di Enrico Sozzetti
Gli Stati generali della logistica, ospitati nel capoluogo, sono stati organizzati dalla Regione Piemonte in collaborazione con la Fondazione Slala, l’Università degli Studi del Piemonte Orientale, la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, e con il patrocinio del Ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili. Le prime riflessioni (1)
Parole e documenti, moltissimi. Certezze, decisamente meno. E l’unica notizia a tutto tondo arriva da Christian Colaneri della direzione commerciale di Rfi (Rete ferroviaria italiana) che annuncia che entro il mese di giugno «sarà pronto il documento di valutazione delle alternative possibili per le funzioni logistiche dello scalo ferroviario di Alessandria». Lo studio trasportistico ha infatti individuato tre scenari possibili: Hub ferroviario, Retroporto, Navettamento su ferro delle merci sui porti liguri. Il passaggio «dalla fase di studio a quella di progetto», come lo definisce Colaneri, arriva a un anno dall’assegnazione dello studio. Questo era il primo passaggio previsto dall’accordo tra Rfi (Rete ferroviaria italiana) e Uirnet (nata anni fa come soggetto attuatore unico del Ministero delle Infrastrutture per la realizzazione e la gestione della Piattaforma logistica nazionale, trasformata nel 2021 in Digitalog, la società è stata messa in liquidazione) per la progettazione del nuovo “Centro di Smistamento di Alessandria”. Dopo diversi mesi dalla conclusione ora arriva l’impegno diretto di Rfi, confermato da Calogero Mauceri, Commissario di Governo per i Corridoi Reno-Alpi e Mediterraneo: «Ho ricevuto il dossier sullo scalo e ora siamo in grado di procedere con la progettazione».
La comunicazione congiunta
Qualche timido passo in avanti è stato compiuto e certificato dalla quarta edizione degli Stati generali della logistica, ospitati ad Alessandria nell’aula magna del Disit (Dipartimento di scienze e innovazione tecnologica) dell’Università di Alessandria, che sono stati conclusi, dopo cinque ore di interventi, dalla “comunicazione congiunta” delle Regioni Liguria, Lombardia e Piemonte per il consolidamento del partenariato della Cabina di regia e per l’ampliamento delle tematiche da approfondire, in coerenza con le indicazioni dei tavoli di confronto con i portatori di interesse. A sottoscrivere il documento sono stati il presidente della Regione Piemonte e gli assessori alle Infrastrutture, Trasporti e Mobilità sostenibile delle Regioni Piemonte, Liguria e Lombardia. «In questo modo – si legge nel comunicato diffuso al termine – sarà possibile approfondire ed ampliare gli ambiti di attenzione alle seguenti tematiche: trasporto delle merci su strada (sviluppo e manutenzione della rete infrastrutturale autostradale e stradale anche attraverso il monitoraggio degli interventi e dei cantieri, trasporti eccezionali, servizi al sistema dell’autotrasporto, parcheggi, sistemi ancillari ai terminali intermodali, concorrenza e competitività, rispetto delle regole, digitalizzazione); logistica ‘green’ (mezzi, carburanti, sistemi organizzativi), nell’ottica di garantire la sostenibilità per il settore e la sua compartecipazione agli obiettivi del Green New Deal europeo; evoluzione del sistema anche mediante l’incentivazione del trasporto intermodale, la digitalizzazione e l’automazione, da armonizzare con il quadro di riferimento nazionale; l’inserimento della logistica nell’ambito della pianificazione territoriale e urbanistica tramite l’estensione del confronto interregionale dal tema strettamente infrastrutturale a quello del governo del territorio; l’avvio di un percorso per valutare la possibilità di promuovere forme di collaborazione territoriale per il Corridoio Mediterraneo».
Gli Stati generali sono stati organizzati dalla Regione Piemonte in collaborazione con la Fondazione Slala – Sistema logistico del nord ovest (il presidente è Cesare Rossini), l’Università degli Studi del Piemonte Orientale e la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e con il patrocinio del Ministero delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili.
I tempi della Zls
I piccoli passi, nel nome di una unità d’intenti che dovrebbe essere la quotidianità quando si parla di progettare lo sviluppo futuro di una macroarea come il nord ovest d’Italia, ci sono stati, però scontano le incertezze locali e nazionali, ma soprattutto l’incapacità di accelerare in modo efficace i processi in corso. Certo, sullo stato di avanzamento della Zone logistiche semplificate (Zls) c’è l’impegno del governo a emanare uno specifico Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri) per far chiarezza sulla normativa, le procedure dell’istituzione, le modalità di funzionamento e la governance, mentre Massimiliano Bianco è stato nominato rappresentante della Presidenza del Consiglio nel comitato d’indirizzo della Zls Porto e retroporto di Genova’. Questo passaggio dovrebbe accelerare il percorso per concludere la fase istruttoria e dare piena operatività ai regimi autorizzativi burocratici semplificati e alle potenziali agevolazioni fiscali, a cui potranno accedere le imprese che rientrano nell’area istituita da ‘decreto Genova’. Basteranno questi atti per accelerare i tempi?
Tutti (troppi?) per la digitalizzazione
Ad Alessandria si è poi parlato a dismisura della digitalizzazione dei servizi portuali. Però, a distanza di circa sedici anni dalla nascita di Uirnet, il sistema informatico comune per tutti i porti italiani non esiste ancora, mentre le funzioni di soggetto attuatore della piattaforma logistica nazionale sono passate al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili attraverso una convenzione con Ram Spa (società in house posseduta interamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze). In attesa che qualcosa si smuova, non mancano i soggetti che propongono soluzioni informatiche per i porti e i servizi, come ha spiegato la Fondazione Links di Torino (nasce dalla volontà della Fondazione Compagnia di San Paolo e del Politecnico di Torino dotarsi di uno strumento capace di operare nella ricerca applicata, nell’innovazione e nel trasferimento tecnologico) che ha presentato il Progetto Fenix, una «opportunità di digitalizzazione per le Regioni». E se l’Italia continua a non avere sistemi comuni e reti che dialogano le une con le altre come invece accade negli altri Paesi, ecco l’ultima novità, raccontata da The MediTelegraph di Genova: «Vediamo una grande attenzione sia da parte dei soggetti privati, sia di quelli pubblici» afferma Riccardo Mascolo, Head of Strategy and 5G for Industry Italy and South-East Mediterranean del gruppo Ericsson. Per cosa? Il 5G. L’autore dell’articolo, Alberto Quarati, precisa che “l’ecosistema 5G non sarebbe direttamente allacciato a quella nazionale, ma limitato unicamente all’area portuale interessata”. Quindi conclude: “In prospettiva, questo meccanismo potrebbe anche risolvere il tema della rete portuale unica nazionale, perché i sistemi 5G potrebbero unirsi in maniera modulare: gli strumenti per far ripartire la digitalizzazione dei porti ora sono una realtà”.
La soluzione Slala
Eppure le soluzioni, semplici e dirette, ci sono. La Fondazione Slala le ha illustrate ancora una volta, per quello che compete a un soggetto che svolge un ruolo di mediazione e di facilitatore di contatti e rapporti fra il sistema pubblico e quello privato. Creare nel Basso Piemonte, facendo perno sullo Scalo smistamento ferroviario di Alessandria e sui ‘Buffer’, una grande area retroportuale, un ‘dry port’ (porto a secco), che operi in stretto coordinamento con Genova e Savona; questi porti sarebbero collegati sia su rotaia, per arrivare a comporre i treni da 750 metri, sia con il servizio shuttle gestito dai ‘Buffer’, vere e proprie banchine intelligenti a secco, in grado di decongestionare i porti, rendendo contestualmente possibile l’attività delle banchine per più ore rispetto a quelle in cui oggi si concentra l’attività. Il gigantesco polmone retroportuale estenderebbe l’operatività all’intero Basso Piemonte, creando le condizioni per lo sviluppo di attività strettamente collegate come la lavorazione di una parte delle merci.
Eppure, nonostante i proclami, la sintonia sui progetti è ancora discretamente lontana. L’autorità del Mar Ligure Occidentale (Genova e Savona) guidata da Paolo Emilio Signorini appare sempre timida nei confronti del Basso Piemonte, dice che bisogna incentivare i trasporti a corto raggio altrimenti «Alessandria e Rivalta Scrivia non hanno né senso, né vantaggi». Signorini riconosce che i ‘Buffer’ devono passare da una impostazione trasportistica a una impostazione logistica, però poi si muove per conto suo per studiare aree insieme ad Autostrade per l’Italia quando da tempo esiste il progetto Slala inviato a Regioni e Ministero.
«Il porto non sempre ama la retroportualità, ma è una politica perdente». Le parole di Cristoforo Canavese, presidente dell’Interporto Cim di Novara e già alla guida del Porto di Savona, invece testimoniano un’altra impostazione che guarda al Basso Piemonte in maniera differente.
(1 – continua)