di Graziella Zaccone Languzzi

1) Alessandria: la campagna elettorale per il voto del prossimo maggio praticamente è già partita. Leggete qui, ad esempio: “Rita Rossa sul presente e futuro di Alessandria: “Molti obiettivi raggiunti. Al lavoro su rifiuti e sicurezza”. Obiettivi raggiunti? Naturalmente ognuno di noi ha propria sensibilità, e criteri di valutazione. Ma tutta questa soddisfazione fra i miei conoscenti non la riscontro: e voi?
A suggerirmi questa pagella è stata l’intervista rilasciata da Rita Rossa, già sindaco di Alessandria fino al 2017, e attualmente capogruppo PD a Palazzo Rosso, nella quale viene tracciato un bilancio (positivo) dell’amministrazione Abonante, lasciando aperta la porta a una possibile candidatura alle elezioni politiche del 2027. La frase che più colpisce è questa: “Molti obiettivi raggiunti. Al lavoro su rifiuti e sicurezza.” Ma davvero? In questi quattro anni ho osservato con attenzione l’attività dell’amministrazione comunale, ho raccontato, documentato ciò che non funzionava e ciò che semplicemente non è stato fatto. Nell’intervista vengono citati come risultati: il ritorno del servizio di refezione scolastica ad Alessandria, l’apertura di due nuovi asili nido, nuovi spazi per i giovani e l’organizzazione di grandi eventi. Tutto qui? Perché nel frattempo la città e i sobborghi hanno continuato a fare i conti con problemi concreti e sostanziali di non poco conto.
La viabilità resta, sia in città che nei sobborghi, completamente trascurata: in città addirittura siamo al cantiere permanente. Il verde pubblico è lasciato spesso all’abbandono. I cimiteri versano in condizioni di degrado da troppo tempo. I lavori del teleriscaldamento provocano disagi quotidiani, interruzioni dell’acqua e dell’energia elettrica, caos per gli automobilisti. L’illuminazione pubblica continua a essere insufficiente in numerose aree. Sporcizia soprattutto nei quartieri e zone periferiche. La sicurezza è una percezione che molti cittadini non sentono migliorata. La ZTL insieme all’APU, continua a suscitare dubbi e polemiche. Le piste ciclabili in diversi tratti sono già scolorite dopo poco tempo, ma soprattutto sembrano poco utilizzate dai ciclisti. I ponti cittadini sempre più degradati in attesa di ricevere manutenzione, una piscina comunale della quale da quattro anni ci vengono raccontati progetti pronti a partire. A questo si aggiungono le difficoltà gestionali e sindacali di una partecipata che era strategica per la città, ora non più. L’obbligo imposto ai cittadini di mantenere pulito il confine tra proprietà privata e area pubblica del verde, oltre ai disagi e costi aggiuntivi per chi deve movimentare i cassonetti dei rifiuti nelle zone servite dal porta a porta. Difficile da dimenticare forme di alto nervosismo nei consigli comunali da parte della maggioranza. Poi c’è il capitolo sicurezza e, ciliegina sulla torta, l’aver regalato (ossia concesso in prestito sostanzialmente gratuito) un immobile pubblico di valore quale l’ex mensa Guala ad un’associazione privata fortemente ideologica e con una spiccata militanza politica a sinistra. Assolutamente legittima, sia chiaro: ma non a spese di tutti i contribuenti, se permettete.
L’ex sindaco Rossa afferma: “Il Governo ha tagliato le risorse alle forze dell’ordine. I problemi di Alessandria sono comuni a quelli di molte altre città italiane.” Ed eccoci di nuovo al solito schema: la responsabilità è sempre di qualcun altro: oggi del Governo, ieri di altri ancora. Ma ai cittadini interessa poco individuare il colpevole di turno, chiedono semplicemente di vivere in una città più sicura, più ordinata e meglio amministrata. Dire che i problemi di Alessandria sono gli stessi di tante altre città italiane non consola chi ogni giorno li affronta sotto casa propria. La campagna elettorale è iniziata e, come sempre, assisteremo a dichiarazioni, bilanci positivi e promesse, ma anche alla partenza in ultima ora di asfalti, fresche pennellate sulle ombre di vecchie strisce bianche, rappezzi vari qua e là , insomma quei lavori sulla manutenzione che dovevano essere di routine negli anni precedenti, e non ci sono stati. Ma il vero giudizio non arriverà dalle conferenze stampa né dalle interviste, arriverà dai cittadini. Quelli che ogni giorno hanno percorso strade dissestate, convissuto con cantieri infiniti, cercando parcheggi, chiedendo più sicurezza e ricordando il degrado con i propri occhi. Perché la memoria degli elettori può anche essere corta, ma la realtà che vivono ogni giorno è sotto gli occhi di tutti. Nel 2027 non basteranno gli slogan a cancellare cinque anni di problemi rimasti senza risposta. Per concludere un pro memoria della propaganda e progetti elettorali di questa amministrazione nel 2022: Alessandriadavverovostra. Spuntate ciò che è stato fatto e quanto no. Buona lettura.
Voto: 2

2) La solidarietà verso le popolazioni colpite dai conflitti è un valore fondamentale e può esprimersi in molti modi: attraverso gli aiuti umanitari, il sostegno alle organizzazioni sanitarie, la diplomazia e il rispetto del diritto internazionale. Tuttavia, non tutto può o deve essere oggetto di boicottaggio, tanto meno la medicina. La prescrizione di un farmaco dovrebbe continuare a basarsi esclusivamente su ciò che rappresenta la scelta migliore per il paziente. Questo articolo ha sviluppato commenti: “Coordinamento per la Palestina ai medici alessandrini: “Boicottate farmaci che sostengono la guerra”. Tale appello rivolto ai medici di base e pediatri affinché evitino di prescrivere farmaci prodotti da una determinata azienda farmaceutica israeliana, sostituendoli con medicinali equivalenti come forma di protesta contro la politica dello Stato di Israele potrebbe essere una richiesta che nasce da motivazioni etiche e politiche comprensibili per chi la sostiene, ma che solleva una domanda fondamentale: è giusto che la scelta di un farmaco venga influenzata da considerazioni ideologiche? A mio avviso la risposta è no. Il primo dovere di un medico è nei confronti del paziente. Ogni prescrizione dovrebbe basarsi esclusivamente su criteri scientifici: efficacia, sicurezza, tollerabilità, storia clinica della persona e appropriatezza terapeutica. Quando la politica entra nello studio medico, il rischio è che il paziente non sia più il centro della decisione. È vero che esistono farmaci equivalenti, spesso perfettamente intercambiabili dal punto di vista del principio attivo. Tuttavia non bisogna dimenticare che un medicinale non è costituito soltanto dal principio attivo ma anche dagli eccipienti dal processo produttivo, dalla formulazione e dalla biodisponibilità che possono avere un ruolo importante. Per la maggior parte delle persone la sostituzione non comporta alcun problema, ma in alcune situazioni cliniche il medico può ritenere preferibile mantenere uno specifico prodotto. È proprio per questo che ogni decisione terapeutica dovrebbe restare una valutazione clinica individuale e non trasformarsi in una scelta politica. La storia dimostra che il boicottaggio è stato utilizzato in molte occasioni come forma di protesta civile, è uno strumento legittimo nel dibattito democratico, ma una cosa è decidere liberamente quali prodotti acquistare come consumatori; un’altra è chiedere a un medico di modificare le proprie prescrizioni per finalità che esulano dall’interesse sanitario del paziente. La medicina ha sempre cercato di mantenere una propria autonomia rispetto alle contrapposizioni ideologiche. I farmaci non hanno una nazionalità: hanno una funzione terapeutica, dietro ogni medicinale vi sono anni di ricerca, sperimentazione, controlli di qualità e il lavoro di migliaia di professionisti provenienti da Paesi, culture e convinzioni politiche diverse. In un mondo globalizzato inoltre, quasi tutte le grandi aziende operano in contesti geopolitici complessi, se si iniziasse a selezionare i farmaci sulla base delle politiche dei governi dei Paesi d’origine, dove ci si fermerebbe? Con quale criterio si deciderebbe e quali aziende siano accettabili e quali no? Il rischio è quello di applicare principi diversi a situazioni simili, trasformando la sanità in un terreno di scontro politico permanente. I medici hanno una responsabilità enorme, ogni loro decisione incide sulla salute e talvolta, sulla vita delle persone, per questo motivo è auspicabile che continuino a esercitare la propria professione con indipendenza, seguendo le evidenze scientifiche, la propria coscienza professionale e l’interesse del paziente, senza lasciarsi condizionare da pressioni ideologiche di qualsiasi provenienza. La medicina dovrebbe unire ciò che la politica divide, quando una persona entra in uno studio medico non dovrebbe essere considerata secondo il conflitto del momento, ma come un essere umano che ha bisogno della cura più appropriata. Questo principio rappresenta uno dei fondamenti della professione medica e merita di essere difeso con equilibrio, rigore scientifico e senso di responsabilità. La salute non si boicotta: la scelta dei farmaci deve restare clinica.
Voto: 2

3) La notizia con le immagini del violento incendio nella nostra provincia a Mornese suggerisce segnali di prudenza. Dolosi o meno che siano questi eventi, in tempi di siccità il buon senso vale più di uno spettacolo, e ho condiviso pienamente l’intervento della Lega di Novi Ligure in merito a questa notizia del 1° agosto 2026: “Lega a Novi: “Assurdo lo spettacolo pirotecnico tra siccità e rischio incendi, l’Amministrazione ci ripensi”. Ci sono momenti in cui le tradizioni devono lasciare spazio alla responsabilità, e l’estate 2026 è uno di questi. Il Piemonte, come molte altre regioni italiane, sta affrontando una delle stagioni più difficili degli ultimi anni: caldo estremo, piogge praticamente assenti, campagne in sofferenza, corsi d’acqua ai minimi e un rischio incendi elevatissimo. In questo scenario, ogni scelta delle istituzioni dovrebbe essere guidata da un principio semplice: ridurre qualsiasi rischio evitabile. Per questo la discussione nata a Novi Ligure sulla conferma dello spettacolo pirotecnico del 4 agosto andava oltre la normale contrapposizione politica. La richiesta della Lega di rinunciare ai fuochi d’artificio poneva una questione che riguardava tutti: era opportuno accendere spettacoli pirotecnici mentre il territorio viveva un’emergenza climatica e il pericolo di incendi è concreto? La risposta, per molti cittadini sarebbe quasi scontata. Nessuno mette in discussione il valore delle feste patronali o delle manifestazioni popolari. I fuochi d’artificio fanno parte della tradizione e regalano emozioni a grandi e piccoli. Ma le tradizioni non sono immutabili perché si adattano ai tempi e alle circostanze e oggi le circostanze impongono prudenza. Le scintille generate dai fuochi possono rappresentare un potenziale fattore di innesco, soprattutto quando prati, sterpaglie e vegetazione sono completamente disseccati dal caldo. Anche se gli spettacoli vengono organizzati rispettando le norme di sicurezza, il rischio non può mai essere considerato pari a zero. Quando le condizioni ambientali sono eccezionali, anche le valutazioni devono esserlo e non è un caso che diversi Comuni abbiano scelto di rinunciare agli spettacoli pirotecnici o di sostituirli con iniziative alternative, dimostrando che è possibile celebrare una festa senza mettere inutilmente sotto pressione un territorio già fragile. C’è poi un altro aspetto, forse ancora più importante: l’esempio. In questi mesi si chiede ai cittadini di usare l’acqua con parsimonia, agli agricoltori di affrontare sacrifici enormi e a tutti di prestare la massima attenzione per evitare incendi e le istituzioni dovrebbero essere le prime a dare un segnale di coerenza. Non perché un singolo spettacolo sia necessariamente destinato a provocare un incendio, ma perché governare significa anche saper interpretare il momento storico e adottare comportamenti coerenti con l’emergenza che si sta vivendo. Rinunciare a dieci minuti di fuochi d’artificio non significa rinunciare alla festa, significa affermare che la tutela del territorio, dell’ambiente e della sicurezza collettiva viene prima di tutto. In un’estate in cui il clima continua a ricordarci quanto sia cambiato il nostro rapporto con il territorio, il buon senso dovrebbe essere il primo spettacolo da offrire ai cittadini.
Voto: 3


