Stefano Tassinari: la parola immaginata [U Gnacapiöğ]

Bona Giorgiodi Giorgio Bona

 
Credo che non sia possibile sottrarsi alle richieste del carissimo direttore Ettore Grassano per ricordare un amico che non c’è più: lo scrittore Stefano Tassinari.

Intanto queste poche righe sono proprio in linea con quanto si sta muovendo in questi giorni, cioè una raccolta fondi per dare vita a un sito che contenga testimonianze sonore, video, fotografiche e testuali sulla vita e sull’opera dello scrittore bolognese.

Stefano ed io ci incontrammo la prima volta a Milano a casa di un amico comune, lo scrittore Michelangelo Coviello. Era appena uscito un suo libro, “All’idea che sopraggiunge”, per una piccola realtà editoriale, bella e temeraria, aihmè cancellata dall’orribile tzunami di tempi non molto felici.

In momenti come questo, sovrastati dalla televisione berlusconiana, l’opera di Tassinari, testimone del suo tempo, narratore instancabile di una generazione che fa i conti con la storia e attento custode di una memoria che tanti oggi vorrebbero, se non cancellare, almeno riscrivere, è un punto fermo per riflettere sugli anni che noi ci portiamo dietro e una testimonianza per le nuove generazioni.

Da che lo ricordo Stefano ha sempre creduto nel valore sociale della letteratura, cercando diTassinari Stefano agire di conseguenza. Questa era una scelta di campo, una militanza in cui la scrittura va a sostegno della memoria storica con analisi acute e impegno civile.

Dal 1999, nel piccolo teatro ITC di San Lazzaro di Savena nasce la parola immaginata, dove la letteratura va a teatro e cala diretta tra il pubblico con l’inedita formula dell’incontro con lo scrittore seguito da un accompagnamento musicale, proiezione di fotografie e brani del libro recitati da un attore. Queste serate che Stefano organizzava con passione e amore hanno avuto un riscontro straordinario, perché sono subito diventate serate calde, intense, impedibili, zeppe di gente che accorreva a sentire scrittori come Wu Ming, Sandro Veronesi, Silvia Balestra e musicisti come Paolo Fresu, Tete de Bois e Mauro Pagani su tutti, per non parlare di attori come Marco Baliani e Leo Gullotta.

Credo che Stefano fosse anche un grande comunicatore di passioni, perché a teatro ha insegnato ad amare la letteratura, ad assaporare il valore della parola e a capirne le emozioni senza troppe finzioni da talk show televisivi.
Questo era Stefano. Prendere o lasciare. Ha lavorato fino all’ultimo, prima di quei fatidici giorni di maggio 2012 che lo hanno portato via, dopo una dura lotta contro un male invisibile che ti lavora dentro.

Resistere era un verbo che a lui piaceva tanto e ha fatto una tenace resistenza lunga otto anni contro il male che poi ha avuto ragione.

In attesa della progettazione e della realizzazione del sito, e che si effettui la standardizzazione dei materiali e sia acquisito uno spazio su Vimeo per ospitare i filmati, vi consiglio di procurarvi i libri di Stefano, quelli che sono ancora trovabili a metà prezzo stampati da Tropea. Vi ricordo la trilogia “L’ora del ritorno”, “I segni sulla pelle” e “L’amore degli insorti” fino all’ultimo “Il vento contro”, il durissimo romanzo che parla dell’omicidio del dissidente comunista Pietro Tresso in alta Val Loira ad opera di partigiani stalinisti.
Sono certo che riuscirà ad appassionarvi. La parola immaginata sfonderà la realtà.

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