Andarsene con stile [Lettera 32]

Giuliano Beppedi Beppe Giuliano

 

Conte urla
Conte come al solito urla (2016)

C’è un filmino fine anni Settanta, con tre straordinari anziani interpreti, Art Carney, George Burns e il fondatore dell’Actors Studio Lee Strasberg. Stanchi di vivere miseramente, decidono di migliorare gli ultimi anni della loro vita… facendo una rapina. Da noi si chiama Vivere alla grande, ma il titolo originale è molto più azzeccato: Going in style.
Andarsene con stile.
M’è venuto in mente quando è stato ufficializzato, con qualche mese d’anticipo secondo attuale malvezzo, che Conte dopo gli europei lascerà l’incarico di commissario tecnico della nazionale, dopo un paio d’anni, tantissime urla e infiniti lamenti.
Ho provato a pensare a come se ne sono andati, in passato, dalla Nazionale i vari tecnici succedutisi su quella panchina, da Vittorio Pozzo che ci restò vent’anni (vincendo due mondiali e un’Olimpiade, già che c’era), e considerava l’essere allenatore della nazionale un tale onore che mai volle essere pagato.

Dopo di lui, negli anni cinquanta ci fu una sequela di improbabili commissioni composte da diverse persone, male assortite, che non andavano mai d’accordo tra loro. Durò fino al mondiale del 1962 in Cile, quello che per noi finì, davvero, in rissa.

Corea Italia
Il dentista Pak Doo Ik ci elimina a Middlesbrough (1966)
Prandelli Balotelli
Prandelli e Balo non si capiscono (2014)

Ai mondiali dopo sedeva sulla panchina Mondino Fabbri. Segnò il suo destino la sconfitta con la Corea del “dentista” Pak Doo Ik (so che non lo era davvero, dentista, ma per un sacco di tempo abbiamo detto e scritto così). Se ne andò con non molto stile, convinto di essere vittima di chissà quale complotto.
Destino simile, dopo gli ultimi mondiali, per Prandelli, che alla fine sembrava perfino assomigliare fisicamente a Mondino. La sua Corea è stato il Costarica.
L’eliminazione al mondiale ha segnato la fine per vari allenatori, con diverse differenze.

Chinaglia
Chinaglia manda a quel paese zio Uccio dopo la sostituzione (1974)

Zio Uccio Valcareggi lasciò dopo l’eliminazione nel girone, nel ’74, ma nel frattempo aveva vinto l’europeo 1968 e perso solo in finale col Brasile dei cinque numeri 10 il mondiale di Italia-Germania 4-3 e della staffetta Mazzola-Rivera, con le polemiche della finale quando l’abatino mandrogno entrò solo a sei minuti dalla fine, e partita già persa (nella foto, Giorgione Chinaglia manda a quel paese zio Uccio dopo la sostituzione).

 

Zenga Caniggia
Zenga va a farfalle e il biondone Caniggia ci castiga (1990)

A Vicini fu fatale la papera di Zenga e gol di testa di Caniggia (non un gigante) nella semifinale di Italia ’90. Gli altri due nostri c.t. campioni del mondo pagarono l’insuccesso nel difendere il titolo, il vecio Bearzot, che aveva vinto in Spagna il mondiale più bello, e il signor Lippi che ha vinto quello più inatteso, entrambi poi nostalgicamente legati a giocatori non più al livello di quattro anni prima.

Italia 1982 partita a carte
Pertini, Bearzot, Zoff, Causio, una partita a carte e una coppa del mondo (1982)

Bearzot aveva ereditato la squadra, nel 1975, dopo un breve interregno di Bernardini che aveva l’incarico di portare da noi il calcio totale con cui gli olandesi stavano cambiando il modo di giocare. Di Fuffo c.t. ricordiamo infatti una sola partita, un’amichevole contro gli arancioni, a Rotterdam, iniziata con un nostro gol a sorpresa poi regolarmente persa 3-1.

Il signor Lippi aveva lasciato gli azzurri dopo Berlino, per tornare dopo l’europeo 2008, peraltro non giocato male, che costò il posto a Donadoni, andatosene con stile, da signore qual è. Altri europei, altri esoneri rocamboleschi.

Righetto Sacchi, dopo i mondiali americani giocati male ma persi solo ai rigori (allora si parlò molto di una sua parte anatomica), e dopo gli europei 1996 giocati malissimo, cercò di non lasciare l’incarico, e ci volle una penosa sconfitta in amichevole contro la Bosnia Erzegovina (addirittura!) per sostituirlo.

Dino Zoff dopo gli europei 2000 persi solo per notevole sfortuna fu invece di fatto licenziato (un unicum) dall’allora capo dell’opposizione Silvio Berlusconi.

Totti sputa
Totti sputa Poulsen (2004)

L’europeo successivo, quello che ricordiamo per lo sputo di Totti a Poulsen e per il “biscotto” con cui ci eliminarono Svezia e Danimarca, segnò la fine dell’incarico poco glorioso da c.t. del Trap.
Che aveva a sua volta preso il posto di Cesarino Maldini, scomparso pochi giorni fa, lui pure andatosene con stile, da signore qual era.
E Conte, Conte saprà andarsene con stile?