Il congresso PD è terminato. Il bello arriva adesso e serve lealtà

Ravetti nuovadi Domenico Ravetti*

 

 

Le primarie del PD le ha vinte Matteo Renzi ed è lui il segretario nazionale del Partito a cui sono iscritto; non ha vinto Andrea Orlando, che io ho sostenuto con convinzione, e neppure Emiliano. Ma non esiste una sola ragione per cui io debba conformarmi alle posizioni della maggioranza e non cambio idea sugli argomenti che abbiamo utilizzato in queste poche settimane dedicate al Congresso, prima fra gli iscritti e poi tra gli elettori. Resto nel PD sarò rispettoso e chiederò rispetto. Rispetto per le nostre posizioni che mi auguro possano essere vissute sempre come un contributo arricchente per il dibattito, non come un’inutile “gufata”.

Assicuro lealtà appena dopo la sintesi; non assicuro fedeltà al carisma del leader.

Aggiungo che non auspico il fallimento del progetto renziano e non lavorerò per indebolirlo ma non rinuncerò a convincere i miei compagni che è consigliabile una deviazione della rotta rispetto all’attuale navigazione che rischia d’essere solitaria e, su alcune questioni, in linea con alcune traiettorie della destra. Al gruppo dirigente alessandrino confermo tutto il mio impegno (ci mancherebbe altro!) per vincere le elezioni di giugno nel capoluogo e ad Acqui Terme. Ma non smetterò mai, nemmeno per un istante, di dire ad alta voce quello che penso, anche se quello che penso può non essere gradito. Anzi, lo dirò ancora più forte.

Sui numeri delle Primarie in provincia di Alessandria rilevo che siamo passati da 16.886 elettori a 9.430.

 
* Consigliere PD Regione Piemonte