Che battaglia, attorno alla sanità piemontese.
Quasi quotidianamente diamo conto delle contrapposizioni, essenzialmente tra PD e resto del mondo politico (5Stelle, centrodestra, Lega, ecc) sulla ‘riorganizzazione’ della nostra sanità territoriale. Strenuamente difesa dai consiglieri regionali Ravetti e Ottria (ottime persone, serie e che si impegnano a fondo in quel che fanno, su questo dubbi non ne abbiamo), e duramente criticata da tutti gli altri.
Noi, su questo tema delicatissimo, non stiamo davvero a priori con nessuno, e ci rendiamo conto che conservare una rete di ospedali territoriali (di qualità, e non di pura testimonianza: con tutti i rischi connessi) sia pressochè impossibile.
Tuttavia, da pazienti e parenti di pazienti, il rapido declino della nostra sanità lo ‘misuriamo’ purtroppo sulla nostra pelle, settimana dopo settimana.
Così come avvertiamo il palese disagio di chi in sanità ci lavora (medici, paramedici, persino il famigerato ‘personale amministrativo’, che non è sempre per forza sinonimo di inefficienza), e deve fare i conti con scelte drastiche dei manager ‘mandati’ dalla politica, spesso anche con scarsa conoscenza dei territori su cui sono chiamati a ‘tagliare’ risorse e servizi.
Ma stiamo sul concreto, senza menare il can per l’aia.
Cronaca di questi giorni: prenotazione telefonica per visita reumatologica (roba seria, non bazzeccole) all’Aso di Alessandria.
Questo l’esito dell’esplorazione:
Con ricetta medica (ossia senza pagamento, trattasi di persona anziana sotto determinati parametri di reddito) visita prenotata per il 19 agosto 2016. Sei mesi tondi tondi.
“Va beh, ma se c’è da pagare cento euro si pagano, ci mancherebbe”, è ormai la mia posizione, e dei più. Ma sarebbe troppo facile: “spiacenti – dice la gentilissima addetta del call center ospedaliero -, in libera professione ad oggi, e da diversi mesi, nessuna disponibilità”.
Ergo: pare che l’ex primario, bravissimo, faccia visite in centro privato, anche lì con code non trascurabili però. Verificheremo quanto ‘accessibili’ nei prossimi giorni. Ma trattasi appunto di percorso alternativo alla sanità pubblica. E stiamo parlando di reumatologia, non di chirurgia plastica. In una città e in una provincia per lo più di anziani, è l’abc, una delle necessità più ricorrenti.
Caro Ravetti, caro Ottria: noi diamo ampio spazio alle vostre posizioni in sanità, e crediamo nella vostra personale buona fede e volontà. Ma voi cercate di rendervi conto (anche perchè in politica, come in sanità, prevenire è meglio che curare) che oggi l’impressione largamente prevalente tra i cittadini alessandrini e piemontesi è che per il PD di Chiamparino, Saitta e soci ‘rimodulare’ la sanità e demolirla siano sostanzialmente sinonimi. Scuola Renzi insomma: come se si potesse governare giocando con le parole, e facendo l’esatto contrario di quel che si dice.
In Piemonte questo è l’andazzo percepito in Sanità da quando governate voi. Si va a demolire, per ora. Se poi voi siete certi, e ci stragiurate, che sarà per avere una sanità migliore, più efficiente e funzionale, diteci anche da quando. Perchè sapete com’è: nel frattempo il paziente potrebbe anche essere morto!