10 a Antonio Maconi per l’IRCCS perseguito con tenacia. Linea 2 cartina di tornasole del malcontento, e Alessandria città delle erbacce [Le pagelle di GZL]

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di Graziella Zaccone Languzzi

1) Alessandria Casale Monferrato IRCCS, il traguardo di un percorso lungo sedici anni che porta la firma del Dott. Maconi, che guarda già oltre. L’Azienda Ospedaliero-Universitaria SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria è ufficialmente diventata IRCCS, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. Un riconoscimento storico che segna una svolta per la sanità piemontese, visto che si tratta del primo IRCCS pubblico della Regione. Uno dei 6 poli IRCCS – AOU italiani, e gli altri 5 si chiamano Milano Roma Bologna Genova e Pavia! Peraltro, tra i tanti plausi più o meno sinceri, ho notato la totale assenza di commenti del sindaco di Alessandria. Dal comune si offendono se non vengono invitati ad una conferenza stampa di aggiornamento sul nuovo Ospedale, ma dell’IRCCS pare che al primo cittadino non importi proprio nulla: va beh, ce ne faremo una ragione. Il decreto firmato dal Ministero della Salute premia un percorso costruito negli anni grazie alla collaborazione tra istituzioni, mondo universitario, professionisti sanitari e territorio. Un risultato che valorizza in particolare le competenze sviluppate nell’ambito delle patologie asbesto-correlate e del mesotelioma, tema profondamente legato alla storia di Casale Monferrato e dell’Alessandrino: “Giorno storico per l’ospedale di Alessandria: diventa Irccs ed è il primo pubblico del Piemonte”. Il principale protagonista e artefice di questo lungo cammino è Antonio Maconi, commissario straordinario per il riconoscimento dell’IRCCS pubblico Alessandria-Casale e direttore del DAIRI, che a pochi giorni dall’ufficializzazione del traguardo ha ripercorso le tappe di un lavoro iniziato sedici anni fa. Il Dott. Maconi ha spiegato di non aver mai smesso di pensare a questo obiettivo, sottolineando come il riconoscimento sia il frutto di un impegno condiviso che ha coinvolto nel tempo professionisti, ricercatori e istituzioni. Un percorso che oggi porta Alessandria e Casale Monferrato a entrare nella rete nazionale delle strutture di eccellenza dedicate alla ricerca e all’innovazione sanitaria. Nella visione di Maconi, infatti, l’IRCCS non rappresenta soltanto una conquista per l’ospedale, le ricadute attese riguardano l’intero sistema cittadino e provinciale. Dalla collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale all’incremento delle attività di ricerca, fino alla possibilità di attrarre nuove competenze e finanziamenti, il riconoscimento può diventare un motore di sviluppo culturale, economico e sociale. La crescita della ricerca sanitaria porta con sé opportunità occupazionali qualificate, una maggiore capacità di trattenere talenti e la possibilità di costruire percorsi di formazione sempre più avanzati. Un modello che nelle intenzioni dei promotori, dovrà mettere in rete ospedale, università e territorio, creando un ecosistema capace di generare innovazione e migliorare la qualità delle cure. È questa forse la vera eredità del percorso guidato da Antonio Maconi: aver trasformato una ferita storica, quella legata all’amianto e al mesotelioma, in un patrimonio di competenze scientifiche riconosciuto a livello nazionale. Un lavoro costruito nel tempo attraverso il DAIRI e una rete di collaborazioni che oggi viene premiata con l’ingresso di Alessandria nel ristretto gruppo degli IRCCS pubblici italiani. Ma il nuovo status di IRCCS rappresenta soprattutto un punto di partenza per il Dott. Maconi, che guarda infatti già al futuro e a una possibile estensione del riconoscimento anche all’ambito della riabilitazione, valorizzando ulteriormente il patrimonio di competenze presente sul territorio e in particolare l’esperienza del presidio Borsalino: “Maconi su riconoscimento Irccs: e ora lavoriamo per estenderlo anche alla sfera riabilitativa”. Il riconoscimento ottenuto rappresenta quindi il coronamento di un lungo lavoro, ma anche l’avvio di una nuova fase. Una sfida che Antonio Maconi e il sistema sanitario alessandrino intendono affrontare continuando a investire su ricerca, innovazione e qualità delle cure.
Voto: 10

2) Linea bus 2 del Cristo, il caso che mette in discussione il rapporto tra Comune e quartiere. Sulla vicenda della linea 2 del Cristo è sembrato di assistere alla diffusione dei bollettini medici di un personaggio illustre ricoverato in ospedale: aggiornamenti continui, dichiarazioni, precisazioni e retromarce. Ci sono voluti giorni per leggere tutto e raccogliere materiale sufficiente per poter tracciare una pagella di questa surreale vicenda. Non appena l’assessore Serra ha annunciato la soppressione del passaggio della linea 2, nel quartiere si è alzata una vera e propria protesta dell’opposizione.
A quel punto i compagni di coalizione del Movimento 5 Stelle, PD e Siamo Alessandria, sono usciti allo scoperto con comunicati nei quali chiedevano il ripristino della linea 2 e l’apertura di un tavolo di confronto con cittadini e associazioni. Il PD, con Rossa e Antonucci, e Siamo Alessandria (Lista Barosini) con Bianchini, sembrano aver avvertito immediatamente il peso delle elezioni amministrative che sono dietro l’angolo. Del resto, nessuno può permettersi di arrivare alle urne con un intero quartiere contro. Per questo, più che una presa di posizione politica, la loro è apparsa come una mossa obbligata per contenere il malcontento e limitare i danni in vista del voto. Che è successo? La discussione sulla modifica del percorso della Linea 2 di AMAG Mobilità nel quartiere Cristo rischia di essere letta come una semplice polemica sui trasporti pubblici, in realtà la questione appare molto più ampia e riguarda il rapporto tra amministrazione comunale, cittadini e associazioni del territorio. A riaccendere il dibattito sono state prima le dichiarazioni del capogruppo della Lega Roggero, che ha contestato la ricostruzione fornita dall’assessore Serra sostenendo che la modifica del percorso non fosse una decisione improvvisa, ma il risultato di un iter noto da mesi e al quale il Comune avrebbe partecipato attivamente. Successivamente sono intervenute anche le associazioni del quartiere Cristo, esprimendo profondo disappunto per essere state escluse da una decisione che interessa migliaia di residenti, ed è proprio questo il punto centrale della vicenda. Il problema non sembra essere soltanto il nuovo tragitto degli autobus, ma il metodo con cui una scelta così rilevante sarebbe stata portata avanti senza un confronto preventivo con il quartiere, senza una condivisione pubblica e, secondo quanto denunciato dalle realtà associative locali, senza coinvolgere chi da anni lavora quotidianamente per il territorio. La questione assume un peso particolare perché il Cristo non è un quartiere qualunque, le sue associazioni rappresentano una delle realtà più attive e organizzate della città, promuovono eventi che richiamano migliaia di persone, sostengono il commercio locale, collaborano con le istituzioni, organizzano iniziative sociali e culturali e spesso svolgono una funzione di collegamento diretto tra cittadini e amministrazione, sono interlocutori che conoscono il quartiere strada per strada e problema per problema. Per questo motivo sorprende che proprio queste realtà sostengano di non essere state informate preventivamente di una modifica che riguarda uno dei principali servizi pubblici del quartiere. Tanto più che negli ultimi anni le associazioni hanno più volte segnalato criticità relative alla sicurezza, alla sosta selvaggia, alla manutenzione di strade e marciapiedi e alla viabilità, ricevendo rassicurazioni e promesse che, secondo molti residenti, non hanno ancora trovato piena attuazione. L’amministrazione comunale tramite il Movimento 5 Stelle ha spiegato che il nuovo percorso avrebbe consentito una maggiore regolarità del servizio, tempi di percorrenza più rapidi e nuove fermate per alcune zone del Cristo, motivazioni legittime che meritano attenzione, tuttavia una scelta amministrativa non può essere valutata esclusivamente sulla base delle sue finalità tecniche. La domanda che molti cittadini continuano a porre è un’altra: se il progetto era realmente vantaggioso, perché non aprire prima un confronto con residenti, commercianti, utenti e associazioni e perché non raccogliere osservazioni e suggerimenti prima di arrivare a una decisione già definita? La partecipazione non può essere richiamata soltanto nei programmi elettorali o nei convegni istituzionali, diventa credibile soltanto quando viene praticata concretamente, soprattutto sulle questioni che incidono sulla vita quotidiana delle persone. Ed è proprio su questo terreno che la vicenda del Cristo assume un significato politico più ampio. Negli ultimi anni, infatti, alla Giunta Abonante è stata rivolta più volte la critica di tendere a individuare all’esterno le responsabilità delle criticità amministrative. Quando emergono problemi, i responsabili sembrano essere spesso altri: la Regione, il Governo, enti terzi o amministrazioni precedenti. Argomenti che non possono trasformarsi in una spiegazione valida per ogni difficoltà. Amministrare significa anche assumersi la responsabilità delle decisioni adottate e delle attività di controllo che competono al Comune e ed un principio richiamato da molti cittadini anche in altre vicende, come quella relativa alla gestione dei cimiteri, dove per anni si sono accumulate segnalazioni e polemiche sulla capacità di vigilanza dell’ente nei confronti del gestore del servizio. La vicenda della Linea 2 sembra inserirsi nello stesso contesto, se davvero il percorso era noto da mesi, il nodo non riguarda soltanto chi abbia formalmente assunto la decisione finale, ma come il Comune abbia gestito il rapporto con il territorio durante tutto il percorso. Il segnale più preoccupante arriva oggi dal malessere espresso dalle associazioni del Cristo, le ipotesi di dimissioni collettive avanzate da alcuni rappresentanti non possono essere archiviate come una semplice polemica politica. Quando chi dedica tempo e competenze al bene comune arriva a sentirsi ignorato, la politica dovrebbe interrogarsi sulle proprie modalità di confronto ed è per questo sulla proposta di sospendere temporaneamente l’attuazione delle modifiche e aprire un confronto pubblico merita attenzione. Le fermate degli autobus possono essere modificate, i percorsi possono essere corretti, la fiducia tra cittadini e istituzioni una volta incrinata, richiede molto più tempo per essere ricostruita e con l’avvicinarsi delle elezioni comunali del 2027, il giudizio degli alessandrini potrebbe non riguardare soltanto le opere realizzate o i progetti annunciati, ma anche il metodo di governo adottato in questi anni: la capacità di ascoltare, coinvolgere e assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte.
Voto: 2

3) Alessandria, la città delle erbacce: ma chi controlla il controllore? Che Alessandria sia la città delle erbacce può essere una definizione provocatoria certo, ma che nasce da una domanda molto semplice: le regole valgono davvero per tutti? Negli ultimi due anni e mezzo i cittadini hanno segnalato più volte marciapiedi invasi dalle erbacce, vegetazione che restringe il passaggio e situazioni di degrado che rendono difficile camminare, soprattutto ad anziani, persone con disabilità e famiglie con passeggini. L’ultima denuncia in un articolo “Alessandria: marciapiedi invasi dalle erbacce, così diventa impossibile camminare”, riferito questa volta alla situazione di via Silvio Pellico. Ma questa non è una novità, le segnalazioni si susseguono da tempo e riportano alla memoria una decisione assunta dall’amministrazione comunale nell’ottobre del 2023. In quell’occasione il consigliere comunale Giuseppe Bianchini (esponente di SìAmo Alessandria e sostenitore dell’attuale vicesindaco Giovanni Barosini) presentò una mozione poi approvata dal Consiglio comunale. La misura introduceva l’obbligo per i proprietari di immobili di rimuovere le erbacce cresciute tra il muro esterno delle abitazioni e il marciapiede, prevedendo sanzioni da 25 a 150 euro per chi non avesse rispettato tale obbligo. Durante il dibattito, l’assessore Mazzoni sottolineò come non si trattasse di un grande sacrificio per i proprietari privati e precisò che la pu lizia del marciapiede oltre la linea perimetrale dell’immobile sarebbe rimasta di competenza del Comune: ma pensa un po’, quanta magnanimità ! A precisa domanda relativa agli edifici pubblici e sanitari, il comandante della Polizia Municipale dell’epoca, Alberto Bassani, spiegò che la norma sarebbe stata applicata a tutti senza distinzioni. Le sanzioni avrebbero potuto essere elevate dalle forze di polizia comunali e dagli ispettori ambientali e nel caso di proprietà comunali o di altri enti pubblici, la responsabilità sarebbe ricaduta sul dirigente competente. Insomma, il principio era chiaro: le regole dovevano valere per tutti. Nel web nulla sparisce, le tracce del detto, fatto, annunciato sempre ritorna e si legge qui. A distanza di quasi tre anni, però, molti cittadini denunciano una realtà diversa. Le fotografie e le segnalazioni provenienti da vari quartieri mostrano marciapiedi invasi dalla vegetazione proprio in aree che risultano essere di competenza pubblica. Ed è qui che nasce una domanda inevitabile: chi controlla il controllore? Perché se il cittadino rischia richiami, contestazioni o sanzioni per l’erba che cresce davanti alla propria abitazione, lo stesso criterio dovrebbe essere applicato con identico rigore alle proprietà comunali, agli edifici pubblici, alle scuole e a tutte le aree che ricadono sotto la responsabilità degli enti pubblici diversamente si corre il rischio di trasformare il decoro urbano in una curiosa teoria amministrativa: l’erbaccia privata è un problema, quella pubblica diventa improvvisamente un dettaglio trascurabile. I cittadini non chiedono miracoli, chiedono semplicemente coerenza, chiedono che chi emana regolamenti sia il primo a rispettarli e chiedono che le norme non diventino strumenti a senso unico, rigorosi con chi paga le tasse e molto più indulgenti con chi le incassa. Dopo l’ennesima segnalazione sarebbe opportuno che gli assessori competenti e la Polizia Locale verificassero personalmente lo stato delle aree pubbliche e dei marciapiedi di competenza comunale. Perché se le regole approvate nel 2023 devono valere davvero per tutti, allora dovrebbero trovare applicazione anche quando le erbacce crescono sotto le finestre del Comune altrimenti il messaggio che arriva ai cittadini è semplice e poco edificante: le sanzioni esistono, ma sembrano valere soprattutto per gli altri e come sempre, il conto finale rischia di essere pagato dagli stessi contribuenti.
Voto: 2


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