Inquinamento polo chimico: a chi importa davvero? [Controvento]

Solvay Spinetta dall'altodi Ettore Grassano

Richieste di condanna pesanti, ieri in Tribunale ad Alessandria da parte del pubblico ministero, nei confronti degli imputati al processo legato al polo chimico di Spinetta, che vede alla sbarra ex direttori e dirigenti di Montedison e Solvay.

Ma siamo, appunto, ancora soltanto alle richieste dell’accusa, in un processo di primo grado. Per cui i più ‘scafati’ sorridono, e prevedono che la parola definitiva dalle aule di Giustizia arriverà in tempi biblici, tanto per cambiare. Qualcuno dice anche ‘fuori tempo massimo’, e non essendo esperti in materia non capiamo se il riferimento sia all’età anagrafica degli inputati, o ai tempi delle prescrizioni.

Ecco, gli inputati: ossia Carlo Cogliati, Bernard de Laguiche, Pierre Jaques Joris, Giorgio Carimati, Giulio Tommasi, Salvatore Boncoraglio, Giorgio Canti e Luigi Guarracino. E’ chiaro a tutti che gli stessi lavoravano per aziende che al processo ci sono, e hanno fatto e stanno facendo pienamente la loro parte (giocando anche a ‘rimpiattino’ con le responsabilità, tra Montedison e Solvay).

Però il fatto che costoro non siano, almeno fino ad oggi, neppure mai stati ascoltati ufficialmente (qualcuno di loro pare che in aula abbia fatto anche ‘capolino’ ogni tanto: ma fra il pubblico, come uditore) lascia comunque come un senso di distanza non colmata, e la sensazione che in gioco ci sia altro (e di più) che le loro sorti individuali.

Ed è proprio sul fronte dell’interesse collettivo che si possono fare alcune considerazioni, che prescindono completamente dall’esito del processo in corso.
Il dato essenziale emerso in questi anni, e ultimi mesi in particolare, è l’assoluta indifferenza degli alessandrini, e persino degli spinettesi, rispetto alla questione inquinamento generato dal polo chimico.
Ha un bell’impegnarsi l’encomiabile Lino Balza, con Medicina Democratica: la gran parte delle persone (non parliamo di opinione pubblica, che è solo una costruzione retorica) rimane del tutto impermeabile alla vicenda: i ‘cittadini’ forse perchè pensano che quel che succede ‘oltre i fiumi’ in fondo non sia affar loro. Gli spinettesi e i fraschettari in generale perchè il legame tra lavoro, malattia e morte (e non solo sul fronte fabbriche: anche l’agricoltura è un formidabile concentrato di veleni, e di ignoranza abissale da parte degli addetti ai lavori) lo danno per scontato da diversi decenni, e di fatto accettano un cancro in famiglia come si accetta un terremoto o qualsiasi altra calamità naturale.

I giornali hanno colpe? Certamente in passato omertà ce ne fu parecchia, ma la vicenda processuale è stata complessivamente ben raccontata, pur nei suoi tecnicismi spesso non così stimolanti per la lettura. Semmai  è mancata, e manca, la capacità (meglio: la voglia) da parte non solo dei media, ma dei ‘corpi intermedi’, ossia partiti, sindacati, associazioni ambientaliste ormai ridotte ‘al lumicino’ di aprire dibattiti pubblici e confronti, per capire e far capire.

Perchè una cosa è certa: il tribunale può fare una fotografia della situazione (vedremo se in bianco e nero o a colori, e quanto rappresentativa della realtà), ma il problema, che è enorme, non sarà risolto lì. E se il compito dei giudici è stabilire chi lo ha generato, con tutto ciò che ne consegue, tutti noi dovremmo porci il problema di come uscirne, nel tempo: qualcuno ci sta davvero pensando?