E’ difficile non sentirsi Straniero in una società in cui, sempre più spesso, si consumano relazioni ubriache di quegli stessi orrori di cui si nutre una qualunque guerra. Una società che sembra scivolare sempre più rapidamente, graffiata, sdrucita, pronta a essere divorata da una cultura della strage. Di donne. Un fenomeno irreale battezzato femminicidio. Una barbarie senza fine, a cui però sembriamo (ognuno per le proprie responsabilità) poco disposti a ribellarci. E chi tenta di opporsi a questa logica si scontra (incredibilmente) contro un muro. Una barriera di parole elastiche, di promesse vischiose che non portano da nessuna parte.
In questa realtà, la lunga sfilza di emozioni normali, quotidiane e per certi versi rispettabili, quelle comprese e compresse tra amore e gelosia, diventano mostri tentacolari che avviluppano menti colpevoli e stritolano corpi innocenti. Negano la vita. Negano la libertà. Feroci padrone del destino altrui. In questa esposizione di orrori, gli oggetti quotidiani si trasformano in strumenti per dare la morte. Martelli, coltelli da cucina, cinture. Banali oggetti da supermercato. Le prime cose a portata di mano di un assassino. Poi ci sono le armi da fuoco, non quelle comperate illegalmente in ambienti malavitosi. Sono quelle impugnate da uomini autorizzati a possederle in nome della difesa della collettività. Uomini in divisa sul posto di lavoro e in pantaloncini corti in famiglia che sparano per “regolare conti” privati. Contro donne che non vogliono più nascondere nel proprio ambito affettivo di desiderare altro nella vita. Magari (e più semplicemente), maggior rispetto di quanto un compagno o un marito non vogliano dare.
Vite bruciate. Ma non per scelta. E nemmeno in senso metaforico. Mogli e compagne cui viene inferta una morte atroce, provocata addirittura con benzina e accendino, come ci racconta la cronaca recente e il peggior pulp nella finzione cinematografica. Il fuoco. Un elemento magico, visto ancora in termini pagani, come forza purificatrice. Una logica infernale che livella donne trattate come giocattoli posseduti da bimbi lagnosi e arroganti, disposti a rompere il proprio giochino piuttosto che vederlo tra le mani altrui.
E spesso, davanti a un giudice o dietro le sbarre, l’arroganza omicida non muta in pentimento. Radica nella follia di persone mature o insospettabili, pari a quella di minorenni o di emarginati. Lo spettro è ampio. E chi trova una collocazione all’interno di questo spettro, non deve più aver diritto ad essere classificato secondo gli abituali schemi sociali e ruoli di appartenenza. Ma solo come un’astratta (pur nella sua concretezza) componente di un quadro sociale dove il dolore perde di significato.
Società triste e malata? Mancanza di anticorpi a tutela della propria collettività? Schemi educativi falliti? La crisi dell’economia e dei valori? O, nella sua disumana banalità, l’inconcepibile arroganza di maschi incapaci di controllare se stessi e il proprio ruolo sventolato come un trofeo da possedere e difendere ad ogni costo? Come fossero l’abito di un vulcano pronto a eruttare in qualsiasi momento?
L’unica certezza in questa ambigua desolazione è che una condanna netta, fatta di gesti fattivi, non arriva mai. La politica svicola tra i corridoi di palazzo in nome di cose più importanti da affrontare. L’opinione pubblica nasconde la testa sotto la sabbia e alla fine si concede sempre una mezza scusante per minimizzare il dramma. Si tratta di giustificazioni, seppur velate, ma sufficienti quanto basta per identificarsi con l’omertà e con la paralisi del pensiero. Risultato: violenza fine a se stessa, alimentata non solo dallo sguardo folle del singolo ma anche da interessi economici complessivi che sottintendono pure una cultura di informazione e pubblicitaria diffusa ai più ampi livelli che mai si degna di fare un passo indietro per il bene comune.
Un po’ come succede a Biancaneve, la protagonista dell’omonimo romanzo di Marina Visentin pubblicato dalle Edizioni Todaro, dove l’autrice ci racconta la storia di una donna come tante, convinta di non avere molto da pretendere dalla vita. Biancaneve è una giovane donna abituata a starsene in un angolo, a guardare gli altri col naso schiacciato contro il vetro opaco dell’invidia. Un giorno però il caso le offre un’insperata occasione di riscatto: la possibilità di diventare finalmente protagonista del proprio destino, in un estremo tentativo di conquistare finalmente un brandello di felicità.
Ma il prezzo da pagare sarà altissimo. Come quello di mille altre Biancaneve.
Proprio come nella realtà.