Le scarpette rosse [Lettera 32]

Giuliano Beppedi Beppe Giuliano

 

Quando ero bambino il campionato di basket se lo giocavano Varese e Milano.
Anzi, la scrivo giusta:
Quando ero bambino il campionato di pallacanestro se lo giocavano Ignis e Simmenthal.
Finiva con una partita spareggio (per tre anni consecutivi fu così). La trasmettevano in televisione.

Per quelli giovani: allora lo sport in televisione andava col contagocce. Aspettavamo con impazienza le sette di sera della domenica per poter vedere un tempo (uno solo, e se era il primo si limitavano a dire in coda alla telecronaca il risultato finale) di una partita di calcio di serie A.

I ragazzi più grandi la vedevano insieme, la partita spareggio, poi andavano al “Don Stornini” e rigiocavano: Ignis contro Simmenthal.

Si immaginavano soltanto di avere addosso le divise che contribuivano a creare il mitoSimmenthal di quelle squadre: la maglia gialla con scritte blu dell’Ignis, la divisa rossa, scarpette comprese, del Simmenthal. Curioso: la televisione allora era in bianco e nero, quindi quei colori si immaginavano soltanto, epperò erano nitidissimi sia il giallo e blu dell’Ignis sia il tutto rosso, scarpette comprese, del Simmenthal.

Ecco, per tutta una generazione questa è la squadra di Milano: “le scarpette rosse”
(A volerla cercare, c’è un altro po’ di Alessandria in questa storia, perché il libro da leggere sulla storia della squadra di Milano, appunto “Scarpette rosse. La storia dell’Olimpia Milano, signora del basket” l’ha scritto Werther Pedrazzi, cestista e poi giornalista del Corriere, papà di Alice che qui ha giocato nella serie A femminile. Pubblicato da ‘Limina’, come dire il New Yorker dell’editoria sportiva italiana).

MeneghinI due ruoli più ambiti, in quelle Ignis-Simmenthal combattutissime al “Don Stornini” erano quelli dei duellanti: per l’Ignis con la maglia numero 11 di Dino Meneghin (che farà la seconda parte di una carriera eccezionale proprio a Milano), per il Simmenthal la 18 (la prima a essere ritirata dalla squadra) del rosso Art Kenney. Raro che finissero la partita senza sanguinare, i loro scontri sportivi erano degni, per cruenza ma anche per classe e per senso vero, romantico, dello sport, del Clay-Frazier che si disputò in quegli stessi anni.

Dino Meneghin e il rosso Art Kenney: due nomi che, ne sono certo, ancora oggi fanno battere il cuore a quelli della mia età o più grandi, come tanti altri di quell’epoca: cosa ricordate se scrivo Manuel Raga o (subito dopo) Bob Morse, per esempio? I ganci di Bariviera? O i duelli dei “piccoli”, Ossola e Rusconi contro Iellini e Giomo

Le scarpette rosse, per essere precisi: l’Olimpia Milano, hanno festeggiato gli 80 anni il 6 marzo. C’è pure un’ottima pagina web piena di ricordi.

Una storia gloriosissima, quella delle “scarpette rosse”, con un altro momento di massima eccellenza negli anni ottanta, anche grazie alla straordinaria popolarità pure televisiva di coach Dan Peterson, con un elenco di campioni (e di leggende) unico nella nostra pallacanestro, da Cesare Rubini, arrivato come giocatore negli anni quaranta, poi allenatore, e monumento già in vita (per dire che atleta fosse: olimpionico in due sport, la pallanuoto oltre alla pallacanestro) a Mike D’Antoni (la sua maglia numero 8 è l’altra ritirata). Solo per fare i primi due nomi che a tutti gli appassionati possono venire in mente.

Una storia che, per almeno un paio di generazioni, inizia sempre da lì, da quando il campionato di pallacanestro se lo giocavano Ignis e Simmenthal.