Vigliacchi senza ragione [Il Flessibile]

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di Dario B. Caruso.

Stamattina sono andato a cercare sul vocabolario l’etimologia della parola bullo.

Immaginavo francamente qualcosa di diverso, il riferimento ad un personaggio negativo di nome Bull inventato da un noto fumettista, la derivazione dall’inglese bull (= toro) data la predisposizione all’essere grossolano e violento, un neologismo onomatopeico estratto dal cappello a cilindro di qualche università americana per identificare atteggiamenti di soggetti psicolabili.

La realtà è differente.
Cito testualmente da www.etimoitaliano.it:

“L’etimologia del termine bullismo è da ricondursi all’olandese boel = fratello, successivamente trasformatosi in area anglosassone in bully che, in origine, significava tesoro (rivolto a persona). Quindi, il termine bullo, da cui bullismo, non aveva un’accezione negativa, anzi, da originario sinonimo di “bravo ragazzo”, si è capovolto fino a trasformarsi in sinonimo di “molestatore di deboli”. Perciò il bullismo consiste in attività svolta da chi, benché giovane o giovanissimo, con estrema e disumana cattiveria si diverte a bersagliare solo vittime percepite come incapaci di difendersi adeguatamente, camuffando la propria essenziale vigliaccheria, in apparente forza e prepotenza.”

bullSi è ribaltato il significato d’origine passando da un nomignolo affettuoso fino a divenire definizione di compimento di atti mostruosi.
Il bianco si è fatto nero.
Di questo – come di ogni cosa – l’umanità è responsabile, commettendo due errori consecutivi:

Primo errore
Ci fu un tempo in cui si è dato spazio ad atteggiamenti apparentemente innocui per paura di apparire eccessivamente repressivi; ma da sempre sappiamo che il vigliacco, lasciato nel branco e senza regole di educazione di base, prosegue nel gioco malato fino a raggiungere vette di crudeltà non diverse dall’omicidio. Esiste un’intera letteratura su ciò che dico.
Oggi i genitori dei ragazzi più deboli (preoccupati dalla carenza di garanzie) si pongono il problema se in questa o quella scuola vi siano episodi di tal fatta e ingigantiscono ogni piccolo episodio che i giovani (disarmati dai genitori stessi) non sanno gestire.

Secondo errore
Stiamo dando visibilità a quei pochi atteggiamenti (ma sempre troppi sono) per cui è proprio ciò che si cerca, la visibilità. Un tempo si chiamava “propaganda”, oggi come vogliamo definirla?
Fa male vedere la ragazzina di dodici anni malmenata da un’amica (?) sedicenne mentre altri riprendono con il cellulare le botte senza nemmeno un traballare di camera, quindi con la tranquillità di chi beve una cioccolata calda davanti al caminetto acceso di una baita alpina.

Provate a prendere gli autori di quel gesto da soli, uno a uno, e provate senza alzare la voce a chiedere loro il motivo di quel gesto.
Il silenzio.
Loro non sanno. E non per omertà.
Non sanno quale ragione li abbia spinti a commettere violenza.
Perché i vigliacchi sono così, senza ragioni.

Per noi adulti vige lo stesso principio. I vigliacchi sono vigliacchi a tutte le età.
Solo che i nostri genitori ci suonavano come tamburi e “la maestra ha sempre ragione”; e poi siamo meno informatizzati, non riusciamo a farci un selfie dignitoso figurarsi un filmino (ecco, vedete? i giovani direbbero video…).

Provate a fare i vigliacchi in queste condizioni…