Borioli: “Caro Chiamparino, per abbassare così la serranda di ExpoPiemonte basta un usciere: noi ti abbiamo eletto per governare”

Borioli nuovaAbbiamo incontrato il senatore Daniele Borioli prima della sua netta presa di posizione rispetto alle dichiarazioni a mezzo stampa del presidente della Regione Sergio Chiamparino sul futuro della struttura espositiva di Valenza ExpoPiemonte.

Sul tema Daniele Borioli ha usato anche su facebook parole molto chiare (“Le dichiarazioni di Chiamparino su Expopiemonte sono superficiali, inadeguate e sbagliate”), e alla nostra successiva richiesta di chiarimenti, alla domanda “Ma ora concretamente cosa si aspetta che faccia Chiamparino?”, Borioli precisa: “Mi aspetto e chiedo che Chiamparino faccia il Presidente della Regione, che dovrebbe sapere: che Expopiemonte è principalmente una società sua, di cui detiene una solida maggioranza di controllo, la quale comporta che sarebbe proprio la Regione a rimetterci in caso di una “svendita”, per la quale con dichiarazioni così si rischia di creare serie premesse; che Bulgari sta per realizzare un grosso investimento produttivo proprio nell’area adiacente ad Expopiemonte e che sparare alla cieca sulle potenzialità della struttura non è un buon modo per incoraggiarlo a completare l’operazione; che la Bulgari, se proprio interessava chiamarla in causa, lo si doveva fare in altro modo, non con qualche battuta sui giornali. Credo cheExpo-Piemonte Valenza Sergio, abituato ad avere a che fare con Marchionne e C., sappia come si fa. Ripeto, ci può stare tutto, ma il Presidente di una Regione, a un centro in crisi come Valenza, che tuttavia dà tuttora al Piemonte un solido contributo sul’export, propone un progetto, non la smobilitazione: vendiamo Expopiemonte e su così investiamo, in cambio. Ha delle idee? Dall’intervista si vede solo la serranda che scende. E per questo basta un usciere. Noi Chiamparino lo abbiamo eletto per governare”.

Basterebbe chiuderla qui per dar fuoco alle polveri. Ma anche il resto dell’intervista fa emergere elementi assai interessanti. Buona lettura (e.g.)

 

Il senatore Daniele Borioli arriva all’appuntamento alla guida di una Panda, (“ma la spending review non c’entra: ho sempre amato auto piccole, si parcheggiano meglio: con la mia vecchia Uno ho girato l’Europa, e una volta, in pieno inverno, mi sono pure fatto Genova Valenza col finestrino abbassato e incastrato: un’esperienza che non dimentico”), in forma smagliante e ben disposto ad un confronto ad ampio raggio sullo scenario politico nazionale e locale che stiamo vivendo. “Stagione di riforme importanti per il Paese, credo decisive: ma al contempo con un contesto economico occupazionale che fa davvero tremare i polsi, e che deve essere per forza priorità assoluta. I due livelli, riforme istituzionali ed economia, sono i due cardini del lavoro che attende il Governo Renzi nei prossimi mesi, e anni”. Ma ci arriveremo alla fine della legislatura? E su scala alessandrina, con un barometro del territorio che oscilla sempre più tra crisi e depressione, si può provare ad invertire la tendenza, e come?
Senatore Borioli, partiamo con una domanda secca: ce la farà Renzi ad arrivareRenzi comizio alla fine dei mille giorni, e a realizzare almeno una parte delle riforme annunciate?
Io credo che ce la possa fare, a due condizioni: che sul fronte interno del partito l’atteggiamento di Renzi sia d’ora in poi quello di apertura e confronto preannunciato al congresso nazionale di pochi giorni fa, e naturalmente anche che lo scenario economico nazionale (anche condizionato da elementi internazionali, come la crisi sul fronte Russia Ucraina) ci consenta di rialzare la testa e rifiatare, per poi ripartire. Perché davvero sul fronte dei dati della produzione, dei consumi e dell’occupazione oggi lo scenario è drammatico.

D'AlemaPartiamo dalla politica però: non è che lei sta diventando renziano? Massimo D’Alema, non più tardi di qualche settimana fa, il governo Renzi lo ha sostanzialmente bocciato…
Ho letto, e forse pur facendo un’analisi condivisibile nei contenuti, D’Alema stavolta  ha sbagliato i tempi, per cui qualcuno ha messo in connessione l’attacco con problemi personali di ruolo, sul fronte europeo. Posso dire come la vedo io: oggi alternative vere alla premiership di Renzi francamente non ne vedo, se non ipotizzando un’Italia guidata da Grillo: e a chi ci crede dico sinceramente auguri, ma speriamo di non vivere mai un simile scenario.

Però Renzi comincia a suscitare perplessità su tanti fronti: industriali, sindacati, persino le forze armate. E, soprattutto in tanti (D’Alema e Della Valle, per citarne due assai noti) si chiedono cosa abbia fatto finora, 80 euro a parte…
Consideriamo però che situazione ha ereditato, e riconosciamo che anche chi lo ha preceduto non ha brillato, e che siamo stretti nella morsa della crisi, e della richiesta di rigore da parte dell’Europa, e dei tedeschi soprattutto. Oggi il player decisivo si chiama Mario Draghi, che sta con metodo e capacità cercando di far capire alla Germania che dalla crisi si esce facendo riforme strutturali, che richiedono tempo, e che non possono significare solo tagli indiscriminati. Anzi, in una prima fase quando riformi profondamente un sistema probabilmente devi persino spendere di più: l’importante è che ci sia un progetto forte, e chiaro.

Prima riforma senatore, le Province: a tanti questo sembra un pasticcio bello ePalazzo Ghilini 2 buono. Eliminati gli stipendi di pochi politici, rimane una macchina di 60 mila persone completamente in panne. Che succederà?
Personalmente rimango convinto che sarebbe stato meglio percorrere un’altra strada: ossia aggregazione tra Province, e mantenimento della politica elettiva. Si è scelto altrimenti, e ne ho preso atto. Oggi si deve assolutamente andare avanti, perché siamo in mezzo al guado. E Alessandria, dove mancano le risorse persino per la manutenzione delle strade, non è un unicum, sia chiaro: la situazione è generalizzata. Non so se si sceglierà di creare delle agenzie territoriali, o di trasferire le competenze delle Province direttamente alle Regioni. Certo bisogna far presto.

Rossa 15Intanto sembra ormai deciso: il 12 di ottobre il sindaco di Alessandria Rita Rossa diventerà anche presidente della Provincia. Con quali conseguenze?
Prima di tutto ritengo importante che il Pd arrivi a questa scelta in maniera unitaria, e ben consapevole dell’esigenza di continuare a dar voce a tutti i territori, anche se non sarà un percorso facile. Queste elezioni di secondo grado, comunque, gli elettori non le capiscono, e credo che siano un passaggio transitorio: con la riforma della Costituzione, nella stessa di Province non si parlerà proprio più. Chiaro quindi che stiamo vivendo un momento di passaggio.

Seconda riforma: il Senato. Era proprio necessario procedere in questa direzione, e in che tempi si concretizzerà la riforma? Anche qui, come per le Province, a scegliere non saranno più gli elettori. Andiamo verso una post democrazia, o come dice qualcuno stiamo realizzando più di trent’anni dopo il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli?
(sorride, ndr) Ci andrei cauto con le suggestioni: in realtà la riforma del Senato che abbiamo fatto, e che ora dovrà completarsi con i diversi passaggi parlamentari alla Camera e poi di nuovo al Senato, e probabilmente anche con un referendum confermativo popolare (che pure in caso di riforma con il consenso dei 2/3 del Parlamento non sarebbe indispensabile), era enunciata già nelle tesi dell’Ulivo del 1995: la tesi numero 4, precisamente. Dopo di che, che Berlusconi non sia propriamente l’alleato ideale con cui fare le riforme non ho nessuna difficoltà ad ammetterlo, e speriamo di tornare presto ad una dialettica politica molto più chiara, e netta.

Terza riforma: la legge elettorale. Cosa ci dobbiamo aspettare?Elezioni 2014
Logico innanzitutto che ci si occupi di legge elettorale solo dopo la modifica del Senato, e non prima. E, proprio perché avremo soltanto più una Camera elettiva, e non due, ritengo personalmente essenziale rivedere alcuni elementi del cosiddetto Italicum: legge che, indubbiamente, ha la tendenza a garantire più la governabilità che la rappresentanza. Ma, se il Senato diventa di sole 100 persone, e pur mantenendo forti prerogative non è più a diretta elezione popolare, credo che per la Camera si debba per forza alzare l’asticella che fa scattare il premio di maggioranza, e abbassare la soglia di sbarramento: l’8% sarebbe davvero eccessivo.

Liste bloccate, o preferenze?
Preferire in realtà un modello a collegi, tipo Mattarellum. Ma meglio le preferenze delle liste bloccate, che sono in realtà una richiesta di Forza Italia. In ogni caso questo sarà certamente terreno di confronto, e forse anche di scontro.

Palenzona FabrizioParliamo di casa nostra senatore Borioli. Nelle settimane scorse c’era anche lei a Palazzo Monferrato, all’incontro che ha avuto per protagonista assoluto Fabrizio Palenzona. Anche lei concorda con chi ogni tanto dice: “per salvare l’alessandrino ci vorrebbe un nuovo Palenzona”?
(sorride, ndr) La mia cultura politica è certamente lontana dalla cultura dell’uomo della Provvidenza, o solo al comando. Ma è indubbio che senza Carlin Petrini o Farinetti, o anche Ferrero o Miroglio, le Langhe non sarebbero diventate quello che sono oggi, per cercare un esempio vicino a noi, ma non alessandrino. Dunque, più che una sola persona, per far decollare un territorio serve un gruppo di intelligenze, in settori diversi, capaci di fare squadra. Naturalmente Palenzona ebbe, vent’anni fa, un peso rilevante, in un contesto tra l’altro, quello della fine della prima repubblica, per nulla facile e sereno. E seppe guidare l’avvio di progetti importanti, dall’Università alla logistica, fino alla vocazione turistica di casa nostra. Vent’anni dopo, però, cosa vediamo? Che molti di quei progetti non si sono concretizzati con la forza che avremmo auspicato, perché è mancata una dimensione corale. La logistica è un buon esempio: quando Palenzona era a Slala, ed il sottoscritto assessore regionale ai Trasporti, ce l’abbiamo messa tutta per creare le condizioni perché tutto l’alessandrino potesse cogliere quell’opportunità come volàno di sviluppo del territorio. Altri hanno poi deciso diversamente, e smantellato tutto.

Continua a credere che oggi il Terzo Valico sia davvero indispensabile? E loTerzo Valico cava Voltaggio sviluppo della logistica nell’alessandrino può essere un progetto ancora attuale?
La logistica nell’alessandrino c’è già: pensiamo a centri come l’Interporto di Rivalta, e alla limitrofa area di San Guglielmo. Sì, io credo che il Terzo Valico, e in generale le grandi opere infrastrutturali, rimangano più che mai una leva di sviluppo, soprattutto se si crede che la crisi che stiamo vivendo prima o poi finirà, e che le merci in arrivo nei porti liguri torneranno ad avere un trend di crescita. E qui bisogna sfatare un altro luogo comune che ogni tanto emerge, che è presunta concorrenza tra Alessandria e Novara. Sono due poli diversi, che in una logica di progetto di logistica integrata possono avere entrambi un ruolo essenziale. E Alessandria in particolare, con il suo scalo merci, non può rassegnarsi ad una dimensione di decadenza, quando invece può e deve essere strategica.
E poi c’è la questione treni passeggeri: anche di recente si è tornati a sottolineare che, ad esempio, lo sviluppo di linee dedicate alle merci potrebbe consentire anche di potenziare, in parallelo, i treni che trasportano persone. Penso ad esempio a linee integrate e veloci tra Genova e Torino, con naturalmente un miglioramento dei collegamenti anche per le stazioni di Alessandria e Novi.

Ravetti 3Qual è lo stato di salute del Partito Democratico ad Alessandria? L’elezione della nuova segreteria è imminente, e segnerà il superamento dei conflitti degli ultimi anni e mesi, che tutti ricordiamo?
Credo assolutamente di sì, e che ci sia lo spazio per trovare un accordo su una segreteria davvero unitaria, e su un segretario o segretaria che sia capace di continuare l’ottimo lavoro svolto da Mimmo Ravetti, oggi consigliere regionale e quindi incompatibile per statuto.

Il fatto che ci sia già stato l’accordo su Rita Rossa per la Provincia, significa che la segreteria toccherà comunque all’area Cuperlo, o meglio a casa nostra Borioli-Fornaro?
Siamo un grande partito unitario, queste contrapposizioni dobbiamo saperle superare davvero, una volta archiviati i singoli passaggi elettorali. Dobbiamo trovare una soluzione (e certamente anche una figura singola, per tornare al ruolo delle persone) capace di rappresentare davvero una sintesi, e un dialogo aperto e trasparente.Filippi Paolo nuova

Paolo Filippi, che sta concludendo il suo percorso decennale di presidente della Provincia, è ormai definitivamente fuori dal Pd?
Mi auguro assolutamente di no. Paolo è un amministratore di grandi capacità e relazioni, che potrebbe dare ancora un contributo importante al Pd, naturalmente a condizione che sia quello che anche lui desidera. Inutile ora mettersi qui a rivangare il passato, e ad attribuire torti o ragioni. Meglio guardare avanti, e costruire: se possibile tutti insieme.

 

E lei, senatore? Se il Senato evolverà nella direzione prevista, di rielezione non se ne parla proprio…
(sorride, ndr) Però non c’è mica scritto da nessuna parte che chi ha fatto il senatore non possa Borioli nuova 2diventare deputato….scherzi a parte, a me preme oggi fare bene il mio lavoro, che mi appassiona molto. Alla fine della legislatura (perché personalmente continuo a pensare che verrà completata, e che il Pd e Renzi centreranno l’obiettivo delle riforme) avrò sessantun anni. Pochi per fare il pensionato, salute permettendo. Ma si può dare il proprio contributo in tanti modi diversi: vedremo. Per ora diamoci da fare!

 
Ettore Grassano