Gli sguardi glaciali con cui ieri mattina in consiglio provinciale Paolo Filippi, Gianni Barosini e i diversi assessori fissavano il parlamentare di Scelta Civica Renato Balduzzi, da soli valevano un editoriale.
Mentre il parlamentare alessandrino (fedelissimo dell’ex premier Mario Monti, di cui fu ministro della Salute) con la sua felpata dialettica curiale spiegava, in sostanza, che “le Province ormai sono morte, viva le Province”, per fortuna nessuno degli amministratori di Palazzo Ghilini risultava aver potere di ‘fulmini e saette’, e ci si è pertanto limitati ad un duello dialettico, che per un paio d’ore abbondanti ha messo in evidenza, attraverso una galleria di opinioni e testimonianze, come il territorio alessandrino sta vivendo la soppressione delle Province da parte del Governo centrale, prima incarnato da Mario Monti, e oggi dal tandem Letta (invero sul tema piuttosto defilato) e ‘delirio’ Delrio, che è diventato il protagonista-parafulmine della vicenda.
Il ‘filo rosso’ della mattinata è stato, con una diversità di toni e sfumature, la contrapposizione netta tra i ‘bistrattati’ enti locali (Provincia, ma anche comuni) e lo Stato centralista assolutamente ‘allergico’ a cure dimagranti, ma interessato esclusivamente a recuperare, per mano del governo, il controllo totale dei territori, come ai bei tempi dell’Impero romano. Che questo possa ridare forza, per reazione, a ‘spinte’ autonomiste, è da scoprire nei prossimi mesi e anni. Di certo ieri prevaleva lo scoramento, la disillusiome, o al più la ricerca di qualche magro premio di consolazione. Come ad un funerale in cui si piange il morto, e al contempo si comincia a chiedersi a chi andranno i risparmi, a chi la casa, a chi la collezione di quadri. Ma attenzione: perchè qui a quanto pare ci sono anche i debiti, e non poche bocche da sfamare, tra figli e figliastri.
Di certo ha brillato l’assenza dei due senatori del partito, il Pd, che in un tempo non lontano fece, o dichiarò di fare, della valorizzazione delle autonomie locali uno dei suoi cavalli di battaglia. Anche se, interpellati, gli esponenti locali del Partito Democratico si affrettavano a chiarire che “Borioli e Fornaro sono assenti giustificati, impegnati a Roma con il voto per la legge di stabilità”.
Sia come sia, onore a Renato Balduzzi, che si è calato con professionalità negli scomodi panni del rappresentante dello Stato centralista. Con ardita dialettica, pur ricordando che la Provincia “potrà anche chiamarsi Pippo, ma dovrà continuare a svolgere alcune funzioni essenziali per il territorio”, il parlamentare (e vice presidente) di Scelta Civica ha ribadito “facciamo attenzione, quando c’è un fiume in piena, mettersi di traverso è pericoloso, si rischia di essere travolti”.
Eh già: ma quanti in sala hanno pensato che, in fondo, Balduzzi (con altri assenti, si intende) è tra coloro che hanno aperto le dighe, generando la piena? E per un ‘papapile’ candidato a quasi tutto (sindaco di Alessandria? Presidente della Regione Piemonte?) non è comunque un bel biglietto da visita. L’amara vendetta di Palazzo Ghilini?