L’Università del Piemonte Orientale tra sostenibilità e normalizzazione [Centosessantacaratteri]

di Enrico Sozzetti

 

Inaugurazione dell’anno accademico 2021-2022 al tempo della pandemia, le poche novità del Rettore fra investimenti e nuovi corsi. Ad Alessandria annunciata la ‘firma preliminare’ per il nuovo campus, ma nulla più

 

Un attimo prima di pronunciare la fatidica frase “dichiaro aperto l’anno accademico 2021-2022” il microfono ha piantato in asso il Rettore dell’Università del Piemonte Orientale. Con autocontrollo, ma anche con un pizzico di stizza, Giancarlo Avanzi si è voltato verso i tecnici dietro le quinte del teatro di Vercelli. Dopo un attimo di attesa il microfono è stato sostituito. E a questo punto è arrivata l’ufficialità dell’apertura. Un’inaugurazione, quella andata in scena al ‘Civico’, tornata in presenza pur tra limitazioni nel copione e nella capienza, ridotta del cinquanta per cento, che avrebbe voluto celebrare con toni più importanti la svolta green e sostenibile dell’Ateneo con la presenza di Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, che invece ha dovuto rinunciare all’ultimo momento a causa della convocazione, nel pomeriggio di lunedì, del Consiglio dei ministri.

Avanzi nell’intervento di apertura si è soffermato in particolare sul tema della sostenibilità con i corsi di laurea in Chimica verde e Gestione ambientale e sviluppo sostenibile, il nuovo Dipartimento per lo Sviluppo sostenibile e la transizione ecologica (Disste; ha sede a Vercelli ed è integrato con le attività di didattica e ricerca dei poli di Alessandria e Novara; è diretto da Roberta Lombardi, docente ordinaria di Diritto amministrativo) e ha annunciato l’avvio di nuovi corsi: dal prossimo anno sarà attivo quello dedicato a Intelligenza artificiale e innovazione digitale, mentre con l’anno accademico 2023-2024 dovrebbe iniziare quello di Fisica applicata. Fra orgoglio e senso di appartenenza, fra lo snocciolare dei numeri degli iscritti (dai 7.500 del 1998, anno di nascita dell’ateneo, ai 16.400 del 2022) e dei laureati (oltre 37.000 dal 1998) e la necessità di adeguare la struttura amministrativa alla organizzazione della didattica, la relazione del Rettore non si è però contraddistinta per contenuti particolarmente significativi rispetto alle iniziative più recenti messe in campo dall’Upo.

Sul fronte degli investimenti, basandosi sulle dichiarazioni di Giancarlo Avanzi, restano evidenti le differenze fra le tipologie degli interventi previsti dall’ateneo: ad Alessandria «nelle prossime settimane verrà firmato l’accordo preliminare di acquisto» dell’area dell’ex mercato ortofrutticolo al quartiere Orti che dovrebbe ospitare il futuro Campus, ma a nove mesi dalla presentazione in pompa magna del progetto, insieme all’amministrazione comunale, non è stato fornito alcun elemento ulteriore dello stato di avanzamento; a Vercelli sono già iniziati i lavori nel rione Isola (alle spalle della stazione ferroviaria, ndr) nel cui progetto di riqualificazione gioca la parte del leone l’insediamento di laboratori e del nuovo Dipartimento dell’ateneo; a Novara i fronti aperti sono quelli della futura “Città della salute” e del quartiere di Sant’Agabio, nella zona orientale, che grazie a nuove residenze universitarie e all’ampliamento delle strutture di ricerca diverrà «un polo biotecnologico che ingloberà in un’area circoscritta il Dipartimento di Scienze del farmaco, il Centro di eccellenza per la ricerca sulle malattie autoimmuni Caad, l’Incubatore d’Impresa Enne3, e tutte le nuove strutture». Alessandria, Vercelli, Novara, ma anche Verbania con Villa San Remigio, di proprietà della Regione Piemonte, dove «siamo pronti a costruire un nuovo hub della ricerca» assicura il Rettore.

Le successive relazioni non hanno riservato sorprese. Loredana Segreto, direttore generale dell’Upo, ha svolto un breve intervento che non è entrato in alcun aspetto tecnico specifico e nel corso del quale sono state snocciolate per titoli le azioni che saranno alla base «di nuovi modelli organizzativi e gestionali che, tra hub e spoke, daranno vita a una nuova amministrazione digitale e green». Toni dal sapore ecumenico per il rappresentante degli studenti in Consiglio di amministrazione, Filippo Margheritis (al terzo anno del corso di laurea di Giurisprudenza) che, ricorrendo spesso alla parola ‘speranza’ ha ripercorso la cronaca della vita universitaria ai tempi della pandemia, ha sottolineato l’importanza della cultura e della formazione, la necessità di avere un ateneo «inclusivo» e ha citato alcuni dati sulla vita dell’Università del Piemonte Orientale, già peraltro illustrati da Avanzi. Lo spazio riservato alla parola degli studenti è sempre stato un po’ paludato, però negli passati durante l’inaugurazione dell’anno accademico non sono mancate riflessioni anche critiche sulle sedi dell’ateneo, sulla qualità e il funzionamento dei servizi, su quello che funziona e quello che non va o che manca. Questa volta no.

Al presidente della Conferenza nazionale dei rettori delle università italiane, Ferruccio Resta, il compito di svolgere un intervento che è andato ben oltre il saluto istituzionale originariamente previsto a causa dell’assenza di Cingolani. Ha parlato in termini generali del ruolo dell’università nei prossimi anni, del fatto che avrà bisogno di «interdisciplinarietà e contaminazione» e che dovrà «affrontare la sfida dell’innovazione inserendosi nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)» che è «lo strumento per raggiungere questi obiettivi di sviluppo».

Al termine, si è svolta la cerimonia di consegna dei premi per i migliori laureati degli anni accademici 2018/2019 e 2019/2020 e dei numerosi premi speciali. Documentazione ufficiale: https://multiblog.uniupo.it/news/grandi-eventi/luniversit%C3%A0-del-piemonte-orientale-inaugura-il-xxiv-anno-accademico-nel-segno-di