata. Il settore vitivinicolo piemontese è un patrimonio economico, agricolo e paesaggistico e deve essere accompagnato anche nell’adattamento ai cambiamenti climatici.
E qui torniamo al tema dell’acqua: agricoltura di qualità e disponibilità della risorsa idrica sono sempre più legate.
Poi naturalmente saranno i produttori e le cantine, una volta completata la raccolta e la vinificazione, a dirci quale sarà davvero il giudizio sull’annata che spero non colpisca negativamente le nostre aziende che ora meritano di portare a casa il meritato guadagno dopo un anno di duro lavoro.

Il 2027 sarà un anno elettorale importante. La sua candidatura come sindaco di Acqui Terme di tutto il centrodestra è sul tavolo, o è ancora presto?
È presto per parlare di candidature. Io oggi sono consigliere regionale della Lega e il mio impegno è concentrato sul lavoro che sto portando avanti in Regione e sulle questioni del nostro territorio, verso le quali il mio movimento politico è sempre stato attento stando vicino alla gente.
Una candidatura a sindaco non può essere una scelta personale o una questione di nomi a prescindere, ma deve esserci prima di tutto un progetto concreto e virtuoso naturalmente con una buona squadra in grado di portarlo avanti.
Acqui ha bisogno di fare un’analisi obiettiva di come è stata amministrata nel passato e nel presente, per ragionare sul proprio futuro: Terme, commercio, lavoro, turismo, sanità, agricoltura, infrastrutture ma anche decoro urbano e soprattutto sicurezza sono fattori importanti che si intrecciano e vedono impegni che non riguardano solo il perimetro territoriale cittadino.
Una mia candidatura è un’ipotesi come tante altre, ma io sono abituato a vedere ed imparare da cosa fanno gli altri territori che ritengo “vincenti” e quindi appoggerò, in linea con il mio partito, sicuramente un progetto politico per la mia città con una visione che guardi anche “oltre confine”, dove ognuno dovrà fare responsabilmente la propria parte.


