Fondazione CrAl, partenza sprint per la Presidenza Arrobbio. Alessandria d’agosto è cantiere permanente. Infermieri dall’India? Meglio trattenere i nostri [Le pagelle di GZL]

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di Graziella Zaccone Languzzi

1) Osservare come vengono amministrate le istituzioni del nostro territorio non è soltanto una mia curiosità: è un esercizio di cittadinanza che ogni persona dovrebbe fare. Solo conoscendo fatti, decisioni e risultati è possibile esprimere un giudizio consapevole su chi ricopre incarichi di responsabilità pubblica. In questi anni ho imparato che ci sono presidenze che scelgono la prudenza dei primi mesi e altre che preferiscono entrare immediatamente nel vivo dell’azione. Quella di Paolo Arrobbio alla guida della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria sembra appartenere alla seconda categoria. Dal suo insediamento avvenuto nel maggio scorso, la Fondazione ha dato prova di una presenza costante sul territorio, traducendo la propria missione in una serie di interventi concreti che hanno interessato alcuni dei settori più strategici per la provincia: sanità, giustizia, volontariato, cultura, turismo, sostenibilità e sostegno al tessuto associativo, e non si tratta soltanto della normale attività istituzionale di una Fondazione bancaria. Ciò che emerge è la volontà di rendere l’ente sempre più protagonista dello sviluppo locale, capace di dialogare con le istituzioni e di intervenire laddove i bisogni della comunità sono più evidenti. Tra gli interventi di maggiore rilievo spicca il progetto triennale da 380 mila euro destinato al Tribunale di Alessandria con l’obiettivo di migliorare la sicurezza, l’efficienza e la funzionalità del Palazzo di Giustizia. Un investimento che va oltre il semplice contributo economico e rappresenta un sostegno concreto a un’istituzione fondamentale per il territorio, dimostrando come la Fondazione intenda affiancare e sostenere anche quei servizi pubblici che costituiscono un presidio essenziale di legalità e di vicinanza ai cittadini. Altrettanto significativa è l’attenzione riservata alla sanità. Con uno stanziamento di 220 mila euro, la Fondazione ha consentito il potenziamento del Centro Retina Medica dell’Ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato, mettendo a disposizione strumenti diagnostici di ultima generazione destinati a migliorare la qualità delle cure e a ridurre la necessità di spostamenti verso altre strutture. Grande sensibilità è stata dimostrata anche nei confronti del volontariato sanitario. Oltre 360 mila euro sono stati destinati all’acquisto e al rinnovo delle ambulanze e dei mezzi di soccorso delle associazioni provinciali, un investimento che significa maggiore sicurezza, tempi di intervento più rapidi e servizi sempre più efficienti per migliaia di cittadini. La visione della nuova presidenza non si limita però ai servizi essenziali. La valorizzazione del patrimonio culturale e turistico trova espressione nel progetto dei pannelli tattili multimediali installati in sette Comuni dell’Alessandrino, un’iniziativa che coniuga innovazione, inclusione e promozione del territorio, rendendo il patrimonio artistico fruibile anche alle persone con disabilità visive. Accanto a questi interventi prosegue il sostegno alla cultura attraverso il supporto alle attività dell’Associazione di Musica e Cultura “Frédéric Chopin”, alle manifestazioni dedicate al giornalismo di qualità come il Premio “Franco Marchiaro” e alle numerose iniziative che contribuiscono a mantenere viva l’identità culturale della provincia. Non meno importante è l’impegno verso la sostenibilità, con il sostegno al Festival Diffuso della Sostenibilità 2026, e la continuità dei bandi rivolti ai Comuni, alle scuole, agli enti del Terzo Settore e alle associazioni, strumenti fondamentali per alimentare la progettualità locale. Ciò che colpisce, osservando questi primi mesi di attività, è soprattutto il metodo. La presidenza di Paolo Arrobbio sembra voler interpretare il ruolo della Fondazione non come semplice ente erogatore di contributi, ma come soggetto capace di costruire relazioni, individuare priorità e accompagnare concretamente lo sviluppo della provincia. Una leadership si misura soprattutto dalla capacità di trasformare le idee in risultati. In questo senso, i primi mesi del nuovo corso sembrano indicare una direzione precisa: mettere il patrimonio della Fondazione al servizio della comunità attraverso investimenti concreti, tempestivi e capaci di produrre effetti duraturi. E’ ancora presto per formulare un giudizio complessivo su un mandato appena iniziato, ma i segnali sono incoraggianti. La Fondazione appare oggi dinamica, presente e vicina ai bisogni del territorio. Se questa impostazione sarà confermata nei prossimi anni, la presidenza di Paolo Arrobbio rafforzerà il ruolo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria come principale motore dello sviluppo sociale, culturale ed economico della provincia. Non possiamo che esserne lieti.
Voto: 10

2) Il 3 agosto scorso la città era sotto una cappa di calore che toglieva il respiro, e nel leggere questa notizia ho scrollato il capo e detto tra me e me: “ il buonsenso in questa città è evaporato con il calore”.
La notizia: “Rabbia per il teleriscaldamento in via Marengo: cassonetti “sotto le finestre” e attività commerciali “isolate”. Che i lavori per il teleriscaldamento comportino inevitabilmente disagio è un dato di fatto. Ma esiste un limite oltre il quale il disagio diventa una cattiva gestione. L’ultimo caso segnalato in via Marengo lascia più di una perplessità. Per fare spazio al cantiere, i cassonetti dei rifiuti sono stati collocati proprio sotto le finestre delle abitazioni e a ridosso di alcune attività commerciali. Con le temperature di questi giorni è facile immaginare quali possano essere le conseguenze: odori persistenti, finestre costrette a rimanere chiuse e una qualità della vita inevitabilmente compromessa. La domanda è semplice e merita una risposta altrettanto chiara: chi ha ritenuto opportuno autorizzare una soluzione del genere? È stata una decisione di AMAG Ambiente, del Comune o di chi dirige il cantiere? Qualunque sia la risposta, è legittimo chiedersi se qualcuno abbia valutato l’impatto di questa scelta sui residenti e sulle attività che ogni giorno cercano di lavorare in condizioni già rese difficili dai cantieri. In merito a questa situazione sono andata a vedere cosa sanciscono le regole e in linea generale, i cassonetti dei rifiuti non si possono posizionare sotto le finestre o vicino alle attività se causano disagi intollerabili. Ogni Comune stabilisce le distanze minime dei bidoni da porte, finestre e negozi di solito almeno 5 metri. Il Codice Civile all’Art. 844 e 889 sancisce che si possono vietare o spostare i bidoni se i cattivi odori o i rumori superano la “normale tollerabilità” e rovinano la vita in casa o il lavoro in un negozio. In aggiunta, i cassonetti dei rifiuti sotto le finestre che causano cattivi odori possono dare diritto al risarcimento del danno e alla rimozione dei bidoni, a condizione che le immissioni superino la normale tollerabilità e violino le distanze di sicurezza: ma queste cose i preposti dovrebbero conoscerle senza andarle a cercare come ho fatto io. Non si tratta di contestare un’opera, si tratta di pretendere che i lavori vengano organizzati con criteri di buon senso, perché una cosa è sopportare il rumore delle ruspe e le limitazioni alla viabilità, un’altra è ritrovarsi i cassonetti praticamente sotto casa, nel pieno di una estate caldissima, con tutto ciò che questo comporta. A rendere ancora più amara la vicenda c’è il racconto dei cittadini, che riferiscono di aver segnalato il problema ai vari enti competenti senza ottenere, almeno finora, una soluzione concreta. Nel frattempo il disagio continua, mentre i commercianti denunciano un calo delle vendite dovuto a una viabilità che rende difficile persino raggiungere i negozi. Forse è il momento di ricordare che amministrare una città non significa soltanto aprire cantieri e rispettare crono programmi, significa anche prevenire situazioni che appaiono evitabili e intervenire rapidamente quando una scelta si rivela sbagliata. Perché, francamente, se davvero qualcuno ha ritenuto normale collocare dei cassonetti dei rifiuti sotto le finestre delle abitazioni e accanto alle attività commerciali in piena estate, il dubbio viene spontaneo: più che il caldo, sembra essersi dissolto il buon senso.
Voto: 2

3) Infermieri dall’India? No, Ministro, l’Italia non ha bisogno di importare personale, ha invece il dovere di riportare a casa i propri professionisti. Qui la dichiarazione del ministro della Salute Orazio Schillaci lascia sinceramente senza parole e questa è la notizia: “Schillaci: “Nel 2027 un miliardo per l’assistenza dei fragili. Negli ospedali infermieri dall’India”. Di fronte alla gravissima carenza di infermieri negli ospedali italiani, invece di chiedersi perché migliaia di professionisti abbiano deciso di lasciare il nostro Paese, la soluzione individuata sarebbe quella di reclutarne circa 10.000 dall’India, con tutti i costi che ci saranno per insegnare la lingua e dotarli di abitazione. È una scelta che sa di resa e una scorciatoia che evita di affrontare il vero problema certificando il fallimento di anni di politiche incapaci di difendere il Servizio Sanitario Nazionale. Il punto non è certo la professionalità degli infermieri indiani, che meritano rispetto come qualsiasi lavoratore, il punto è un altro: perché il governo ritiene più semplice andare a cercare personale sanitario a migliaia di chilometri di distanza invece di creare le condizioni affinché gli infermieri italiani restino negli ospedali o tornino dall’estero? Perché si continua a ignorare una realtà sotto gli occhi di tutti? Gli infermieri italiani non sono scomparsi, sono in Germania, in Svizzera, nei Paesi del Nord Europa, nel Regno Unito, dove vengono pagati meglio, lavorano in condizioni più dignitose e ricevono il rispetto professionale che qui troppo spesso viene negato, altri hanno semplicemente cambiato mestiere, stanchi di turni massacranti, stipendi insufficienti, reparti sotto organico, responsabilità enormi e aggressioni sempre più frequenti. La crisi non nasce perché mancano gli infermieri, la crisi nasce perché l’Italia li ha lasciati andare e la scelta del ministro appare incomprensibile. Invece di aumentare gli stipendi, migliorare le condizioni di lavoro, assumere stabilmente, investire sui giovani e creare incentivi per far rientrare migliaia di professionisti italiani, si preferisce aprire un canale di reclutamento internazionale. Non sorprende quindi la durissima presa di posizione del sindacato Nursing Up, che accusa il Governo di voler curare i sintomi senza eliminare la malattia. La sensazione è quella di un Governo che preferisce inseguire soluzioni facili invece di assumersi la responsabilità delle proprie scelte, per anni si parla di valorizzare il personale sanitario, di difendere la sanità pubblica, di investire sui giovani, oggi, invece, si dice agli italiani che è più conveniente cercare infermieri in India che rendere competitivo il lavoro nel proprio Paese. È questo il messaggio che vogliamo dare ai nostri ragazzi? Studiate, laureatevi, fate sacrifici: tanto, se le condizioni resteranno queste, sarà più conveniente lavorare all’estero e se ve ne andrete, nessuno proverà davvero a riportarvi a casa. Un Paese serio non esporta i propri professionisti e poi li sostituisce con personale reclutato oltre confine. Un paese serio ha bisogno di coraggio politico, investimenti veri e rispetto per chi ogni giorno tiene in piedi ospedali e pronto soccorso. Finché questo non accadrà, ogni annuncio di reclutamento dall’estero non sarà il simbolo di una soluzione, ma il promemoria di una sconfitta: quella di uno Stato che non è stato capace di trattenere i propri professionisti e che oggi, invece di correggere i propri errori, cerca altrove ciò che ha lasciato andare.
Voto: 2


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