Bianchi-Demicheli: “La pandemia non ha fermato la nostra musica: ma dal vivo è un’altra cosa! Il successo internazionale? Siamo alessandrini, non ci dà alla testa”

di Ettore Grassano

“Lo scriva pure: rispetto alla nostra ultima intervista di qualche anno fa sono cresciuto di 5 centimetri: così finalmente Daniela non è più costretta a tenere le ginocchia piegate durante l’inchino di fine concerto!”. Marcello Bianchi, oltre ad essere un prodigioso talento musicale, violinista di fama internazionale e forte orgoglio alessandrino, è un uomo di grande umorismo e piacevolissima conversazione. Daniela Demicheli, non solo apprezzata pianista e clavicembalista, ma anche, da decenni, partner artistica di Marcello, e cofondatrice con lui del Festival Alessandria Barocca e non solo…, conferma divertita: “Eh sì, indossare scarpe senza tacchi in certe serate è poco elegante, e allora abbiamo sempre escogitato qualche trucchetto, perché lui sotto sotto soffre questi miei centimetri di troppo…”.

Comincia così, in maniera briosa ma anche rilassata, una bella conversazione con due musicisti con la M maiuscola, di cui Alessandria dovrebbe davvero essere fiera, non fosse che talvolta siamo una città così distratta e superficiale. “Ma non ci lamentiamo”, sorride Daniela Demicheli, “e se il 2 giugno parte la quattordicesima edizione di Alessandria Barocca e non solo…, con prestigiosi appuntamenti ormai itineranti in tutta la provincia, significa che il seme ha dato buoni frutti”. Senza dimenticare naturalmente il secondo importante progetto del duo Bianchi Demicheli, ossia i 4 concerti del Gamondium Music Festival, giunto alla sua sesta edizione, e partito la settimana scorsa: “un ciclo musicale interamente castellazzese – sottolinea Marcello Bianchi -, ma dai contenuti di altissimo profilo, in cui si esibiscono talenti di fama nazionale e internazionale: qui il focus è l’universo della musica da camera ‘non barocca’, il che ci consente di esplorare mondi ampi ed eterogenei”.

Ma cosa significa, oggi, fare musica ‘colta’, o comunque non leggera, e farla in una provincia che, per quanto dotata di un Conservatorio come il Vivaldi (“con alcuni docenti di valore assoluto, e citiamo volentieri Simone Gragnani, Claudio Merlo, Juan Manuel Quintana, fra gli altri”, confermano Bianchi e Demicheli), certamente non è al centro di grandi pianificazioni culturali? E quanto gli ultimi anni, tra crisi ‘di sistema’ ed emergenza pandemica, hanno cambiato esigenze e abitudini del pubblico che segue i concerti?

Partiamo dai vostri progetti più noti: Alessandria Barocca e non solo… e Gamondium Music Festival sono ormai eventi consolidati, che richiamano una platea non solo locale: è complicato realizzarli?
(Per me per nulla, fa tutto lei: è il braccio e la mente”! Ironizza Marcello. Poi il discorso diventa serio, ndr) Lo è sempre di più, sul fronte organizzativo e del reperimento delle risorse necessarie. Purtroppo questo non è un tratto negativo solo alessandrino, ma accomuna tutto il nostro Paese. Se consideriamo che l’Italia è la culla della musica classica, e guardiamo al diverso atteggiamento di altri Paesi Europei nei confronti dei professionisti del settore, la differenza salta agli occhi. Detto questo, noi ci siamo costruiti il nostro percorso, abbiamo trovato strada facendo il sostegno di alcuni partner, in primo luogo la Fondazione CRA e la Fondazione CRT, e riusciamo da un lato a far quadrare i conti, dall’altro a coinvolgere ogni anno musicisti di qualità assoluta.

Qual è il pubblico dei vostri Festival?
Decisamente eterogeneo: ci sono i veri intenditori di musica classica, che arrivano anche da Milano, Torino o Genova per ascoltarci, magari in val Curone, e tanti appassionati che apprezzano musiche e allestimenti, senza essere dei super esperti. Un elemento per fortuna caratterizza tutto il nostro pubblico, ed è il rispetto per i professionisti che si stanno esibendo. Il che significa attenzione durante l’esecuzione, e molto spesso la curiosità di saperne di più, magari anche di contattarci a fine concerto per qualche chiarimento. Sia chiaro, non pretendiamo un approccio ‘religioso’ o ‘sacro’, e ci sta anche che i concerti, soprattutto d’estate e in località turistiche, siano ‘calati’ in un più ampio contesto di intrattenimento, magari enogastronomico. Ma ci offende profondamente, e purtroppo i casi di questo tipo si sprecano in giro, quando la musica diventa un semplice sottofondo alla tavola imbandita, o al cicaleggio di gruppo. Ecco, questo scenario per fortuna non lo abbiamo mai subìto, e lo lasciamo volentieri ad altri.

Alessandria Barocca non esisterebbe senza il vostro gruppo musicale, L’Archicembalo: che siete voi, Daniela e Marcello, ma non solo……
Cominciamo col ricordare, anche a noi stessi, che siamo un duo musicale dal 1994: l’anno prossimo festeggeremo trent’anni di sodalizio artistico insomma, e bisognerà inventarsi qualcosa. Davvero ci siamo completati a vicenda, e continuiamo a farlo anche oggi, senza mai smettere di stimolarci, criticarci, progettare e divertirci. L’Archicembalo nacque anni dopo, nel 2000, come ensemble barocco che suona con strumenti originali. Possiamo essere da 3 a 9 o 10 musicisti, in relazione alle situazioni, e anche ai budget. Parliamo per lo più di artisti con matrice alessandrina, come il violoncellista Claudio Merlo e i violinisti Paola Nervi e Marco Pesce, ma non solo.
Quel che è importante sottolineare però è che siamo tutti solisti di valore, che in questo progetto riescono ad integrarsi, armonizzandosi senza bisogno di un vero direttore d’orchestra. Facciamo concerti per lo più in Italia, ma in questi anni ci siamo esibiti anche in Spagna e in Germania.

Con riscontri notevoli: i tre cd che come Archicembalo avete prodotto in questi anni hanno ottenuto critiche entusiaste non solo sui giornali di settore, ma persino sul Financial Time….
Il progetto che ci ha portato alla realizzazione di due integrali vivaldiane – i 51 Concerti e Sinfonie per archi e continuo e l’intero corpus delle Sonate per 2 violini e basso continuo – è stato accolto davvero con grande favore dalla critica internazionale. Questo ci ha regalato una notorietà di cui siamo molto soddisfatti, anche perché dietro al successo dell’ensemble c’è un grosso impegno non solo musicale, ma anche di gestione artistica dell’attività. Anche da questo punto di vista, fortunatamente, anni di lavoro condiviso ci hanno permesso di trovare un equilibrio che finora ha dato buoni risultati.

Prima però nacque l’Ensemble Lorenzo Perosi, tutt’ora attiva…….
Assolutamente sì. Abbiamo scoperto e approfondito l’esecuzione dell’opera di Lorenzo Perosi,
grazie all’organista e consulente del Vaticano Arturo Sacchetti, fin dal 1995, dando poi vita all’Ensemble Perosi nel 1997: L’Archicembalo arriva proprio da quel percorso, e l’Ensemble ancora esiste, e si esibisce volentieri.

Nel 2020 e 2021, come tutti, avete dovuto fare i conti con il Covid: per i musicisti è stato un mezzo disastro…..o no?
Lo è stato per tutti, e la musica non ha fatto eccezione. Manifestazioni annullate, concerti dal vivo sospesi. E anche esercizi in isolamento, che per chi è abituato a suonare in un ensemble non è proprio banale. Ma come sempre ci si ingegna, e certamente le nuove tecnologie hanno consentito di sperimentare percorsi innovativi, che diventano oggi una freccia di più al nostro arco. Pensiamo ai tanti concerti eseguiti in diretta, ma senza pubblico, e trasmessi in streaming: sembravano follia, ma hanno finito invece con il consentirci di raggiungere un pubblico nuovo, e più vasto. Poi certo se pensiamo, a posteriori, al disagio di suonare in gruppo, ma distanziati di parecchi metri e indossando ognuno la propria mascherina, ci viene da ridere e da piangere. Chi fa musica in gruppo a volte comunica anche con una smorfia, con la mimica facciale: in quel periodo bisognava accontentarsi di guardare gli occhi, e sperare di capirsi!

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Chiudiamo con una riflessione sui musicisti di domani. Voi avete studiato entrambi al Vivaldi, oltre naturalmente ad una serie di altre esperienze di specializzazione. E lì avete anche insegnato a lungo. Oggi ad un giovane talento musicale cosa consigliereste?
(Ci pensano e si sorridono, ndr) I nostri figli fanno entrambi altro, non abbiamo avuto questo dilemma. Certamente il Vivaldi è un ottimo Conservatorio, con alcuni docenti e corsi di vera eccellenza. Ma altrettanto certamente ad un ventenne di oggi, musicista o ingegnere o fumettista che sia, non si devono tarpare le ali. È una generazione che sa girare il mondo, e poi i giovani per definizione hanno bisogno di contaminazione, di scambio culturale, di esperienze. Quindi, così come è vero che il Vivaldi sa attrarre anche studenti da altre parti d’Italia e del mondo, è altrettanto giusto che un giovane talento alessandrino abbia voglia di sperimentare, di girare il mondo e confrontarsi. Rimane una costante però, per un musicista classico, che è lo studio ‘matto e disperatissimo’: il talento è fondamentale, ma non basta. Noi ancora oggi soffriamo se, per 24 o 48 ore, siamo costretti a stare lontano dai nostri strumenti. E poiché facciamo anche spesso le vacanze insieme, i nostri compagni di viaggio ci impongono ovviamente di non portare al mare o in montagna ‘i ferri del mestiere’. Con Daniela è più facile, trattandosi del pianoforte. Ma Marcello ha ogni volta la tentazione di mettere in valigia anche il violino: e ogni volta bisogna ricordargli di lasciarlo a casa!