A volte ci vuole veramente fortuna.
Ci vuole fortuna per riuscire a trovare una cartolina mancante alla propria collezione. Una fortuna sfacciata. Questa volta mi considero molto più fortunato del solito nell’aver trovato nel mare magnum di internet una cartolina mancante che è anche – sfacciatamente – una cartolina tarocca.
Questo incipit per dire che sono riuscito a trovare una cartolina con soggetto diverso da tutte quelle che già possiedo e già ancor prima di acquistarla avevo visto che era tarocca.
A questo punto vorrete saperne di più. Ed io vi accontento.
Il fronte di questa cartolina ci mostra l’imbocco di via Umberto I all’angolo con piazza Vittorio Emanuele II, per gli amici Piasa Ratàs, ed a questo punto non posso tacere le sue meraviglie.
Non manca proprio nulla in questa immagine!
Il Bar Nazionale segnalato da una meravigliosa targa ricurva – posta sull’angolo del palazzo – e il suo dehor con tavolini e avventori, passanti appiedati e in bicicletta, persone ferme in solitaria o con cicli alla mano, una interessante vettura tramviaria, la lampada per l’illuminazione pubblica dell’incrocio dall’ingegnoso sistema per il cambio lampadina nell’evenienza fosse da cambiare, la favolosa edicola giornalistica… E poi ancora altri particolari interessanti, come il fatto che tutti gli uomini ritratti avessero il loro bel copricapo in testa. Sì, quello era costume dell’epoca. Fuori casa si era eleganti – o comunque dignitosamente vestiti – soltanto se la testa fosse stata coperta da un cappello o da un berretto, in qualunque stagione. Anche da questo dipendeva il successo della Borsalino e delle altre fabbriche di cappelli sparse sul territorio italiano e oltralpe.
Ma il tarocco, chiederete voi?
Cosa c’entra la cartolina tarocca con quanto finora esposto?
Ora vi spiego l’arcano.
Oltre al fronte di questa cartolina era stato pubblicato pure il verso.
Il fatto che risulti partita da Monza è di poca importanza. Infatti – avendone necessità – spesso ci si arrangiava a scrivere usando la prima cartolina che capitava a portata di mano.
Guardando attentamente si scopre che anche l’editore della cartolina è un po’… fuori mano: “Fototipia Alterocca – Terni”. Ma anche questo particolare è poco significante, visto che in anni successivi questa attivissima Ditta risulti essere stata editrice di alcune cartoline raffiguranti opere di Giovanni Migliara, conservate presso la Civica Pinacoteca di Alessandria.
A prima vista quindi era il retro normale di una qualunque cartolina scritta ma mi accorsi di una sfumatura che… tanto sfumatura non era: la data palesava il trucco, il tarocco appunto!
La data di spedizione risultava essere il 22 maggio 1911.
Tutti sanno ormai che il servizio tramviario in questa città fu inaugurato il 7 dicembre 1913.
Allora cosa potrebbe essere successo? Qual è l’inganno?
Per spiegare questo è doveroso raccontare un altro preambolo interessante.
A quell’epoca (siamo nei primi anni del secolo scorso) il cartoncino delle cartoline era prodotto con l’abbinamento di tre sottili fogli di carta che dal loro assemblaggio formavano appunto il supporto necessariamente rigido per la loro stampa. Sovente – purtroppo – questi gioielli fotografici giungono a noi trascorrendo decenni nell’oscurità di una umida cantina e così i collanti usati per la loro fabbricazione perdono tenacia e lasciano al loro destino i tre differenti foglietti che formavano l’oggetto.
Succede poi che queste cartoline, quando riemergono dal passato, avendo le diverse parti scollate, vengano sfogliate per guardarle e vengano involontariamente spostate tra loro; alla fine, dopo diversi passaggi e spostamenti, ogni foglietto segue un suo diverso destino…
Capita allora che il possessore di questi oggetti – credendo di saper fare bene il lavoro di restauro – decida di ricostruire i magici rettangoli e ne inverta (involontariamente) le parti, finendo in questo caso di regalare alla cartolina di Piazza Vittorio Emanuele II… due anni in più. E capita anche che uno come me decida di farne acquisto.
Beh, forse la cartolina risulta in parte snaturata e depauperata ma poco importa, visto che ci ha permesso di parlare di Alessandria e del tema che noi preferiamo trattare.
A questo punto, un vero alessandrino piazzettaro o un Baletiano aggiungerebbe la sua: Brav Tunen, al sava ša ch’a ‘t eri ciula, ma nenta ‘csì tònt!
Il Chiosco di Piazza Vittorio Emanuele. – Ispirandosi certamente a concetti di estetica il Commissario Prefettizio ha emesso una deliberazione, per cui viene abolito il chiosco rivendita giornali sito in piazza Vittorio Emanuele.
Data la crisi odierna che invita a moltiplicare i lavori per dare pane a tante famiglie, parrebbe bene, a nostro avviso, che l’esecuzione della deliberazione, fosse rinviata, per non creare nuovi disoccupati, e come per lo stesso motivo sono rinviati molti altri provvedimenti.
Probabilmente anche il pubblico sarà soddisfatto della sospensiva, poichè quel chiosco, a parte i motivi estetici, che l’hanno ispirato, presenta indubbiamente una grande comodità per fare acquisto del giornale, dato che si tratta del maggior centro di affluenza cittadina.
La Libertà – Settimanale Cattolico della Provincia di Alessandria – Organo della Giunta della Diocesi di Alessandria – Anno XV – Numero 47 – Alessandria – Giovedì 22 novembre 1934 – Anno XIII E.F.