di Graziella Zaccone Languzzi

1) La gestione dei rifiuti in Italia continua a essere una grande confusione. Ogni Comune adotta il proprio modello e ogni amministrazione sostiene di aver trovato la soluzione migliore. Porta a porta, tariffa puntuale, cassonetti con chiavetta: tre sistemi presentati come la risposta definitiva al problema, ma che nella realtà mostrano tutti limiti evidenti. Il porta a porta comporta costi di gestione molto elevati che inevitabilmente ricadono sui cittadini. Un esempio: ad Alessandria con l’attuale amministrazione, laddove vige il regime del porta a porta, oltre alla TARI si sostengono anche ulteriori costi legati al servizio di movimentazione cassonetti. I sistemi con tariffa puntuale e quelli con cassonetti a chiavetta promettevano di responsabilizzare gli utenti, ridurre gli abbandoni ed evitare i conferimenti “turistici” , ma è bastato osservare ciò che accade quotidianamente laddove sono utilizzati per capire che la realtà è diversa: i sacchetti lasciati accanto ai cassonetti continuano a esserci. Continuo a ritenere che il cassonetto stradale tradizionale sia nel complesso il sistema più funzionale. Non è perfetto, ma almeno evita molte complicazioni introdotte negli ultimi anni. E se poi si smettesse di pensare a inceneritori/termovalorizzatori come al demonio, eviteremmo non solo costi esorbitanti, ma di lavarci la coscienza facendo la differenziata spinta, per poi smaltire magari i nostri rifiuti selezionati in Africa o chissà dove ancora. Per questo mi ha fatto sorridere leggere la notizia diffusa da Amag Ambiente sul ritiro quotidiano dei rifiuti abbandonati fuori dai cassonetti: “Ritiro giornaliero dei rifiuti fuori cassonetto: ad Alessandria l’impegno di Amag Ambiente contro il degrado”. Una scelta certamente positiva, ma che non rappresenta certo una rivoluzione: è una soluzione di semplice buon senso che avevo già suggerito anni fa in una mia “pagella”. L’ amministratore delegato di Amag Ambiente, Paolo Borbon, ha parlato di un impegno gravoso ma necessario per mantenere Alessandria in condizioni di decoro. L’assessore Daniele Coloris lo ha definito un intervento straordinario per affrontare una situazione molto negativa … e allora? I cittadini pagano profumatamente tale “impegno gravoso”. La mia solita domanda arriva puntualmente: perché aspettare così tanto? Viene quindi da dire: meglio tardi che mai. Finalmente si è compreso che intervenire ogni giorno per rimuovere i sacchetti abbandonati dagli incivili e segnalare gli ingombranti da ritirare per limitare il degrado è una soluzione tanto semplice quanto efficace.
Tornando ai cassonetti considerati “intelligenti”, dove sono stati installati i cassonetti con chiavetta o tariffa puntuale il problema dell’abbandono non è affatto scomparso. Quando il contenitore è pieno, la chiavetta non gira bene oppure il sistema elettronico non funziona, c’è chi forza il coperchio, rompe le serrature e lascia comunque i rifiuti a terra. Lo posso constatare anche in Liguria, dove frequento da anni una località. Fino allo scorso anno i cassonetti erano aperti e il servizio funzionava regolarmente, c’era qualcuno che li lasciava a terra ma intervenivano gli addetti, li infilavano dentro e pulivano pure. Nella zona dove ho casa in questo 2026 sono stati sostituiti con contenitori dotati di apertura a chiave. Il risultato? Se la chiavetta non funziona bene, se chi non risiede non ha ritirato la chiave, il meccanismo viene forzato e i sacchetti finiscono comunque sul marciapiede, e chi è di passaggio lo depone a terra. Sono stati spesi soldi pubblici per ottenere sostanzialmente lo stesso risultato con danni. Naturalmente la raccolta differenziata resta uno strumento importante. Recuperare materiali ancora riutilizzabili è un obiettivo che nessuno mette in discussione, tuttavia, sarebbe opportuno affrontare anche un altro tema: la sostenibilità economica del riciclo. Sempre più spesso emerge che, per alcune filiere come carta, plastica, vetro, la materia prima vergine proveniente dall’estero può costare meno di quella riciclata, se ciò accade, è inevitabile interrogarsi sull’efficienza complessiva del sistema. Forse il problema italiano è proprio questo: ci si concentra troppo sul metodo e troppo poco sul risultato. Si cambiano i sistemi di raccolta, si introducono nuove tecnologie, si modificano regolamenti e modalità operative, ma il cittadino continua a vedere gli stessi sacchetti per strada e gli stessi cassonetti circondati dai rifiuti. La buona amministrazione non si misura dal nome dato al sistema di raccolta né dalla percentuale di raccolta differenziata esibita nelle statistiche. Si misura dalla pulizia delle città, dall’efficienza del servizio e dalla capacità di intervenire rapidamente quando i problemi si presentano. Forse è arrivato il momento di mettere da parte le contrapposizioni ideologiche e tornare a una domanda molto semplice: quale sistema funziona davvero? Perché ai cittadini interessa soprattutto una cosa: vivere in una città pulita, decorosa e gestita con buon senso.
Voto: 2

2) Borsalino, la piscina promessa e mai arrivata: cinque anni di annunci per scoprire che il progetto non reggeva: “Centro sportivo Borsalino: frenata definitiva sui lavori in stallo per le nuove piscine. Stop alla concessione”. Adesso arriva lo stop. Ma la domanda inevitabilmente è una sola: non ci si poteva arrivare prima? Ad Alessandria la storia delle piscine comunali e del centro sportivo Borsalino sembra ormai assomigliare sempre più a una di quelle opere che esistono soprattutto nei comunicati stampa, nelle commissioni consiliari e nelle dichiarazioni degli amministratori, ma molto meno nella realtà quotidiana dei cittadini. L’ultima puntata è arrivata in questi giorni: il Comune ha deciso di interrompere la concessione trentennale del complesso sportivo Borsalino a Sporting B, società costituita da Bob Team ASD e Selva Mercurio. Il recesso dalla convenzione diventerà operativo dal prossimo 1° ottobre. La motivazione stando alla determina dirigenziale, è tecnica e amministrativa: il Piano Economico-Finanziario presentato non sarebbe stato ritenuto idoneo a dimostrare il mantenimento dell’equilibrio economico finanziario della concessione. Inoltre non sarebbe stato ritenuto ammissibile l’incremento delle tariffe rispetto a quanto previsto negli atti di gara e nella convenzione. Tutto legittimo naturalmente se queste sono le conclusioni degli uffici, onde evitare errori come fu per la gestione cimiteri. Ma proprio qui nasce la domanda che dovrebbe essere politica: quanto tempo è stato necessario per arrivare a questa conclusione? Perché il problema non nasce oggi, parte dal 2022 ad arrivare al 2026. Vi è una lunga sequenza di date, già nel settembre 2022 il Comune annunciava l’affidamento del complesso Borsalino attraverso un project financing. Il programma era ambizioso: nuova piscina scoperta, campi da padel, beach volley e beach tennis. Per il Nuoto Club invece, era previsto l’abbattimento della vecchia struttura e la costruzione di un nuovo impianto coperto, e le tempistiche sembravano tutt’altro che indefinite perché nel 2022 si parlava di completare una parte degli interventi entro l’estate successiva. Nel giugno 2023, quando l’ex Nuoto Club era ormai chiuso da anni e versava in condizioni di degrado, veniva annunciato l’abbattimento della struttura entro il 2024. I lavori per la nuova piscina scoperta e gli altri impianti del Borsalino sarebbero dovuti partire già tra settembre e ottobre 2023, con conclusione entro l’estate 2024…oggi siamo nell’agosto 2026 e il vecchio Nuoto Club è ancora lì, Ma ora, anziché parlare di inaugurazione, si parla di stop alla concessione. È difficile non chiedersi se in questi anni qualcosa non abbia funzionato nella programmazione. Il punto non è sostenere che un’opera pubblica o un project financing debbano necessariamente rispettare al giorno le date inizialmente ipotizzate: i progetti complessi possono incontrare problemi burocratici, tecnici, finanziari e autorizzativi , il problema nasce quando le scadenze vengono continuamente spostate e contemporaneamente, continuano ad arrivare annunci che fanno pensare a una conclusione ormai vicina. Per anni gli alessandrini hanno sentito parlare di nuove piscine, nuove strutture, riqualificazione del Borsalino e rilancio dell’intero polo sportivo e oggi si torna praticamente al punto di partenza. C’è pure un’altra questione che è la piscina comunale di Lungo Tanaro, su cui molte sono le domande come ad esempio: due piscine nuove progettate, una ancora da costruire e l’altra rimasta bloccata? Ne parlerò in una delle prossime pagelle.
Voto: 2

3) Il Caffè Marini riaprirà? Forse. Intanto l’annuncite continua: “Caffè Marini di Alessandria chiuso dal 2018, c’è l’avviso pubblico per riaprirlo”. Si legge che lo storico bar del Teatro Comunale ha bisogno di un gestore che dovrà ristrutturarlo a spese proprie, poi si stimano 1.800 euro al mese di affitto e molto altro. C’è una parola che ad Alessandria rischia di diventare una categoria amministrativa: la parola è annuncite. Si tratta di quella patologia per cui ogni problema, lungi dall’essere risolto, viene trasformato in un annuncio, e ogni progetto diventa una “ripartenza” o una “svolta” e ogni procedura un passo decisivo. Poi però, quando si cerca la cosa più semplice come una data certa, un’opera finita, un contratto firmato, un finanziamento coperto improvvisamente il linguaggio cambia con le parole: si presume, si stima, si valuterà, si vedrà e l’ultimo esempio è il Caffè Marini. Lo storico bar del Teatro Comunale è chiuso dal 2018. Otto anni, non otto settimane. Ora, finalmente, compare un avviso pubblico per raccogliere manifestazioni di interesse in vista di una possibile riapertura nel 2027. Una buona notizia? Certamente, ma sarebbe ancora più buona se fossimo davanti a una gara, a un affidamento, a un gestore individuato e soprattutto a un bar pronto ad aprire la saracinesca, invece siamo ancora alla manifestazione di interesse. E la stessa parola usata negli atti comunali che dovrebbe invitare alla prudenza con la parola “esplorativo”. Insomma, prima di brindare alla riapertura del Marini sarebbe forse il caso di aspettare almeno che qualcuno abbia effettivamente ordinato lo champagne. A memoria ci sono già stati bandi andati deserti, adesso si riparte con un nuovo avviso e con una prospettiva di riapertura nel 2027. Nel frattempo, il conto dell’investimento per chi dovrà prendere in mano il locale potrebbe oscillare da 400-500 mila euro per una sistemazione essenziale fino a un milione per quella di livello più alto. Il vicesindaco Giovanni Barosini, che ha tra le proprie deleghe proprio il nuovo teatro, il commercio e il marketing territoriale, aveva già rilanciato nei mesi scorsi l’idea della riapertura del locale, ora il Comune compie un altro passo ma quanto tempo possiamo ancora permetterci di vivere di annunciate “ripartenze”? Ad Alessandria serve anche la parola “arrivi” . E proprio sul teatro, mentre Foyer, Sala Ferrero e bar vengono indicati come opere prossime alla conclusione, restano da finanziare circa 5 milioni di euro per le opere ancora mancanti. Secondo quanto riportato da La Stampa, oggi non è quindi possibile prevedere quando quella parte dei lavori potrà essere completata. E qui entra in gioco il calendario politico. Mancano circa dieci mesi alle prossime elezioni amministrative. Dieci mesi sono pochissimi quando si devono trasformare promesse in risultati e annunci in opere, sono invece tantissimi se utilizzati per produrre nuovi annunci. Il rischio è che da qui alla primavera del 2027 Alessandria assista a una specie di conto alla rovescia delle inaugurazioni annunciate: il teatro, il Marini, il commercio da rilanciare, il marketing territoriale da reinventare, le grandi operazioni di trasformazione urbana. Tutte cose importanti, per carità, ma la domanda è una sola: quante di queste cose saranno realmente concluse prima di andare alle urne? Barosini e la giunta hanno ancora tempo per dimostrare che l’accusa di annuncite è ingenerosa, e sarebbe la migliore risposta possibile. Non un altro annuncio, ma un risultato perché tra dieci mesi, gli alessandrini non saranno chiamati a votare le intenzioni …saranno chiamati a giudicare i risultati
Voto: 2


