E’ stato un anno meraviglioso! [Controvento]

Babbo Nataledi Ettore Grassano

 

Lo so, molti di voi staranno pensando “anche questo è andato, avanti un altro”. Ma lo spunto per il titolo me lo ha dato nei giorni scorsi facebook, il social-caleidoscopio che tutti conoscete, che appunto ha lanciato questa effimera moda natalizia della photogallery personalizzata del 2014, anno ovviamente meraviglioso per contratto. E magari, sul piano personale e privato, per alcuni lo è stato davvero, per fortuna.

Qui però ‘l’imbeccata’ di facebook ci serve per tentare qualche riflessione sullo stato di salute dell’Italia, e della nostra comunità locale. E, in entrambi i casi, sfiderei chiunque a sostenere in pubblico che il 2014 è stato meraviglioso! Rischierebbe il linciaggio, o quantomeno una bella ‘vagonata’ di insulti.

Allora cosa è successo davvero negli ultimi 12 mesi in questo Paese? Abbiamo compiuto un altro passo in avanti verso il baratro, o ci sono stati segnali davvero positivi e incoraggianti, in questo anno primo dell’era Renzi? E, soprattutto, ci stiamo raccontando onestamente qual è la situazione, o tutti continuiamo a recitare una parte in commedia, sperando che, di bluff in bluff, ‘noi ce la caviamo”, come scriveva tanti anni quel maestro napoletano?

In realtà, se si parte dalla cruda analisi dei dati economici, il quadro è assolutamente fosco. Non solo: è anche evidente che tutte le previsioni di un anno fa (e di quello prima, e di quello prima ancora, con Monti che straparlava di uscita dal tunnel, ricordate? quando nel tratto più buio del tunnel ancora dovevamo entrarci!) sono andate ‘a ramengo’, il quadro d’insieme è peggiorato, le mezze riforme annunciate dal premier Renzi sono ad oggi state portatrici solo di ulteriore caos e incertezza. Citiamone due soltanto, Province e jobs act, a sintesi estrema della situazione. Mentre la legge elettorale, diciamocelo, interessa soltanto agli addetti ai lavori: gli italiani non votano più, altro che storie. Questo, tra le altre cose, ci ha detto il 2014.

E su scala locale? Che Alessandria fosse una sorta di Reggio Calabria con meno delinquenza (ma con lo stesso dinamismo economico-culturale, e la stessa attitudine all’assistenzialismo pubblico camuffato da finti posti di lavoro nel parastato) lo sostenevo, ricordo, vent’anni fa nei dialoghi giovanili con un mio collega di quelle parti. Ripeterlo adesso che lo dicono tutti, e che i nodi sono venuti al pettine mentre anche la ‘ndrangheta è ormai un pilastro dell’economia locale, mi pare troppo banale.

Quindi proviamo ad andare oltre? Sì, per forza, perchè la ruota della vita per fortuna non si ferma mai, e ogni giorno c’è la possibilità di rilanciare, e ricominciare. Viviamo su un territorio, e in un Paese, in evidente decadenza, e che raccoglie ciò che ha seminato: abbiamo trasformato nei decenni uno splendido, ed evoluto, sistema di welfare state (scuola, sanità, previdenza, assistenza sociale) in una enorme ragnatela di diritti acquisiti, privilegi di caste e castine, favori al posto dei diritti. E ora siamo in una fase in cui stanno cercando di spiegarci che, per eliminare i troppi rami secchi o marci, bisogna segare la pianta, ossia cancellare il welfare e i diritti, appunto.

Ecco, il 2015 comincia così: altro che previsioni sul Pil e sullo Spread, nuove divinità con cui quotidianamente cercano di ‘intortarci’. Allora, che si può e deve fare, secondo voi? Solo rassegnarci e ‘vivere il declino’ oppure emigrare, in base all’anagrafe e alle competenze? Oppure si può cambiare davvero qualcosa, qui e ora, senza scappare? Quesiti non da poco, lo so: e chiedo a voi perchè io da solo non so capirlo, credetemi…

Buon 2015 a tutti!