L’ultima storia da raccontare [ALlibri]

di Angelo Marenzana

 

 

L’anteprima del romanzo è prevista per il 10 maggio alle 14 al salone del Libro. Si tratta di L’ultima storia da raccontare esordio a quattro mani del sottoscritto in compagnia di Danilo Arona, entrambi ben lieti di portare a spasso per il nostro piccolo mondo una voce letteraria e uno spaccato della nostra provincia. Il volume porta anche la firma di Watson Edizioni, brillante e coraggiosa casa editrice romana che sta emergendo sul mercato grazie alla accurata scelta di romanzi di genere e narrativa per ragazzi.

In L’ultima storia da raccontare, si racconta di due clan contrapposti della mafia russa che tentano di regolare i propri conti sulle sponde del Po per il controllo dei traffici illeciti che stanno smembrando un’immaginaria (forse) Valenza, capitale dell’oro, proprio mentre il ritorno dall’America di Amy riapre  il sipario sul mistero di una ragazza sparita trent’anni prima, corollario di una squallida e criminosa storiaccia di provincia. E sopra a tutti svetta la figura di Mara, killer della mafia russa nel suo disperato tentativo di salvare un pezzo di patrimonio ambientale come la Garzaia.

Il romanzo intreccia tre distinti vettori narrativi  che convergono nel finale in un’unica catartica scena della battaglia, per certi versi  un omaggio a Quentin Tarantino,  nel corso di un ultimo concerto alla Vecchia Taverna dove ricordi, musica e illegalità se ne vanno a braccetto.

In quanto coautore del testo non è mio compito perdermi in giudizi sul lavoro fatto ma solo di offrire un breve estratto, il prologo, anche come invito a partecipare alla presentazione a chi sarà presente al Salone in quelle ore.

 

 

Prologo

 

Amy Caution, un’ombra vestita di rosso e turchese, passeggia in riva al fiume.

Davanti a lei, sull’altra sponda, l’immensa casa ottocentesca che ha ospitato la sua giovinezza. Il porticato e l’edera, gli inserti della facciata e i decori rubati allo stile neoclassico. Gli interni dal sapore Liberty. Argenti di mamma e tappeti di papà. L’ampio parco, le fontane. La cupola circolare in vetro dentro cui concedersi da lontano al resto invidioso del mondo. Il volo annuale delle farfalle. The Butterfly Dream.

Nico.

L’incedere del tempo è stato implacabile, lasciandosi alle spalle gli odori del luogo e i ricordi sfumati.

Amy Caution sta tornando.

Tende l’orecchio al mormorio del Po che scorre nel buio. I grilli, gli uccelli della notte, il vento di ricaduta dalle Alpi: il rumore di fondo dei primi 15 anni. Tutto le pare immutato.

Ma non è vero. Il cancro si sta divorando il lungofiume. I sintomi della patologia sono stati sottovalutati, relegati al silenzio degli stolti e dei faccendieri, ma in realtà dilaga nelle metastasi di cemento che sbocciano arroganti dalla terra collinare e in mezzo ai boschi a ridosso dell’acqua. Si replica nell’alito caldo e cimiteriale dei malavitosi che si moltiplicano al seguito dell’uomo dal ghigno crudele arrivato da Est. Sgorga dal profondo di una discarica sotto la quale un corpo di ragazzina, scempiata trent’anni prima, per miracolo non imputridisce e attende che qualcuno si accorga della sua assenza.

Teresa. Nico.

E dopo l’adolescenza la vita di Amy ha inserito il pilota automatico.

Ma ora si avvicina il tempo della vendetta. Il tempo di rinascere. E di scandagliare la notte alla ricerca del suo braccio armato e violento. La storia sepolta dal tempo e mai raccontata ad anima viva sta per tornare a galla. Riemerge dal profondo di ricordi oscurati. Vivida. Esplosa all’improvviso, senza un perché. Pretende solo di trovare un giusto posto per ricongiungersi alla pace.

Bruno. Dove sei? Ti troverò.

Il Föhn le rimanda l’eco della sua invocazione.

E il collo del tempo, come un imbuto, inizia a girare su sé stesso convogliando nel tronco finale nove diversi destini, numero perfetto per raddrizzare una vita imperfetta.

Amy Caution divora il cammino e la notte. Inizia la ricerca.

Atropo, sogghignante, lucida le cesoie.