Quale percorso di studio per i nostri ragazzi? Una scelta da ponderare con attenzione

di Flavio Gastaldi*

 

Egregio Direttore,

 

pur nel caos totale in cui versa la scuola italiana, vorrei porre l’accento su un aspetto poco dibattuto e sul quale invece occorre a mio avviso una riflessione e un conseguente appello.

In questi giorni, migliaia di studenti sono chiamati a compiere un passaggio che, volenti o nolenti, condizionerà il loro prossimo futuro: la scelta della scuola secondaria di secondo grado. Nelle settimane passate i nostri ragazzi si saranno sicuramente sottoposti, nonostante le gravi difficoltà legate al Covid-19, a sessioni di orientamento durante le quali avranno appreso i rudimenti della classificazione scolastica superiore in base alle materie di insegnamento prevalente.

Immagino che abbiano anche partecipato a diversi “porte aperte” virtuali (dato il tempo di pandemia) in cui lucidissimi e ordinatissimi istituti e licei si proponevano a sempre più confuse famiglie radunate per l’occasione davanti allo schermo del pc.

Ci sono, però, una serie di informazioni che, a mio giudizio, vanno tenute in considerazione nella scelta del futuro degli studenti. Secondo una recente ricerca i settori lavorativi più richiesti sono quelli che vanno dall’industriale al turistico passando per il commerciale, quello dei servizi alle imprese, delle costruzioni, dei trasporti e, ovviamente, sanitario. A questo si aggiunge che il PNRR approvato dal Consiglio dei Ministri si pone un obiettivo ambizioso, quello di portare il tasso di occupazione italiano in linea con la media dell’UE entro la fine del decennio.

Per la scelta del ramo scolastico dobbiamo ragionare con lo sguardo puntato tra 5-6 anni. I recenti dati del CNEL parlano di 2 milioni di “neet”, ovvero ragazzi che non studiano, non lavorano e non ne sono alla ricerca. E ovviamente vivono con le proprie famiglie.

Ora, chiediamo a un normale motore di ricerca le ultime statistiche riguardanti il rapporto tra occupazione dopo il percorso scolastico e la scuola frequentata: anche Il Sole 24 Ore fornisce dati molto chiari e sono tutti a favore degli istituti tecnici e professionali che, non si sa per quale motivo, negli ultimi anni sono stati percepiti nella scelta degli studenti come di serie B. Non solo con l’obiettivo di entrare nel mondo del lavoro al termine della classe quinta: se durante il percorso si decidesse di continuare gli studi, con un Diploma superiore si potrebbe comunque accedere sia alle Università che ai corsi post-diploma degli ITS, peraltro sempre più richiesti, di alto livello e con un tasso di occupazione importante anche in questo caso.

In conclusione, il mio è un semplice appello agli studenti, un invito a fare un bagno di realismo partendo dai dati e guardando in prospettiva, conscio che a 13 anni ci sono tutt’altre priorità. Ma fermarsi qualche minuto a riflettere sul proprio futuro può essere una decisione saggia.

*Sindaco di Genola
Deputato Lega Salvini Premier