Ahmed Osman: “Lo Stato Islamico non esiste, e Isis è il peggior nemico di un miliardo di musulmani”

Osman 1Ahmed Osman, egiziano, in Italia da 15 anni, è mediatore culturale della Provincia di Alessandria da circa 10 anni, lavora con la comunità araba per affinità linguistiche e, in generale, con tutte le etnie che emigrano in Alessandria. Collabora strettamente con la Prefettura di Alessandria e altre associazioni come la Cooperativa Company e la Comunità San Benedetto e l’ostello Santa Maria di Castello e tutte le istituzioni e realtà che riguardano l’immigrazione.

 
Partiamo dal tema più caldo degli ultimi giorni: l’Isis e lo Stato Islamico. Qual è la sua opinione al riguardo?
Cominciamo col dire che lo Stato Islamico non esiste. È un’organizzazione che possiamo definire “mafiosa e criminale” che si è data questo nome per attirare l’attenzione mediatica. Si ispirano per certi versi all’Islam estremizzando alcune pratiche, in realtà danneggiandolo. L’organizzazione è nata dalla situazione disastrosa dell’Iraq di cui questi malviventi si sono serviti; si sono serviti della situazione tragica che le persone stanno vivendo non solo dall’inizio della guerra mossa dagli americani nel 2003, ma anche a causa del governo di al-Maliki (sciita) che non ha dato nessuna possibilità di rappresentanza, di benessere economico e di giustizia alla minoranza sunnita (l’Isis è un gruppo sunnita). Io non so esattamente chi siano o cosa fanno. Comincio a capire ora, bisogna ritornare alle origini di Al-Qaeda. L’Isis è una emanazione di Al-Qaeda che con il tempo ha affermato la propria indipendenza con al-Zarqawi.

Perché l’Isis sembra avere una capacità attrattiva senza precedenti verso giovani europei che si legano a questo movimento e impugnano le armi?
Molti di loro sostengono di vedere in questo movimento la possibilità di realizzare se stessi. Conquistare, combattere, sacrificarsi, farsi un nome è un metodo per realizzarsi. Aggiungiamo a ciò la situazione disastrosa in cui molti di loro vivono, penso alla disoccupazione o all’emarginazione. C’è una ricerca d’identità. Con la promessa della costruzione di uno Stato, poi, hanno la prospettiva di diventarne i fondatori e di poterci vivere liberamente.

Non pensa che un motivo possa essere il degrado e le tensioni sociali che ci sonoGiovani arabi nelle periferie delle grandi città europee? I giovani arabi sentendosi discriminati possono trovare nell’Islam un elemento di coesione?
Sento molte storie di giovani che vivevano in Occidente e poi si sono aggregati all’Isis. Sinceramente non so dire se sia quello il motivo. Probabilmente è quello ma non solo. Non è giustificabile che se uno qui non è integrato allora poi può compiere atti criminali. Adesso penso che aumenteranno i controlli, ma l’unico modo per risolvere il problema è una vera integrazione.

E’ pensabile aprire una trattativa con l’Isis?
Per quanto se ne parli in Europa, l’Isis ha creato uno spazio politico di manovra. Infatti i nuovi funzionari del governo di Al-Habadi sono stati incaricati di dialogare con loro e vedere quali prospettive ci siano.

Giovani_musulmaniLe violenze dell’Isis rischiano però di distruggere tutto il lavoro che è stato fatto per l’integrazione. A pagarne le conseguenze potrebbero essere i milioni di musulmani ben integrati in Occidente..
È quello che cerchiamo di dire tutti i giorni. Ad esempio l’intera comunità islamica in Italia si è dissociata da questo gruppo criminale che distrugge l’immagine dell’Islam invece di costruirla, e che danneggia le persone in tutto il mondo. Noi cerchiamo sempre di dare l’immagine giusta. Migliaia di giovani sono pronti a uccidere per l’Islam? Noi musulmani siamo circa un miliardo. I musulmani sono in tutto il mondo. Questi non rappresentano nessuno di noi, danneggiano solo l’immagine dell’Islam. Su Internet girano video in cui i musulmani di tutto il mondo si dichiarano contro. Nei giorni scorsi in Turchia c’è stata una conferenza di sapienti islamici da tutto il mondo che hanno dichiarato la loro contrarietà allo Stato Islamico, così come l’università del Cairo Al-Azhar.

A quale grado di integrazione siamo giunti qui in Italia?
Va avanti con passi lenti. L’integrazione non deve solo giungere dallo Stato. La prima parte dovrebbero farla gli immigrati, devono volere l’integrazione. A livello nazionale i Giovani Musulmani stanno facendo enormi passi verso l’integrazione, cercano di farsi conoscere e lavorano per l’integrazione. Manca una politica vera dello Stato però. Se noi guardiamo i dati, i finanziamenti per l’integrazione sono prossimi allo 0, mentre vengono spese ingenti risorse per rimpatrio ed espulsione. E l’Italia è l’unico paese ad avere una quota così bassa per l’integrazione.

E ad Alessandria?
Anche in provincia si va avanti con passo lento. Si comincia a parlare di stranieri. I giornali hanno cominciato a parlare degli immigrati che vengono ospitati. Ci sono sicuramente italiani contrari all’integrazione che ci scrivono cose un po’ razziste, però la società comincia ad avviare progetti e mette a disposizione delle risorse.

Invece l’ostello di Santa Maria Castello cosa si occupa?Ostello Santa Maria di Castello
L’ostello è stato creato, in collaborazione con la Prefettura di Alessandria, come centro di prima accoglienza per i rifugiati. A causa della grande ondata d’immigrati il governo distribuisce sul territorio nazionale tutti quelli che arrivano. La provincia di Alessandria ne dovrebbe ospitare fino a 400. Però molti non rimangono qui. Nell’ostello arrivano 30, 40 persone e chi decide di fare richiesta per l’asilo politico allora rimane e viene inserito in un centro permanente gestito da altre associazioni con appartamenti qui e a Tortona e Casale. A quelli che decidono di andare verso altri paesi invece diamo informazioni su come raggiungerli.

Ci soOstello cortileno casi di sfruttamento?
Faccio un esempio concreto. I siriani arrivano con molti soldi e beni. A volte vediamo davanti all’ostello dei furgoni con persone che promettono loro di portarli verso la Svezia, passando per la Francia, a 600 euro a testa. In realtà spesso li sfruttano. Noi spieghiamo loro che ci sono altre vie, e che per andare in Svezia possono servirsi di treni appositi in partenza da Milano. Ci sono associazioni che si occupano di questo.

Quando sono arrivati gli ultimi immigrati?
Gli ultimi sono arrivati lunedì 18 agosto, erano 8 siriani ma sono andati via subito, verso la Germania. In questo momento nell’ostello ci sono ospiti 20 persone: 12 bengalesi e 8 nigeriani.

Ahmed Osman, perché Occidente e Islam fanno così fatica a vivere insieme?
Cattolicesimo IslamIo penso che manchi la conoscenza reciproca. L’argomento è vasto. Io, da musulmano che vive in Italia da tanto, conosco bene la società e non vedo più le barriere che c’erano quando ero in Egitto. Viceversa penso che l’Occidente faccia troppo affidamento ai propri mass media che alimentano la diffidenza reciproca e rischiano di creare dei disastri. Non dico che dicono falsità, ma a volte basta cambiare il senso di una parola per creare problemi. Già il fatto di chiamare l’Isis Stato Islamico è fuorviante. Tutti pensano che ci sia uno Stato, ma in realtà non c’è nessuno Stato. Se invece si parla di Palestina, non si parla mai di StatoOsman 2. Bisognare stare attenti ai messaggi che si danno.

Ma lei è ottimista sul futuro?
Eh (ride), è un po’ difficile essere ottimisti in questi giorni. Qualche anno fa sì, lo ero, perché dopo l’11 settembre abbiamo fatto tanto per cercare di trasmettere un’immagine positiva dell’Islam e c’eravamo quasi riusciti, anche grazie alle nuove generazioni che partecipano nella società. Invece ora rischiamo di dover fare tutto dall’inizio, e con più fatica.

Giovanni Prati