Nocciole, per Coldiretti è vera emergenza: “Comparto e aziende a rischio”

Il settore corilicolo alessandrino sta attraversando una situazione di emergenza senza precedenti. Non la fisiologica alternanza tra campagne con piena produzione, altre di scarico o ancora riconducibili ad una quantità diversificata a seconda degli areali. Negli ultimi anni si è assistito ad una progressiva riduzione dei volumi che ha portato nel 2024 a raggiungere l’apice con un calo generalizzato su tutto il territorio regionale con gravi ripercussioni a livello provinciale e in tutto il Monferrato.

Si tratta di un quadro estremamente preoccupante per il settore che, in dieci anni ha avuto una crescita regionale notevole passando da 15 a quasi 28mila ettari superfici coltivate.

La provincia di Alessandria è particolarmente vocata alla produzione di nocciole su una base di circa 4.000 ettari tra allevamento e fase adulta distribuiti nell’intero territorio collinare provinciale, circa 500 le aziende coinvolte nella filiera corilicola. Lo scorso anno il segno meno è arrivato oltre il 70% tenendo passando ad una resa per ettaro di circa 5 quintali, contro i 15 di media degli anni scorsi.

“Ciò che serve è trovare in tempi brevi soluzioni mirate per salvare una delle filiere più strategiche a livello piemontese e territoriale – ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco -. Pertanto, Coldiretti Alessandria si unisce a quanto scritto nella lettera inviata da Coldiretti Piemonte al Governatore Cirio e all’assessore regionale all’Agricoltura Bongioanni sottolineando l’evidente necessità di promuovere una ricerca scientifica, non più rinviabile, che vada ad analizzare ed individuare le cause che stanno portando a questi risultati negativi”.

Una ricerca che va realizzata in maniera mirata sugli obiettivi da perseguire e in collaborazione tra tutti i diversi enti già impegnati in queste attività, accompagnata da una divulgazione efficace dei risultati ottenuti.

“Uno studio su cui vadano a concentrarsi maggiori sforzi in termini di risorse economiche e risorse umane su tutti i principali aspetti che condizionano la gestione del noccioleto: dal fenomeno della cascola precoce alle concimazioni, dalle potature all’età degli impianti, dall’impollinazione alle nuove tecnologie per cercare di salvaguardare le nostre imprese agricole e rilanciare la corilicoltura – ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Bianco -. I 28 mila ettari di nocciolo coltivati potrebbero avere un potenziale produttivo di circa 300 mila quintali in Piemonte ed il mercato, oltretutto, ne fa richiesta, ma i cambiamenti climatici insieme alle problematiche agronomiche impediscono di arrivare a tali risultati. E’ necessario un sostegno alla corilicoltura e alle imprese che credono nelle produzioni di qualità, impegnandosi con il loro lavoro a preservare i territori”.