
di Dario B. Caruso
Il vantaggio della musica è che tutti possono esprimere pareri e giudizi.
È sufficiente avere due orecchie per ascoltare e una lingua per parlare.
A scuola si cerca – nel limite del possibile – di far usare ai ragazzi le orecchie nella giusta maniera affinando loro l’udito, prima nel riconoscimento dei timbri strumentali poi dello stile dei compositori più significativi.
Per quanto mi riguarda non c’è nulla di maggiormente gratificante di uno studente che ti saluta al termine del percorso di studi.
Ti guarda dritto negli occhi, sa che non ci saranno altre occasioni per ricreare quella lezione in classe, magari noiosa per trenta minuti ma che ad un tratto gli ha acceso la passione e lo ha lasciato così, col sapore di un tempo sospeso che non finirà.
Così come non finirà la tua gratitudine nei suoi riguardi per aver raccolto un testimone.

Non tutti potranno diventare musicisti, qualcuno diventerà un buon esecutore, qualcun altro un buon ascoltatore, tutti però potranno discernere il bello dal mediocre poiché è l’esercizio che conta.
L’esercizio, non il pregiudizio.
Altrimenti si diventa strimpellatori.
Di strimpellatori sono pieni i social, le televisioni, le radio, i luoghi di potere.
Una volta gli strimpellatori si esibivano nei bar, dicevano qualcosa di provocatorio, a voce alta e sguaiata, usando magari parole volgari e bestemmie e tutti gli avventori giù a ridere.
Da ragazzo, quando i bar erano fatti a misura di compagnie, ne ho conosciuti alcuni e ci divertivamo molto a percularli considerandoli per quel che erano: dei fanfaroni.
Oggi lo strimpellatore fa sfracelli, ha acquistato lustro e considerazione.
In ogni àmbito della conoscenza, dal calcio alla medicina, dal diritto all’astronomia, dalla macellazione alla panificazione.
Avviene curiosamente anche nel giornalismo, con firme che prediligono la marchetta e il titolo a sensazione piuttosto che la cronaca.
La semplice e banale cronaca lascerebbe spazio alle considerazioni del lettore; in quest’altra maniera invece il lettore si fa prendere dall’indignazione o – più facilmente – dal disinteresse.
Sarà forse per questa ragione che la carta stampata fa numeri vicini allo zero? Mah, chissà…
Gli strimpellatori sono la voce di questo scorcio di secolo.
Tappiamoci le orecchie, apriamo gli occhi e – se e quando possibile – diciamo la nostra, sottovoce.




