Ten da cönt l’archëtt che la sunada…[U Gnacapioğ]

Bona Giorgiodi Giorgio Bona

Che la pessima situazione attuale ci stia inducendo tutti a riflettere su epoche più gloriose del movimento operaio?

Riporto un passo della risposta a una mia mail di saluti a Valerio Evangelisti dopo avergli fatto presente del mio nuovo lavoro in embrione che sta prendendo corpo su Maria Provera, la pasionaria delle mondine, e la conquista delle otto ore di lavoro.

Altra risposta non potevo aspettarmi da uno degli scrittori più autorevoli del nostro paese dopo l’uscita del suo romanzo “Il sole dell’avvenire”.
Mentre sono in atto le grandi trasformazioni politiche della sinistra (mi viene da ridere chiamarla sinistra anche se c’è veramente poco da ridere), con il suo piccolo grande cavaliere reincarnato Matteo Renzi che viene a raccontarci che la riforma Fornero è una buona riforma e che la flessibilità non è poi così un dramma al giorno d’oggi.
Eccoci qua, con l’uomo che piace alla destra, quello che non ha bisogno di spostare il partito a destra perché a destra ci sta già e senza ingombrare nessuno, si sa, lo spazio è tanto….

E allora sono qui a immergermi nella lettura del libro di Valerio Evangelisti,Evangelisti Sole dell'Avvenire straordinario come sempre, profondo, acuto, quando ci racconta le condizioni di vita dei braccianti all’inizio del secolo scorso, di come rivendicavano i loro diritti, ad esempio bruciando i campi per danneggiare la produzione. I braccianti non erano i contadini legati alla propria terra, erano una massa di precari che facevano bisticciare il pranzo con la cena dopo essersi ammazzati di lavoro.

Oggi queste proteste si materializzano un secolo dopo, ma qualcosa è cambiato: il bracciante agricolo sarebbe forse un ultrà di qualche squadra di calcio o un simpatizzante fazioso di qualche componente politica che attacca i giudici davanti a un tribunale.
Sembrano così lontani quei tempi in cui si organizzava la lotta, quando nascevano le cooperative, prendevano vita le Camere del Lavoro, quando la solidarietà diventava una forma di resistenza.

I più vecchi lo ricorderanno quando a Cerignola Giuseppe Di Vittorio riuscì a mobilitare i braccianti pugliesi e a trasmettere quella grande idea di solidarietà per la trasformazione sociale. Oggi siamo tornati indietro e in quella realtà prevale il caporalato.
C’era un insieme di sensazioni che contagiava tutti, sensazioni che adesso non ci sono più, qualcuno si è chiamato fuori (alludo anche a una certa sinistra radicale e antagonista che si è uniformata a un sistema).

Ripartire dalla lotta come strumento di rivendicazione e legittimazione della sinistra che non c’è più credo che sia necessario, come è necessaria una vera sinistra in questo paese.

Il titolo del libro di Valerio Evangelisti, Il sole dell’avvenire, vivere lavorando e morire combattendo, la dice lunga.