Libertà e partecipazione

A quasi un anno dalla bocciatura del risultato referendario per il quale 1.200.000 persone chiedevano di bocciare il Porcellum e tornare “almeno” al Mattarellum la Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità della “legge porcata”.

Sono quindi illegittimi “almeno” i parlamentari non convalidati?

Ma sono pure illegittimi tutti gli atti di una rappresentanza parlamentare non legittimata a legiferare?

Sono illegittime quindi, a rigor di logica, anche tutte le nomine effettuate da questa rappresentanza parlamentare, Corte Costituzionale compresa?

E’ così fuori luogo pensare di trovarci in una fase “post-bellica” nella quale occorre ricostruire tutto?

E’ così astruso pensare che questo paese debba essere riscritto nelle sue regole fondamentali di convivenza civile?

E’ così assurdo pensare che questa classe dirigente non abbia alcuna “possibilità” di “riscrivere queste regole”

E’ risibile la notizia oggi, (!)  della costituzione di un Comitato ristretto che metta insieme una qualche legge elettorale con l’indicazione che “cane non mangerà cane”?

Vogliamo riflettere sull’origine vera di questa “esplosione istituzionale”: il diritto di voto?

Noi riteniamo che a queste domande debbano, sottolineiamo DEBBANO, rispondere i cittadini; tutti quei cittadini che vogliono partecipare consapevolmente alla riscrittura di questo Paese.

Cittadini che comprendono che la società del terzo millennio è una società profondamente mutata nelle “categorie” economiche, sociali, politiche e culturali.

E’ una società che sembra vedere la persona al “centro” dell’universo; ma è una società che non assegna alla “persona” la possibilità di autodeterminazione, di scelta della vita.

I grandi cambiamenti avvengono su impulsi d’elite ma sono destinati al fallimento o al non compimento se le “persone” non se ne fanno carico, non se ne impossessano.

Questo significa che “prima” della decisione ultima (il voto) le persone debbono decidere della loro volontà di impossessarsi dei processi decisionali che influenzeranno la loro vita, che decideranno del bene comune.

L’idea quindi di assegnare alla precisa volontà delle persone la responsabilità di costruire  le decisioni che interessano il bene comune rafforza il diritto di voto.

Un diritto inalienabile il cui esercizio puo’ e deve essere lasciato quindi alla responsabile e precisa volontà delle persone.

L’iscrizione, al raggiungimento della maggiore età, alle liste elettorali non può più essere sufficiente a esprimere “Democrazia”.

Un governo del popolo, in una società profondamente mutata e complessa non può essere affidato solo, e totalmente, a corpi intermedi.

E’ indispensabile individuare strumenti che consentano alle persone di partecipare alla formazione delle decisioni in modo più diretto.

Ciò non può essere confuso con forme antiche di “democrazia diretta”.

La Dichiarazione Pubblica di Volontà delle persone è quindi l’atto primo della formazione della decisione.

E’ l’atto che sancisce l’esercizio del diritto di voto in modo consapevole.

Affrontare quindi le questioni che segnano questa crisi epocale  da parte di persone consapevoli e coscienti può fare la differenza tra  soluzioni condivise e soluzioni imposte.

Se questo paese  deve essere riscritto, se questa Europa deve essere costruita ciò può avvenire soltanto se le persone prendono in mano la penna e il mattone e, in prima persona, si dedicano a questa riscrittura e a questa costruzione.

Chiaramente le soluzioni possono avere in estrema sintesi due soluzioni e soltanto due; e  queste due “opzioni” vedranno confrontarsi le persone costituenti le due parti (/ partiti) in conflitto.

Concretamente quindi solo  l’iscrizione al Pubblico Registro degli Elettori Attivi su richiesta delle persone che intendono partecipare di volta in volta alla formazione della governance di questo paese potrà garantire il passaggio alla società del terzo millennio.

Associazione Arcipelago –  Alessandria