di Graziella Zaccone Languzzi

1) Ugo Boccassi, l’uomo che fece volare il mio sogno. Come potrei non ricordare il prof. Ugo Boccassi, l’uomo che mi permise di realizzare un sogno? Non amo stilare pagelle sui personaggi della nostra città che ho avuto modo di conoscere, stimare e che oggi non ci sono più, ma Ugo Boccassi non posso non ricordarlo in questa mia piccola rubrica. Editore con l’etichetta Grafismi, giornalista, impresario musicale, grande appassionato dei Grigi, voce e memoria di Alessandria. Ho trascorso anni a raccogliere le uscite della rivista “La Nuova Alessandria” e nella mia libreria negli spazi dedicati alla mia città, custodisco il preziosissimo volume “La storia degli alessandrini” e altri suoi lavori editoriali. Materiale da me ritenuto di valore, che racconta la storia della nostra comunità e che spero un giorno i miei figli e i miei nipoti possano tramandare. Come scrivevo all’inizio, Boccassi realizzò un mio sogno: vedere pubblicato un mio scritto su “La Nuova Alessandria”. Sembrava una missione impossibile, nella rivista si leggevano articoli con firme autorevoli come ad esempio Umberto Eco, eppure successe. Era l’inizio di giugno del 2005. Mi trovavo in una località boscosa sopra Savona, dove da decenni trascorro i mesi estivi. Mi sistemai a un tavolino sotto ad una pianta di ibiscus per scrivere, ricordo sopra di me un delicato ronzio, in ogni corolla dei grandi fiori di ibiscus, stazionavano i bombi, eccellenti impollinatori intenti a succhiarne il nettare. Io non mi preoccupavo di loro, né loro di me: una strana compagnia, in serena condivisione di quello spazio. Accesi il computer e iniziai a scrivere di getto, sospinta dall’impeto dei ricordi. Nei giorni successivi riordinai quelle pagine, correggendo errori e limando dettagli fino a ritenerle finalmente degne di essere lette. Rientrata a fine settembre ad Alessandria, cercai di ottenere la liberatoria dei due personaggi raccontati nello scritto, si trattava di figure importanti della nostra comunità che accettarono con entusiasmo e mi fornirono anche fotografie storiche inedite. Ma arrivava ora la parte più difficile: consegnare quel dattiloscritto al prof. Boccassi nella quasi improbabile possibilità che venisse preso in considerazione. Passarono ottobre e novembre. Una mattina dei primi di dicembre trovai il coraggio di recarmi nel suo studio per presentargli quella che, dentro di me, consideravo “la mia opera”. Mi ricevette nel suo ufficio, dove notai anche la presenza del noto libraio Cesarino Fissore, suo grande amico. Quando gli parlai del mio scritto, sorrise e mi disse: “Lo sa quanti articoli mi vengono proposti? Dopo le prime due righe li cestino. Non le prometto nulla”. Mi scusai quasi mortificata, lo ringraziai e salutai, in fondo, quel fallimento lo avevo già messo in conto. Ma mentre percorrevo via Mazzini verso piazza Libertà per prendere il bus e tornare a casa, il cellulare squillò … era lui. Mi chiedeva se fossi ancora nei dintorni perché voleva parlarmi. Tornai indietro quasi correndo. Quando entrai nel suo ufficio mi disse che per curiosità, aveva letto alcune righe prima di cestinarlo e quelle righe erano bastate: era proprio ciò che cercava per il numero speciale di quel Natale. Definì il mio scritto “un acquerello di vita” … non avrei mai immaginato parole tanto belle. Uscii commossa, incredula, tornai a casa a piedi, ma senza sentire il peso del marciapiede sotto i passi: camminavo trenta centimetri sopra il suolo. Boccassi a quel mio scritto dedicò due facciate di presentazione e ci vollero otto facciate di pubblicazione tanto, lo scritto era lungo. E attenzione, non cambiò né modificò una sola virgola. Boccassi cercava un contenuto forte per il ritorno in edicola della rivista, e quel numero andò esaurito. Aveva realizzato il mio sogno: vedere la mia firma stampata su quel prestigioso mensile di cui custodivo gelosamente la collezione completa. Nel decennale dell’alluvione di Alessandria lo incontrai in piazzetta della Lega. Mi fece i complimenti per le pagine da me scritte nel libro commemorativo di quel tragico evento e mi disse: “Ci dobbiamo vedere.” Fu l’ultima volta che ebbi contatti con lui. Con la scomparsa di Ugo Boccassi, Alessandria ha perso una delle sue più preziose memorie storiche, un uomo capace non solo di raccontare la città, ma anche di riconoscere e incoraggiare le emozioni, i ricordi e le voci degli altri, ed è forse proprio questo il dono più raro che lascia dietro di sé: aver saputo accendere fiducia nelle persone, perché certe firme su una pagina possono anche sbiadire col tempo, ma la mano di chi ti ha aiutato a scriverle resta impressa per sempre nella memoria e nel cuore.
Senza voto

2) Alessandria, il Giro è passato ma i problemi restano: il secondo ponte sulla Bormida continua a essere un miraggio. Il Giro d’Italia è passato tra applausi, transenne, deviazioni e una macchina organizzativa che ancora una volta ha dimostrato che quando c’è la volontà politica e amministrativa, la città ha la capacità di modificare rapidamente la propria viabilità. A sottolinearlo è stato anche il vice presidente del consiglio comunale Maurizio Sciaudone, che ha acceso i riflettori sulle criticità della SR10 tra Alessandria e Spinetta Marengo, chiedendo interventi concreti per mettere in sicurezza un’arteria sempre più trafficata e pericolosa: “Sciaudone (FdI) sulla viabilità: Il Giro d’Italia è passato, ora si metta in sicurezza la viabilità tra Alessandria e Spinetta Marengo”. Sciaudone ha ragione. Perché quella zona è diventata negli anni un simbolo perfetto dell’improvvisazione urbanistica alessandrina: attività commerciali da una parte, parcheggi dall’altra, attraversamenti difficili, piste ciclabili insufficienti, inversioni pericolose e una viabilità che cresce a rincorrere problemi invece di prevenirli. Semafori intelligenti, spartitraffico, passerelle ciclopedonali: tutte proposte condivisibili, tutti interventi necessari ma la verità è che il cuore del problema resta un altro, e continua ad avere il peso di una gigantesca occasione mancata lunga decenni. Prendo atto che anche l’amministrazione Abonante, come quelle che l’hanno preceduta, non è riuscita dove ad oggi non è riuscito ancora nessuno: dotare Alessandria di una viabilità davvero sicura e moderna con un secondo ponte sulla Bormida che colleghi il capoluogo a Spinetta Marengo. Quattro anni non sono pochi, soprattutto considerato che l’amministrazione precedente ha procurato, grazie alla sponda romana dell’on. Molinari, risorse cospicue. Dal 2022 ad oggi si sarebbe dovuto vedere non dico il nuovo ponte, ma certamente un progetto concreto, un cronoprogramma, un finanziamento certo, una visione. Invece, ancora una volta, tutto sembra essersi fermato tra annunci, studi, discussioni e rinvii. E così l’opera più strategica per il traffico cittadino e per l’intera area industriale continua a restare sospesa nel limbo delle promesse da tirare fuori fra qualche mese in campagna elettorale. Eppure il problema è sotto gli occhi di tutti: un solo collegamento principale che regge quotidianamente traffico urbano, mezzi pesanti, lavoratori, attività produttive e flussi commerciali. Basta poco per paralizzare tutto, basta un incidente, un cantiere o un evento straordinario per mandare in tilt un quadrante fondamentale della città. Il paradosso è evidente, si riesce a cambiare la viabilità per il passaggio di una corsa ciclistica internazionale, ma non si riesce da decenni a realizzare un’infrastruttura decisiva per la sicurezza e lo sviluppo del territorio. La politica alessandrina, di destra e di sinistra, su questo tema porta una responsabilità collettiva enorme, perché il secondo ponte sulla Bormida è diventato il monumento incompiuto delle amministrazioni cittadine: evocato in campagna elettorale, rilanciato nei dibattiti, dimenticato nei fatti. E allora le mie domande restano inevitabili: chi sarà il sindaco che verrà ricordato per essere riuscito in quella che ormai sembra un’eccezionalità? Chi avrà davvero il coraggio politico, la capacità amministrativa e il peso istituzionale per trasformare un eterno progetto in un’opera reale? Fino a quel momento, Alessandria continuerà a convivere con una viabilità fragile, congestionata e inadeguata rispetto alle esigenze di una città che parla di sviluppo ma fatica ancora a costruire i collegamenti essenziali del proprio futuro.
Voto: 4

3) Acqua pubblica ad Alessandria: una scelta storica e una decisione molto importante per il territorio di Alessandria: il servizio idrico resterà pubblico per i prossimi 30 anni grazie all’approvazione unanime di EGATO6. La gestione sarà affidata a Sogeri, mentre Gestione Acqua potrà continuare, se lo vorrà, il percorso verso una completa pubblicizzazione, con l’obiettivo finale di creare un unico gestore totalmente pubblico. Il presidente di EGATO6, Giacomo Perocchio, ha definito questo risultato il frutto di un grande lavoro istituzionale e tecnico a favore dei cittadini e dei Comuni. È stato inoltre approvato un nuovo Piano d’Ambito 2027-2056 che prevede investimenti per 594 milioni di euro destinati a migliorare acquedotti e fognature, ridurre le perdite d’acqua, digitalizzare il servizio e proteggere l’ambiente. Per voce del segretario provinciale on. Lino Pettazzi la Lega Alessandria ha accolto positivamente la decisione, considerandola una vittoria storica per la difesa dell’acqua pubblica. Secondo il Carroccio, che negli ultimi due anni ha condotto sul tema una campagna importante, e quasi sempre solitaria all’interno del panorama politico locale, una gestione totalmente pubblica permetterà di ottenere fondi ministeriali e del PNRR per modernizzare le infrastrutture e garantire un servizio efficiente, evitando che l’acqua venga gestita da società private orientate al profitto: “Lega Alessandria: “L’acqua pubblica per i prossimi trent’anni è risultato di una lunga battaglia, combattuta spesso da soli: ma ne valeva la pena!” Il tema dell’acqua pubblica, infatti, non riguarda soltanto la gestione tecnica di una risorsa, ma investe un principio fondamentale: l’acqua è un bene comune e un diritto universale. La gestione pubblica viene considerata da gran parte della società civile e da numerose istituzioni come lo strumento più adeguato per garantire accesso equo, trasparenza e tutela sociale, impedendo che una risorsa essenziale per la vita venga trattata esclusivamente come merce. In Italia il dibattito sull’acqua pubblica ha assunto una forte rilevanza dopo il referendum del giugno 2011, quando milioni di cittadini si espressero contro la privatizzazione del servizio idrico. Nonostante ciò, negli anni successivi diversi governi hanno continuato a proporre norme e riforme orientate ad aprire maggiormente il settore ai privati, suscitando forti contestazioni. La stessa Corte Costituzionale, con la sentenza n. 199 del 2012, è intervenuta per ribadire il divieto di reintrodurre norme abrogate dalla volontà popolare espressa attraverso il referendum. Anche a livello europeo il principio è stato chiaramente espresso: la Direttiva Europea 2000/60 stabilisce infatti che “l’acqua non è un prodotto commerciale al pari degli altri”, ma un patrimonio che deve essere protetto e difeso. Per questo motivo la scelta compiuta ad Alessandria assume un valore che va oltre i confini provinciali: rappresenta un modello di gestione che punta a mantenere il controllo pubblico di una risorsa essenziale, garantendo investimenti, qualità del servizio e tutela dell’interesse collettivo. L’acqua non può essere considerata soltanto un servizio economico ma è un diritto fondamentale, un bene comune che appartiene a tutti i cittadini e alle future generazioni.
Voto: 9


