
di Dario B. Caruso
È proprio così.
Ascolti un brano, leggi un libro, osservi un quadro e percepisci quello che vuoi percepire in quel momento, non c’è eccezione che tenga.
In questo periodo cercano di abituarci a messaggi vuoti, primordiali, banali e – per questa ragione – devianti ma gli esseri umani hanno la capacità di arrivare a comprendere.
Con impegno ed esercizio.
Quasi tutti, ciascuno secondo i tempi propri.

Prendo una foto.
Una vela in mezzo al mare.
Al primo impatto sono attirato dalla barca. Un viaggiatore solitario, forse. Un ricco imprenditore che si gode una vacanza con la famiglia, forse. Uno team sportivo che si allena per la prossima regata, chissà.
La mia attenzione si sposta sull’oceano. Magari sarà il Mediterraneo ma voglio pensare al Pacifico, un nome che cela uno stato d’animo. Chissà.
Poi sposto l’occhio sulla linea dell’orizzonte e inevitabilmente finisce l’acqua salata e comincia il cielo.
La linea di demarcazione non è netta ma quando sali con lo sguardo puoi vedere l’infinito, le distanze non hanno più importanza.
Pratico questo gioco a scuola, con i ragazzi.
Ascoltiamo una composizione di pochi minuti e poi costruiamo la profondità.
Il detto e il non detto sono due piani che provo a spiegare e, raccontando, ripasso con loro.
Eh sì, è una pratica facile da dimenticare se perdi l’esercizio.
Accade anche con la comunicazione verbale di oggi, veloce e assertiva.
Ascoltiamo parole vuote, parole semplici e parole intense. Non è facile distinguere ma con l’esercizio è possibile.
Mi invito a essere abile a vedere la vela, a spostare l’attenzione sull’acqua e poi a spingermi verso il cielo.
Solo così la foto avrà un senso compiuto.
“In fondo, le persone sono come le stelle: solo se le guardi con attenzione ti accorgi di quanto brillano”
Joël Dicker


