
“La minoranza ha lavorato fino alle tre del mattino per fermare o correggere un’operazione sbagliata. Alcune garanzie per lavoratori, cittadini e controllo pubblico sono state accolte grazie agli emendamenti presentati, ma resta un impianto profondamente critico” queste sono le parole di Emanuele Locci, Presidente del Gruppo di Fratelli d’Italia, al termine della seduta del Consiglio Comunale che ha portato all’approvazione delle delibere proposte dalla Giunta.
Si è concluso quasi alle tre del mattino, dopo una seduta iniziata alle 17 del giorno precedente, il Consiglio Comunale dedicato alle due proposte di deliberazione relative alla gara a doppio oggetto di AMAG Ambiente.
Una discussione lunga e politicamente rilevante, nella quale le opposizioni hanno presentato 62 emendamenti con l’obiettivo di fermare un’operazione ritenuta sbagliata o, quantomeno, introdurre garanzie sostanziali a tutela dei lavoratori, dei cittadini, del controllo pubblico e della trasparenza.
“Quella approvata dalla maggioranza non è una mera scelta tecnica — dichiara Emanuele Locci — ma una scelta politica pesantissima sul futuro di AMAG Ambiente, del servizio rifiuti e del rapporto tra pubblico e privato nella gestione di un settore essenziale per la città. Proprio per questo avrebbe richiesto un percorso più condiviso, più trasparente e fondato su una reale valutazione di tutte le alternative giuridicamente e industrialmente possibili”.
Secondo Locci, il limite principale dell’operazione è a monte.
“L’Amministrazione ha scelto la strada della gara a doppio oggetto come se fosse l’unica via possibile, ma non è stata prodotta una vera analisi comparativa con le alternative. Non è stato dimostrato, con la necessaria chiarezza, perché questa soluzione sarebbe preferibile rispetto ad altri scenari: il rafforzamento della gestione pubblica, una diversa riorganizzazione industriale, forme di collaborazione più circoscritte, una gara per specifici servizi o altri modelli capaci di preservare maggiormente il controllo pubblico. Di fronte a un’operazione di questa portata, dire semplicemente ‘questa è la strada’ non basta”.
Locci contesta anche la base valutativa dell’operazione.
“Abbiamo sollevato il tema di una perizia fondata su dati non aggiornati agli investimenti sostenuti nell’ultimo anno e mezzo e comunque non adeguata, a nostro giudizio, a sostenere una decisione così rilevante. Quando si apre il capitale e la governance di una società pubblica a un socio operativo privato, la valutazione della società, degli investimenti, degli impegni e degli equilibri futuri deve essere inattaccabile. Qui, invece, restano troppe zone grigie”.
Altro nodo centrale riguarda statuto e patti parasociali.
“Il problema non è solo l’ingresso di un privato. Il problema è il peso che quel socio operativo privato potrà avere nelle scelte della società. Dallo statuto e dai patti parasociali emerge un impianto che attribuisce al socio privato un ruolo molto forte nella governance e nella gestione. Non parliamo di un soggetto chiamato semplicemente a portare competenze tecniche: parliamo di un soggetto che entra nella cabina di regia di AMAG Ambiente, nomina l’amministratore delegato, esercita un controllo determinante sulla gestione e rischia di relegare il socio pubblico a un ruolo sostanzialmente marginale. È esattamente su questo punto che avremmo voluto garanzie molto più nette”.
Per Locci, anche la questione degli investimenti resta delicatissima.
“È stato raccontato che il socio operativo porterà investimenti e capacità industriale. Ma bisogna dire con chiarezza che, in un settore regolato come quello dei rifiuti, quei costi sono destinati a essere riconosciuti attraverso il piano economico-finanziario e quindi, in ultima istanza, attraverso le tariffe pagate dai cittadini. Per questo abbiamo insistito sulla necessità di vincoli, controlli, trasparenza e verifiche puntuali. Gli alessandrini devono sapere se stanno davvero ottenendo un miglioramento del servizio o se stanno finanziando, con la tariffa, un’operazione che garantisce ritorni economici al socio privato”.
La minoranza ha ottenuto l’approvazione di alcuni emendamenti, che Locci giudica importanti ma non sufficienti.
“Rivendichiamo il lavoro fatto in Aula. Undici emendamenti accolti introducono correttivi significativi: maggiori garanzie per i lavoratori, maggiore attenzione alla continuità occupazionale, più tutela rispetto alla qualità del servizio, più trasparenza verso il Consiglio Comunale e verso i cittadini, maggiori strumenti di controllo sull’attuazione dell’operazione e sugli impegni che saranno assunti. Sono risultati concreti, ottenuti grazie alla pressione svolta in Aula dalla minoranza e non certo per iniziativa spontanea della maggioranza”.
Ma il giudizio finale resta negativo.
“Quegli emendamenti migliorano alcuni punti, ma non sanano il vizio politico originario. Una cosa è correggere parzialmente un impianto fragile, altra cosa è renderlo accettabile. Per noi questa operazione resta sbagliata nella sua impostazione di fondo”.
Durante la seduta è stata posta anche la questione delle incompatibilità, delle sovrapposizioni di ruolo e dei potenziali conflitti di interesse.
“Abbiamo chiesto chiarezza su una serie di situazioni che, quantomeno sotto il profilo dell’opportunità istituzionale, non possono essere liquidate con superficialità: il presidente del Consorzio nominato lo scorso anno presidente e amministratore delegato di SOGERI, società collocata nell’orbita del gruppo AMAG; il segretario generale del Consorzio che ricopre anche funzioni di segretario generale in Comuni del bacino servito da AMAG Ambiente; il nuovo direttore del Consorzio assunto il giorno prima della deliberazione della Giunta Comunale di Alessandria e pochi giorni prima della deliberazione del Consorzio, peraltro figlio di chi ha svolto e svolge funzioni di segretario generale del Consorzio e di diversi Comuni. Non stiamo formulando condanne personali, ma ponendo un problema politico e istituzionale serio: quando si decide il futuro di una società pubblica e di un servizio essenziale, ogni possibile intreccio di ruoli deve essere chiarito prima, non dopo”.
Locci sottolinea che l’opposizione non ha svolto un ruolo ostruzionistico, ma di merito.
“Per ore abbiamo discusso nel merito degli atti, della governance, delle clausole sociali, del rapporto pubblico-privato, delle tariffe, dei rischi per i cittadini e delle garanzie per i lavoratori. Se alcuni emendamenti sono stati accolti, significa che le nostre critiche erano fondate. Se fosse stata davvero un’operazione perfetta, la maggioranza non avrebbe avuto bisogno di recepire pezzi importanti delle nostre proposte”.
La conclusione è netta.
“Il nostro voto contrario è stato un voto responsabile, non ideologico. Siamo contrari perché questa operazione nasce senza una vera comparazione con le alternative, poggia su presupposti valutativi deboli, attribuisce poteri rilevanti al socio operativo privato, espone i cittadini al rischio concreto di pagare gli investimenti attraverso le tariffe e presenta profili di opportunità istituzionale che avrebbero meritato ben altro approfondimento”.
“Da oggi — conclude Locci — il nostro lavoro continuerà con ancora più attenzione. Controlleremo ogni passaggio: il bando, la gara, i criteri di selezione del socio, gli impegni industriali, le garanzie occupazionali, gli effetti sulle tariffe, la qualità del servizio e il rispetto degli emendamenti approvati. La maggioranza ha scelto di andare avanti. Noi vigileremo perché questa scelta non venga pagata dai lavoratori e dai cittadini alessandrini”.




