Orfini: “Ma quale Partito della Nazione: il Pd è la sinistra moderna”

matteo-orfinidi Giovanni Prati

 

Abbiamo incontrato Matteo Orfini, presidente del Partito Democratico, esponente di spicco dei “Giovani Turchi”, ai margini del convegno di presentazione di Rifare l’Italia ad Alessandria, venerdì sera. E ha accettato di rilasciarci un’intervista esclusiva, rapida ma con risposte per nulla scontate.

 
Onorevole Orfini, che cos’è “Rifare l’Italia” e perché l’esigenza di un incontro quiRifare l'Italia ad Alessandria?
È un’associazione di persone supportata anche da movimenti esterni che si riuniscono attorno a battaglie culturali e politiche all’interno del Partito Democratico: cito ad esempio l’anti-austerità, il rinnovamento della classe dirigente e l’idea del partito solido. Anche ad Alessandria ci sono persone che condividono questi valori e queste battaglie.

 

Sentiamo spesso la frase “ripartire dai territori”, ma in cosa si traduce concretamente? La nostra provincia, ad esempio, assiste a tagli nelle spese correnti e per investimenti, mentre la riforma delle Province voluta dal governo rischia di isolare territori già periferici.
È vero. C’è bisogno di una politica di rafforzamento dei territori e su questo insiste Rifare l’Italia. Negli ultimi anni ha dominato un federalismo eccessivo, ma ora ci sono le riforme costituzionali, e quella del Titolo V sarà importante e volta al rafforzamento dei territori, appunto.

Lei non crede che, nell’attuale vuoto del sistema dei partiti, in cui primeggia il solo Partito Democratico, sia la vostra competizione interna, il correntismo, a dominare la dialettica politica?
Penso che in questo momento ci sia un vuoto lasciato dagli altri partiti, ma questo non è cosa che riguarda noi. Certo la cronaca politica è dominata dal nostro dibattito interno, in cui spesso si esagera con i toni: noi abbiamo esponenti del Pd che parlano quasi fossero i leader dell’opposizione. In un partito grande ben venga discutere e scontrarsi, ma poi si sceglie una linea condivisa.

Pd 3Cosa ne pensa del Partito della Nazione?
Non penso che il Partito Democratico sia il Partito della Nazione.

Ma il Pd tende a proporsi come rappresentante degli interessi di tutte le categorie sociali: dalla finanza ai pensionati, dagli imprenditori ai precari e disoccupati. State diventando un “partito pigliatutto” col rischio conseguente di essere anche un partito liquido?
No, io non credo che sia così. Guardiamo a livello europeo, abbiamo fatto una scelta precisa e aderiamo al Partito Socialista Europeo: questa è una scelta di campo chiara. Il Pd resta un partito di sinistra, una sinistra moderna, e lo dimostra con le politiche adottate in materia, ad esempio, dei diritti civili. Inoltre anche Matteo Renzi ha riconosciuto la necessità di un partito solido.

Però il Pd governa con forze che di sinistra non sono. In cosa differisce, dunque, l’agenda del vostro partito dall’agenda di governo?
Ora governiamo con una maggioranza che non è quella politica del centro-sinistra, ma lo sforzo del Primo Ministro Renzi è di adottare e seguire un’agenda che sia più simile a quella del Pd e mi riferisco di nuovo ai diritti civili o alle riforme economiche per l’occupazione. Questa è una parte della nostra agenda che non è ancora stata avviata dal governo, ma su cui ora occorrerà spingere.

Prima dell’elezione di Matteo Renzi alla segreteria del partito lei lo haRenzi Orfini fortemente osteggiato: come sono ora i vostri rapporti?
Nei congressi è lecito divergere e scontrarsi, a volte ce ne diciamo di tutti i colori, ma poi un grande partito deve trovare una sintesi, e noi ci stiamo riuscendo. A volte si prendono decisioni che sono più vicine alle nostre posizioni e altre volte decisioni più vicine alle sue. Ad esempio, Renzi si è accorto che il Pd deve essere un partito solido come noi proponiamo fin dalla nostra nascita. Poi, io non sono renziano e lui non è un ‘giovane turco’, ma l’importante è arrivare ad una sintesi.