Primo e ultima

Soro Bruno 2di Bruno Soro

“Vale la pena di salvare l’Italia? (…) La storia non dà al quesito una risposta univoca.”
Paul Ginsborg, “Salviamo l’Italia”, Einaudi, Torino 2010.

I numeri, ancorché incontrovertibili, vanno interpretati. Le opinioni, invece, si accettano o si rifiutano a seconda delle convenienze (anche politiche). Leggo su La Stampa di martedì 14 gennaio che il trentacinquenne sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo ottiene, a fine mandato, un lusinghiero primo posto nella classifica dei sindaci dei comuni italiani capoluogo di provincia. Per contro, Rita Rossa (il politicamente corretto vieta di riferire l’età delle donne), sindaco di Alessandria da poco meno di due anni (l’Ente Comune è retto da un sindaco donna, non da una “sindaca”, come spesso si usa dire facendo violenza alla lingua italiana), si è guadagnata la maglia nera di quella stessa graduatoria. Tuttavia, se anziché fare riferimento alle opinioni dei cittadini sugli amministratori, giudizi che spesso e volentieri riflettono malevoli pregiudizi, si guarda al valore dei parametri in base ai quali viene valutata la qualità della vita delle rispettive cittadine, la situazione si inverte.

I numeri. Dei sei indicatori riportati nell’articolo citato, in quelli riguardanti ilRossa Rita 14 tenore di vita (il valore aggiunto pro capite, i depositi bancari per abitante e il costo dell’abitazione a metro quadro), Alessandria supera nettamente Pavia: nel 2012 il valore aggiunto pro capite degli alessandrini è risultato del 12% in più di quello degli abitanti di Pavia; i depositi a risparmio (per mille abitanti), superano del 10% quelli di Pavia, mentre il costo medio di una abitazione a metro quadro è del 42% inferiore [quest’ultimo dato riflette, almeno in parte, la vicinanza di Pavia a Milano e la sua spiccata natura di città universitaria (nell’ambiente accademico l’Università di Pavia è considerata la «Cambridge UK» italiana)]. Analogamente, in due dei tre parametri riguardanti la sicurezza, il numero dei delitti commessi a Pavia contro le persone (calcolato su 100 mila abitanti), supera del 23% quello di Alessandria; quello dei delitti contro la proprietà di Pavia, misurato dai furti d’auto ogni 100 mila abitanti, risulta superiore a quello di Alessandria del 94%, mentre il solo dato a favore di Pavia riguarda il numero delle estorsioni (riferito sempre a 100 mila abitanti): essendo il dato di Alessandria superiore a quello di Pavia del 23%.

Le opinioni. Nella primavera scorsa mi ero permesso di consigliare a Rita Rossa, neo eletta a “sindaco” di Alessandria, di assumere alcuni provvedimenti che, a inizio mandato, avrebbero potuto segnare una discontinuità rispetto all’amministrazione precedente: i) assicurare una maggiore pulizia della città; ii) provvedere alla pedonalizzazione del centro storico; iii) esigere un maggior rispetto delle regole di convivenza civile (in merito alla circolazione stradale, ai divieti di sosta, alla pulizia attorno ai cassonetti dell’immondizia); iv) promuovere, sull’esempio di altre amministrazioni del Nord, l’estensione di alcuni diritti civili, (come ad esempio l’istituzione di un registro comunale per l’attribuzione della cittadinanza ai figli degli immigrati nati in città e l’istituzione di un registro per le coppie non regolari). Che io sappia, nulla di tutto ciò è stato fatto. Dal mio punto di vista, quindi, Rita Rossa ha ben meritato la maglia nera nelle opinioni dei cittadini. E’ vero, il sindaco di Alessandria ha speso molte delle sue energie per tamponare situazioni di precarietà del lavoro, specialmente nelle aziende partecipate, situazioni di precarietà venutesi a creare in seguito al dissesto finanziario del Comune. Ora, se taluni provvedimenti di razionalizzazione del personale fossero stati presi subito all’inizio del mandato, tutti i cittadini (e anche gli interessati) avrebbero facilmente compreso che la responsabilità di quegli atti andava attribuita all’amministrazione precedente. A poco meno di metà del mandato amministrativo, l’assunzione (o la mancata assunzione) di provvedimenti che andavano presi allora, assumono oggi tutt’altra luce: sia per gli interessati che per la popolazione, la responsabilità di quegli atti (o il fatto che non siano stati assunti) viene percepita come imputabile a questa amministrazione.

Resto in ogni caso convinto che se Rita Rossa saprà fare tesoro (ancorché tardivamente) di alcuni di quei consigli che mi ero permesso di darle, ma soprattutto se avrà la fortuna di essere lei a inaugurare l’apertura del nuovo ponte Meier, può ancora sperare, nel caso in cui desiderasse riproporsi per un secondo mandato, di riuscire ad ottenere un risultato migliore rispetto a quello conseguito dai due sindaci che l’hanno preceduta.