Questa volta dico bravo al sindaco Abonante: ma gli assessori non dormano! Intanto la cava Bolla diventa discarica [Le pagelle di GZL]

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di Graziella Zaccone Languzzi

1) Se per vedere e combattere il degrado deve scendere in campo il sindaco, a cosa servono gli assessori? “Parcheggio Tiziano, il sindaco Abonante boccia i lavori di sfalcio: Intervento inaccettabile”. Una volta tanto, un punto a favore del sindaco Abonante: lo critico spesso, perché tante sono le cose che ad Alessandria vorremmo andassero meglio, ma quando fa qualcosa di positivo sono la prima a riconoscerlo: e se darà una bella “strigliata” (tirata di orecchie) sia agli assessori che alle cooperative appaltate, avrà credo l’approvazione di tanti alessandrini. Va riconosciuto che il sindaco di Alessandria, davanti alle segnalazioni dei cittadini sullo stato del parcheggio Tiziano, non si è limitato a una risposta burocratica, a una comunicazione d’ufficio o al classico rimpallo di competenze: è andato personalmente sul posto, ha guardato con i propri occhi e ha preso una posizione netta sul lavoro eseguito dalla ditta incaricata dello sfalcio. Il giudizio del sindaco sull’intervento è stato tutt’altro che diplomatico: lavoro “impresentabile”, non rispettoso degli accordi contrattuali e dunque da rifare. Il riferimento è alla vicenda del parcheggio Tiziano, finito al centro delle proteste dei cittadini per le condizioni dell’area. Il problema infatti, non era soltanto l’erba tagliata male: a rendere ancora più discutibile l’intervento è stato il fatto che lo sfalcio sarebbe stato effettuato senza provvedere prima alla rimozione dei rifiuti presenti nell’area. Risultato? Un lavoro eseguito ‘con i piedi’ e un’area che, invece di apparire più decorosa dopo l’intervento, rischiava di sembrare ancora più trascurata. E qui arriva la domanda inevitabile: chi avrebbe dovuto controllare che il lavoro fosse eseguito correttamente prima che fosse necessario l’intervento del sindaco? Lo stesso Abonante, commentando la vicenda, ha riconosciuto che anche l’amministrazione deve fare autocritica rafforzando controlli e supervisione. Ed è probabilmente questo il punto centrale della questione, perché non dovrebbe essere sempre il cittadino a fare da controllore. così come è impensabile che sia il sindaco a vigilare in prima persona su ogni angolo del comune. I cittadini fanno la loro parte quando segnalano ciò che non funziona, ed è giusto che sia così perché le segnalazioni sono una forma concreta di partecipazione alla vita della città. Ma un’amministrazione comunale non può affidarsi soltanto alle segnalazioni dei cittadini, alle fotografie pubblicate sui giornali o alle denunce dei consiglieri di opposizione per accorgersi che qualcosa non funziona. Tocca a dirigenti e funzionari competenti verificare che attività e servizi siano svolti in maniera consona, e agli assessori competenti monitorare, verificare, nel caso intervenire.
Lo stesso discorso vale per i cimiteri, per i quali di recente, dopo anni che è meglio dimenticarci, si è passati ad un nuovo gestore. Ottimo, e certamente partendo da così in basso non si potrà che migliorare: ma anche qui, se i cittadini continuano a segnalare situazioni di scarso decoro, vorrete mica che il sindaco si faccia di persona il tour di tutti i 14 cimiteri comunali per verificare di persona che l’erba sia stata tagliata regolarmente? Ci pensi l’assessore competente a stare con ‘il fiato sul collo’ a chi deve effettuare i lavori di ordinaria e straordinaria manutenzione.
Non una visita di rappresentanza, ma giri di controllo costanti, possibilmente senza preavviso. Perché se l’obiettivo è finalmente portare i cimiteri fuori dal grave degrado denunciato negli ultimi anni, bisogna prima vedere concretamente come stanno le cose. Anche la maggioranza dovrebbe avere occhi e orecchie sul territorio, e qui entra in gioco anche il ruolo dei consiglieri comunali di maggioranza. È evidente che i consiglieri di opposizione abbiano il compito politico di controllare, segnalare e denunciare ciò che non funziona, fa parte del loro ruolo, ma anche chi sostiene l’amministrazione dovrebbe sentire il dovere di essere occhi e orecchie del Comune sul territorio e non per mettere in difficoltà il sindaco, ma esattamente per il contrario. Segnalare tempestivamente un problema significa consentire all’amministrazione di intervenire prima che quel problema diventi una figuraccia pubblica, e soprattutto significa aiutare il sindaco a governare meglio. Se un’impresa ha un contratto con il Comune, quel contratto deve essere rispettato. Se il lavoro non viene eseguito correttamente, i controlli dovrebbero accorgersene per tempo, senza aspettare che sia un cittadino con lo smartphone in mano a documentare ciò che non va. Detto questo, torniamo al parcheggio Tiziano. Questa volta una nota positiva per il sindaco Abonante è doverosa. Dopo le segnalazioni, è andato personalmente sul posto, ha verificato la situazione, ha convocato gli uffici e la ditta interessata, ha chiesto che l’area venisse sistemata e ha avviato le verifiche per eventuali sanzioni. Ha inoltre richiamato la necessità di un migliore coordinamento tra chi si occupa della raccolta dei rifiuti e chi effettua lo sfalcio. Qualcuno dirà: “ capirai che sforzo, ha fatto il suo dovere!” Giusto, ma il proprio dovere e in base alle deleghe lo dovrebbero fare anche gli assessori, perlomeno io la vedo così. Perché un assessore che va a vedere personalmente i lavori svolti o verificare un problema, invece di limitarsi a leggere una relazione, dimostra di voler verificare direttamente ciò che accade sul territorio. Amministrare una città non significa soltanto stare negli uffici, partecipare alle riunioni, firmare provvedimenti o leggere relazioni. significa anche vedere con i propri occhi ciò che accade nelle strade, nei quartieri, nei parchi, nei cimiteri e negli spazi pubblici. Perché tra una relazione scritta e una passeggiata sul posto, qualche volta, c’è una differenza enorme. La vicenda del parcheggio Tiziano lascia una doppia considerazione, la prima è positiva: bene ha fatto il sindaco ad andare sul posto e a intervenire con decisione. La seconda è inevitabile: non dovrebbe essere il sindaco a dover andare sul posto per scoprire ciò che i suoi assessori e la macchina comunale dovrebbero già sapere. Il vero salto di qualità, allora, sarebbe proprio questo: fare in modo che il sindaco non debba correre dietro alle segnalazioni dei cittadini, ma che siano gli assessori competenti, gli uffici e chi ha responsabilità di controllo ad arrivare prima. Perché un buon amministratore non è soltanto quello che risolve il problema quando esplode, è soprattutto quello che si accorge del problema prima che esploda e possibilmente prima che qualcuno debba mandargli una fotografia.
Voto: 8

2) Tre pezzi dello Stato cercano casa ad Alessandria. Ma chi paga quando lo Stato dimentica di essere proprietario delle proprie responsabilità? Questa notizia de La Stampa mi ha stimolato alcune riflessioni e una domanda: mi è permesso come cittadina criticare lo Stato per il suo comportamento? La notizia: “Dopo la Prefettura, anche Agenzia delle Entrate e Tribunale cercano casa”. Dunque: la Prefettura cerca una nuova sede, l’Agenzia delle Entrate cerca una nuova sede e anche il Tribunale cerca una nuova sede. Tre istituzioni dello Stato, tre presìdi fondamentali, tre funzioni pubbliche che non possono essere trattate come attività qualsiasi. Eppure nella stessa città, si sta consumando un paradosso: lo Stato ha bisogno di una casa, ma sembra non sapere chi debba pagare per procurargliela. La questione è stata riproposta con chiarezza dalla cronaca de La Stampa: per l’Agenzia delle Entrate l’indagine di mercato avviata nel 2022 non ha prodotto una soluzione e per il Tribunale la questione della sede si trascina da anni, per entrambi il Comune potrebbe mettere sul tavolo l’ex caserma Valfré, ma il nodo resta quello dei costi, stimati nell’ordine di decine di milioni di euro. A questo punto la domanda non è più soltanto immobiliare, è istituzionale. Chi deve pagare per garantire ad Alessandria una presenza dello Stato adeguata, sicura e funzionale? Partiamo dal Tribunale, perché non siamo davanti a una materia nella quale il Ministero della Giustizia possa semplicemente dire: “L’edificio è del Comune, quindi il problema non è nostro”. Dal 1° settembre 2015, la legge n. 190 del 23/12/ 2014 ha trasferito dai Comuni al Ministero della Giustizia le spese obbligatorie relative al funzionamento degli uffici giudiziari. La disposizione prevede espressamente che ciò valga anche quando gli uffici giudiziari utilizzano immobili di proprietà comunale per i quali non è dovuto un canone al Comune e non è un’interpretazione giornalistica…è legge. E il Ministero della Giustizia, nei propri documenti attuativi, va ancora più nel dettaglio: tra le esigenze da assicurare per il funzionamento degli uffici giudiziari vengono indicate la gestione logistica, la manutenzione dei beni immobili e delle strutture, i servizi e gli aspetti tecnici e amministrativi della sicurezza degli edifici. Dunque, sul Tribunale di Alessandria la domanda diventa inevitabile: se il Ministero della Giustizia ha assunto per Legge le spese obbligatorie di funzionamento degli uffici giudiziari, quali sono esattamente le responsabilità del Ministero e quali quelle del Comune proprietario dell’immobile? E soprattutto: se la sede attuale necessita di interventi tali da rendere concreta l’ipotesi di trasferimento, chi deve programmare e finanziare l’investimento necessario? Il fatto che l’immobile sia comunale non può diventare una formula magica per far sparire la responsabilità dello Stato. La Legge stessa contempla infatti l’utilizzo di immobili di proprietà comunale da parte degli uffici giudiziari e disciplina il trasferimento delle spese di funzionamento al Ministero. Il Ministero, del resto non è un ospite del Tribunale: è il Ministero della Giustizia. Il Tribunale di Alessandria non è un servizio del Comune, è un ufficio dell’amministrazione giudiziaria dello Stato e lo conferma anche la stessa pagina istituzionale del Tribunale, che lo identifica esplicitamente come “Tribunale di Alessandria – Ministero della Giustizia”. Il Comune può essere proprietario dei muri, ma dentro quei muri lo Stato esercita una delle sue funzioni più alte: amministra la giustizia in nome della Repubblica quindi è difficile accettare una logica nella quale il Comune debba eventualmente mettere a disposizione un immobile, affrontare le conseguenze urbanistiche e amministrative di un trasferimento e poi trovarsi anche a discutere di come reperire decine di milioni di euro. La collaborazione istituzionale è una cosa, la sostituzione finanziaria dello Stato è un’altra. E qui arriva anche il caso della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, che per manutenzioni sul Palazzo di Giustizia è intervenuta con un finanziamento di oltre 300 mila euro, un intervento che va riconosciuto e apprezzato. Ma una domanda credo sia legittima: è normale che una Fondazione privata debba intervenire economicamente per contribuire alla manutenzione di un presidio della giustizia dello Stato? Mi pare proprio di no e lo ritengo troppo comodo! Una cosa è il contributo volontario di un soggetto privato al territorio, un’altra è che il contributo privato finisca anche indirettamente, per diventare una componente necessaria della capacità dello Stato di mantenere efficiente un proprio presidio. Arriviamo alla Agenzia delle Entrate. L’Agenzia delle Entrate è un’amministrazione fiscale dello Stato. Ad Alessandria un’indagine di mercato immobiliare era già stata avviata nel gennaio 2022, con l’obiettivo di trasferire gli uffici entro il primo semestre del 2023. L’indagine successiva si è conclusa senza offerte e siamo nel 2026 e dopo quattro anni dal primo avviso, si continua a cercare una soluzione. Ma quanto può durare la ricerca di una sede prima che diventi essa stessa un problema amministrativo? Se una struttura pubblica ha bisogno di oltre cinquemila metri quadrati, di archivi, front-office e centinaia di postazioni di lavoro, non stiamo parlando di trovare un appartamento in affitto, stiamo parlando di una scelta strategica dello Stato che deve avere una programmazione e un finanziamento adeguati. Infine c’è la Prefettura per completare il quadro. La sede principale dell’Ufficio territoriale del Governo di Alessandria è in piazza della Libertà, con una sede distaccata in via Piacenza, come risulta dai dati ufficiali del Ministero dell’Interno. Anche qui non parliamo di un ente estraneo alla macchina statale perché la Prefettura è la rappresentanza territoriale del Governo e se anche la Prefettura deve cercare una nuova collocazione, allora le tre vicende cominciano ad assumere un significato che va oltre la singola emergenza immobiliare. Quanto è disposto lo Stato a investire concretamente nella propria presenza sul territorio? Forse è giunto il tempo che la politica locale insieme ai suoi parlamentari, chieda allo Stato di assumersi le proprie responsabilità perché quello che non dovrebbe esistere è il rimpallo infinito delle responsabilità. Se davvero servissero 50, 60 o 70 milioni di euro per trasformare l’ex caserma Valfrè in una struttura adeguata ad accogliere funzioni pubbliche di questa dimensione, la domanda non dovrebbe essere soltanto: “Dove troviamo i soldi?” Alessandria non deve chiedere un favore a Roma, deve chiedere con fermezza che lo Stato faccia lo Stato. Il Comune non può essere chiamato a sostituire lo Stato ogni volta che una funzione statale ha bisogno di una sede, di un investimento o di una manutenzione. Alle mie riflessioni cito le fonti dalle quali ho appreso le informazioni, soprattutto quelle che riguardano il Tribunale perché, se io sono andata a cercarmele per un mio sfizio personale, credo che ogni responsabile degli enti statali in difficoltà e ogni rappresentante della politica locale e parlamentare le conoscano, o dovrebbero conoscere. Perché alla fine la domanda è molto semplice: se lo Stato non riesce più a garantire nemmeno la casa delle proprie istituzioni, chi deve ricordargli che quella casa è anche la sua? Le fonti: Ministero della Giustizia – (Spese di funzionamento degli uffici giudiziari Normattiva Legge 23 dicembre 2014, n. 190) – (Normattiva – DPR 18 agosto 2015, n. 133 misure organizzative e manutenzione degli immobili giudiziari) . Tribunale di Alessandria /sito istituzionale. Prefettura di Alessandria/ Ministero dell’Interno.
Voto: 2

3) La cava Bolla a Spinetta Marengo diventerà una discarica: interesse pubblico o sacrificio del territorio? La recente autorizzazione alla realizzazione di una discarica per rifiuti speciali non pericolosi nella cava La Bolla, a Spinetta Marengo, riapre una questione che riguarda non soltanto i cittadini della zona, ma un tema più ampio e mi chiedo: come viene tutelato un territorio quando un’opera viene considerata di interesse pubblico? Il materiale destinato alla cava proviene dai lavori per il nuovo scalo merci ferroviario al quartiere Cristo. Provincia, Regione, ARPA e ASL hanno concluso positivamente l’istruttoria, dopo gli approfondimenti e le prescrizioni riguardanti ambiente, salute, geologia, idrogeologia e gestione delle acque. Tutto regolare, dunque? Probabilmente sì dal punto di vista delle autorizzazioni e delle procedure, ma una domanda rimane: era davvero necessario utilizzare proprio una cava di pianura diventata nel tempo un bacino alimentato dalla falda, per collocare questo materiale? Questa forse la questione sulla quale sarebbe opportuno soffermarsi maggiormente. La Bolla infatti, non è un caso isolato e nell’area alessandrina esiste anche il precedente della cava Clara e Bona, al quartiere Cristo, anch’essa trasformata in un bacino d’acqua e successivamente utilizzata per il deposito del materiale proveniente dagli scavi del Terzo Valico, e della Clara e Bona ce ne siamo dimenticati. Questo dovrebbe portare a interrogarsi non soltanto sul singolo progetto, ma anche sugli effetti cumulativi delle trasformazioni che interessano lo stesso territorio, soprattutto quando ad essere coinvolto è il sistema delle acque sotterranee. Una cava di pianura che intercetta la falda non è semplicemente una buca nel terreno è un elemento inserito in un sistema idrogeologico più ampio e proprio per questo la tutela della falda che è uno dei punti più delicati, dovrebbe rappresentare uno degli aspetti centrali di qualsiasi valutazione. Nel progetto si parla di impermeabilizzazione, sistemi di barriera, raccolta del percolato, gestione delle acque meteoriche e monitoraggio. Sono certamente garanzie importanti ma una domanda resta: quanto è sicura questa soluzione nel lungo periodo considerando proprio la presenza della falda? Non si tratta necessariamente di mettere in discussione a priori il progetto o di sostenere che una contaminazione sia destinata a verificarsi, si tratta di chiedere quali garanzie esistano oggi e soprattutto, quali garanzie potranno essere assicurate tra venti, trenta o cinquant’anni, perché una discarica non è soltanto ciò che viene progettato e controllato nel momento in cui viene autorizzata ed è anche ciò che rimane sul territorio quando il progetto sarà terminato. E l’amianto? C’è poi un altro elemento che merita particolare chiarezza, nella documentazione tecnica del progetto compare il riferimento al pietrisco ferroviario contenente amianto, per verificarlo sono andata a cercarlo. Questo non significa mettere in discussione la legalità del progetto, la normativa prevede a determinate condizioni, la possibilità di conferire alcuni rifiuti contenenti amianto in discariche per rifiuti non pericolosi. Proprio per questo però, sarebbe necessario conoscere con la massima chiarezza quali materiali potranno essere effettivamente ammessi alla Bolla, quali codici CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti) avranno, quali controlli verranno effettuati e quali limiti dovranno essere rispettati. Sono informazioni tecniche ma quando si parla di ambiente e salute pubblica, la trasparenza su questi aspetti dovrebbe essere una priorità. La decisione è ormai presa, i giochi sono fatti, la cava Bolla sarà riempita ma il problema resta. Quello che si teme è che un bel giorno, qualche amministrazione penserà di trasformarla in un’area verde, un parco per le famiglie, uno spazio per il gioco dei bambini, su un luogo che sarà stato dichiarato e garantito. Ma il territorio cambia, le amministrazioni cambiano e il tempo passa e allora la domanda è inevitabile: chi potrà garantire che ciò che oggi viene considerato sicuro continuerà ad esserlo anche tra molti decenni? Non è una domanda contro le infrastrutture, contro il progresso o contro un’opera considerata di interesse pubblico, è una domanda sul significato stesso di interesse pubblico, perché l’interesse pubblico non dovrebbe essere soltanto quello di realizzare un’opera necessaria, dovrebbe essere anche quello di non compromettere inutilmente il territorio che quell’opera attraversa perché la Bolla non è soltanto una cava, è territorio, è acqua …è un pezzo di Alessandria e prima di riempirla, forse, valeva la pena chiedersi se non esistesse una soluzione migliore.
Voto: 3


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